La Democrazia cristiana perde il suo ultimo baluardo: è morto Giulio Andreotti

Scritto da , 7 maggio 2013

Un confine labile tra uomo e Stato. Giulio Andreotti ha una storia che non ha eguali all’interno delle Istituzioni. Un uomo politico di governo, il più longevo dalla Costituente, fino a ieri, quando all’età di 94 anni, si è spento, dopo un lungo periodo di malattia, nella sua abitazione. L’ultimo dei grandi della prima Repubblica è andato via. Nella seconda (repubblica), probabilmente, non ci ha mai creduto. «Più che seconda repubblica, tra quercia, margherita ed ulivo, mi pare una repubblica botanica», disse all’epoca. 
Forse la sua carriera politica si è conclusa con la mancata elezione alla Presidenza della Repubblica, con un impegno successivo concentrato tutto sulla sua difesa nei processi che lo vedevano imputato.
Ma da senatore a vita è stato sempre il punto di riferimento di tutti i democristiani. 
Qui a Salerno, Andreotti ha fatto visita più volte. Dalle feste dell’Amicizia, agli appuntamenti a Pontecagnano Faiano, organizzati da Paolo Del Mese, ed ancora a Giffoni, dove da Presidente del Consiglio prese parte alla 19 esima edizione del Film Festival per ricevere il premio Francois Truffaut. 
Ma sono in molti a ricordare le sale strapiene del Capitol e dell’Augusteo, ad ogni appuntamento politico con Andreotti. Nel 1991 è ospite a Ravello, dove riceve il premio per la sua favola: “Un uomo in grigio”. L’appuntamento è organizzato dall’allora assessore al turismo Secondo Amalfitano, poi diventato sindaco della città della Musica. 
Ma in ogni scatto di Andreotti a Salerno c’è Paolo Del Mese, considerato il riferimento territoriale più importante. Fu Del Mese, ad essere suo sottosegretario alle partecipazioni statali nel governo Andreotti VII e fu lo stesso ex deputato a guidare sostanzialmente la corrente andreottiana in provincia di Salerno, in stretta sinergia con Paolo Cirino Pomicino ed Enzo Scotti, i due capicorrente campani. 
Un vero simbolo del dialogo. Così, descrive Andreotti, Renato Cascone, ultimo segretario provinciale della Democrazia Cristiana a Salerno. «Molto riservato, con un altissimo senso dello stato. Uno dei pochi politici – ricorda – che ho visto pagare il conto». «Una persona particolare», prosegue Cascone che dice: «Soprattutto una persona che è riuscita a parlare con tutti, con grandi capacità di mediazione».
Un onore averlo conosciuto. Dice Carmine Salsano, assessore comunale di Cava de’ Tirreni, storico esponente della Democrazia Cristiana. «Una grande figura con la quale ho avuto l’onore di fare politica, insieme ai tanti amici della provincia, tra cui ricordo l’onorevole Franco De Michele. L’ultimo incontro al meeting di Rimini, dove ebbi la fortuna di avere un lungo colloquio con lui. Un riferimento unico per noi democristiani». «Diverse sono state le visite qui in provincia di Salerno», ricorda Salsano: «Abbiamo avuto l’occasione di tranne insegnamento da lui. Sapeva trattare tutti gli argomenti anche con un pizzico di ironia. Il suo insegnamento penso che resti nella storia d’Italia e nell’azione quotidiana della politica italiana. Forse con la sua morte, davvero si è conclusa la seconda Repubblica». 

«Fu mandato a Bari per convicere Moro»
«Mi raccontò che nel 1946 De Gasperi lo mandò a Bari per convincere Moro a candidarsi per la costituente». Giuseppe Pizza, ex sottosegretario all’Istruzione, e segretario nazionale della Democrazia Cristiana, ha tanti ricordi. «Conoscevo Andreotti da 46 anni. Lo incontravo di frequente, per il caffè, nel suo ufficio a Palazzo Giustiniani. Fino a pochi anni fa. Una persona di grandissimo fascino, di grande spessore culturale. I suoi racconti, in ogni incontro, erano ricchi di storia e cultura. Come l’episodio, che non conoscevo di Bari. Fu lui a raccontarmelo». «Più che incarichi di partito, lui aveva una vocazione per gli incarichi di governo», racconta Pizza, «Il suo impegno per il paese è indiscusso, così come le sue qualità». 

 

7 maggio 2013

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