La faccia di gomma di Virginia Raffaele

Scritto da , 20 novembre 2017

Successo indiscusso per la comica imitatrice che ha stregato il Teatro Verdi di Salerno, coinvolgendo la platea nelle vesti di Belen.

Di OLGA CHIEFFI

Tutto esaurito per Virginia Raffaele al teatro Verdi di Salerno. Dopo la delusione dei primi due appuntamenti La Strana coppia e Sisters, finalmente una serata intensa e divertente per gli abbonati della stagione di prosa del massimo cittadino. Virginia Raffaele si era immediatamente amare dal grande pubblico in trasmissioni come Amici, Quelli che il calcio e Servizio Pubblico, ma durante l’ultimo Festival di Sanremo è stata una vera rivelazione. Per quattro serate ha, infatti, affiancato Carlo Conti alla conduzione vestendo i panni di Sabrina Ferilli, Carla Fracci, Donatella Versace e Belen Rodriguez e regalando, tra una canzone e l’altra, momenti letteralmente esilaranti. Proprio alcuni di quei personaggi, nati sul piccolo schermo, hanno fanno per la prima volta parte dello spettacolo, dal titolo Performance, che la Raffaele, anche autrice insieme al regista Giampiero Solari, a Piero Guerrera e Giovanni Todescan, ha portato in scena, qui al Verdi. È lo sguardo inquisitore e autorevole di Marina Abramović ad aprire lo spettacolo, colei che si autodefinisce Grandmother of performance art, dialoga così con Virginia imprigionata in un gioco di specchi costituito all’interno della scenografia di tanti pannelli video, un escamotage utilizzato per permettere all’unica protagonista di essere presente sul palco con innumerevoli volti in pochissimi minuti. La forza di Virginia Raffaele è quella di riuscire a entrare anche nell’anima del personaggio imitato, calandosi in una metamorfosi che impressiona per la bravura. Ecco allora che il teatro restituito nell’anagramma “tetro”, pur mancando la “a”, per la criminologa Roberta Bruzzone, che con una lingua di serpente imbratta di rosso la scena (del crimine) citando prima una canzone della Carrà e poi di Tiziano Ferro; citando ancora la Abramovic e la sua esperienza del 1973, con Rhythm 10, performance in cui esplora la ritualità gestuale, riproponendo il gioco russo del coltello, prima di trasformarsi in brillante sciantosa per evocare Francesca Pascale e i suoi intrallazzi con Berlusconi, con un bell’attacco politico alla platea “Un grazie a voi tutti se siamo riusciti ad arrivare qui”. Ed ecco sconvolgere letteralmente la platea con una Belen mozzafiato, tra innumerevoli selfie, per il piacere del pubblico maschile che l’ha vista e accolta addirittura sulle ginocchia. Belen si congeda sulla citazione del “Ritratto di Dorian Gray” e di Oscar Wilde, ossessionata dalla paura della vecchiaia, ottenendo, che ogni segno del tempo compaia solo sulla sua foto della copertina di Chi. Cambio di maschera per una Vanoni irresistibile, che si cimenta con canzoni moderne come Maria Salvador di J-Ax, mentre racconta le sue esperienze erotiche. Uno spettacolo finemente costruito, sul filo dei simboli della maschera, dello specchio, della caducità della vita e della forma, con un repertorio che si è arricchito anche con personaggi di fantasia quali la poetessa trans Paula Gilberto Do Mar e Giorgiamaura, ideale concorrente di un talent targato De Filippi, che fa suo lo slogan “Ho un sogno e voglio sognare, ho un obiettivo e voglio obiettare”. Finale nel segno di Carla Fracci, che vorrebbe le chiavi della città, ma le viene consegnato solo un misero mazzo di fiori. Un’ora e mezza divertente e sorprendente, per alla fine conoscere Virginia per quella che è realmente, uno scricciolo leggerissimo, con un abitino corto bianco, a piedi nudi, pronta quasi a balzare sulla schiena di un cavallo da circo per far le acrobazie, come sua nonna Nelly.

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