La faida di Scafati scatenata da Muollo con l’omicidio di “Piscitiello” Ridosso

Scritto da , 6 Gennaio 2019
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di Redazione Cronache

La Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Salerno ha depositato le motivazioni della sentenza di 4 condanne e una assoluzione per gli omicidi di Salvatore Ridosso, Andrea Carotenuto e Luigi Muollo e il tentato omicidio di Generoso Di Lauro che sfuggì miracolosamente all’agguato mentre faceva carburante perché la pistola del killer si inceppò. Una mattanza di sangue a Scafati scatenata sia per vendicare la morte di Ridosso sia per il controllo della attività illecite sul territorio in particolare sui videopoker. Un’autentica faida che insanguinò la città nei primi anni del 2000. In Appello erano stati confermati gli 8 anni per collaboratore di giustizia Pasquale Di Fiore, fu assolto per il tentato omicidio Di Lauro, Giuseppe Iorio. Nove anni e 4 mesi per Gennaro Ridosso, rispetto ai 16 del primo grado: il figlio di Romoletto era stato prosciolto per il delitto Carotenuto e caduta l’aggravante mafioso. A Romolo Ridosso, 14 anni, come mandante del delitto di Luigi Muollo e del tentato omicidio di Generoso Di Lauro. Pena scontata di un anno e mezzo (incassando 12 anni e 6 mesi) per ‘o dentista Ferdinando Muollo, che aveva commissionato il delitto di Salvatore Piscitiello Ridosso, fratello di Romoletto. Ridosso e Muollo erano soci in affari presso una società poi litigarono ed ebbe inizio la guerra di camorra. «Luigi Muollo fu ucciso per vendicare Salvatore piscitiello Ridosso- scrivono i giudici nelle motivazioni- su commissione di Romolo Ridosso che si affidò a un esponente del clan De Sena promettendogli una somma dai 50 ai 100mila euro per l’omicidio. Che fu eseguito nei pressi dell’abitazione di Muollo con due pistole di diverso calibro». E per la morte di Salvatore Ridosso fu ritenuto responsabile anche Andrea Carotenuto che a sua volta fu ucciso a Scafati ad ottobre del 2002, sempre su ordine di Romoletto che voleva essere il capo indiscusso dei videopoker in città. Generoso Di Lauro, invece, era finito nel mirino perché era ritenuto vicino al nemico Muollo. Ma dalle dichiarazioni di Romoletto emerge come la ruggine con Muollo sia dovuta «da incomprensioni sulle ingenti somme di denaro pubblico in favore di una società che si occupava di materiale medico della quale Luigi Muollo era il responsabile ma Salvatore Ridosso ne era il socio occulto, poi escluso. E venuto a conoscenza dei soldientrati nella ditta, aveva chiesto la restituzione di decine di milioni di vecchie lire proprio a Muollo». Ridosso era entrato in società pattuendo la sua entrata con l’immissione di 100milioni di lire nelle casse dell’azienda ma ne versò solo 15milioni con un assegno che alla scadenza non era coperto. Anzi, Ridosso si legge avrebbe preteso la restituzione del titolo di credito e 150milioni di lire. Ma Muollo rispose che doveva parlarne con il nipote Luigi. Ridosso reagì duramente dicendo che avrebbe dato degli schiaffi a “Gigino con il giornale e gli avrebbe sparato due colpi alla testa”. La reazione dello stesso Muollo non si fece attendere e nel maggio del 2002, Gennaro Ridosso fu ammazzato a colpi di pistola da Valentino Mansi (giudicato separatamente). E fu Pasquale Loreto, vecchio boss pentito da tempo rivelò ai magistrati che a far scattare la trappola mortale a Salvatore Ridosso fu Ferdinando Muollo che lo chiamò per dargli un appuntamento. Sempre secondo Loreto «Muollo regalò un’auto al nipote Luigi e una motocicletta a Valentino Mansi come ricompensa del loro omicidio». Un clan che nel tempo ha avuto diversi capi, a partire da Romolo Ridosso, per finire ad Alfonso Loreto e Gennaro Ridosso, figlio di Romolo, passando anche per la supervisione di un altro pentito di camorra, Pasquale Loreto, che da località protetta elargiva consigli e prendeva parte dei proventi dell’usura e delle estorsioni. Così nelle motivazioni i giudici hanno ricostruito la mattanza scafatese che si allargò fino ad Angri.

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