La danza delle Uova

Scritto da , 13 Aprile 2020
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Su di una scatenata hornpipe la coppia deve ballare senza “rompere” le uova. Tradizione medievale era anche un test- prematrimoniale

Di OLGA CHIEFFI

Anche le uova hanno la loro danza. Una tradizione pasquale medievale è quella appunto della danza delle uova, ampiamente documentata nei dipinti d’epoca e nelle testimonianze scritte in varie parti d’Europa. La danza consisteva nel ballare tra una serie di uova variamente posate sul pavimento senza danneggiarle. Un eco della danza è rimasto nell’espressione inglese “walking on eggs” che corrisponde anche al detto italiano “camminare sulle uova” e a quello tedesco (traducibile come “è una danza delle uova”) quando si vuole indicare una situazione complessa, in cui procedere con estrema cautela ovvero agire con prudenza. Passatempo e divertimento per tutte le classi sociali, la “danza delle uova” divenne una delle usanze pasquali più documentate e illustrate a partire dalla fine del XV secolo. Il buffo ballo veniva praticato in occasione della Pasqua da una dama e un cavaliere, i quali, tenendosi per mano, dovevano muoversi attorno a delle uova, poste a terra e inscritte in un cerchio disegnato con dei gessetti, con l’intento di romperne il meno possibile.Una variante della danza raffigurata nel dipinto di Brugel il vecchio aveva a che vedere con un uovo, una scodella e un cerchio tracciato con il gesso: danzando su una melodia suonata dalla viella la donna deve, delicatamente, spostare con i piedi l’uovo per portarlo all’interno del cerchio e poi capovolgere la ciotola in modo da coprire l’uovo. In altri dipinti vediamo che la danza è resa più complicata dalla presenza di vari oggetti sparsi sul pavimento i quali non dovevano essere toccati dai piedi dei danzatori. In una variante praticata anche nei Paesi Bassi i danzatori ingaggiavano una gara a tempo di musica per portare l’uovo al di fuori del cerchio (tracciato molto più in grande) nel minor tempo possibile. Anche se inizialmente si credette che la danza fosse diffusa solo tra i contadini dei piccoli villaggi del XVI e XVII secolo, grazie ad alcune fonti si scoprì in seguito che l’usanza era diffusa anche tra i nobili. La danza delle uova era considerata in Borgogna una specie di test pre-matrimoniale di compatibilità: un centinaio d’uova venivano sparse sul terreno e la giovane coppia avrebbe danzato tra di esse tenendosi per mano; se la danza finiva con tutte le uova ancora integre, allora erano considerati fidanzati e nessun genitore poteva opporsi al fidanzamento. Pare che la danza avesse avuto luogo anche nel 1498 in occasione dei festeggiamenti pasquali a Bresse: Filiberto II di Savoia detto il Bello e Margherita d’Austria (poco più che ventenni) terminarono la danza con successo, ma non furono altrettanto fortunati con il loro matrimonio, perchè Filiberto morì qualche hanno più tardi all’età di ventiquattro anni e la coppia non ebbe figli. Anche in Inghilterra troviamo varie testimonianze di una danza dell’uovo detta egg-hop perchè si balla tutta mediante dei salti, così come viene descritta nella commedia elisabettiana di William Wager “The longer thou livest, the more Foole thou art”.
Alcuni storici ipotizzano che la danza sia arrivata dalla Germania in Gran Bretagna per mezzo delle invasioni sassoni (V secolo). Il passo è lo stesso saltellato che si esegue anche nel gioco della campana detto anche il Gioco del Mondo (in inglese hopscotch game), ovvero l’antico gioco iniziatico del labirinto. Una descrizione dettagliata della danza è riportata da Goethe nel suo romanzo “Wilhelm Meister” così come viene eseguita dalla piccola Mignon, che prima prepara la scena chiudendo le imposte delle finestre e portando quattro lumi agli angoli di un tappeto. “Con ricercata compostezza, prese a camminare avanti e indietro sul tappeto, ponendo le uova a una certa distanza l’una dall’altra, poi gridò di entrare a un uomo della compagnia che suonava il violino. Questi andò con il suo strumento in un angolo, ella si bendò gli occhi, diede il segnale e subito insieme con la musica cominciò, come un meccanismo di orologio caricato, ad accompagnare ritmo e melodia con il battito delle nacchere. Danzava agile, leggera, rapida, precisa. Passava tra le uova e vi si chinava sopra in modo così brusco e sicuro che lì per lì si pensava dovesse calpestarne uno o, in una rapida piroetta, scagliarlo via. Proprio no! Non ne sfiorava nessuno, sebbene si aggirasse tra le file con ogni sorta di passo, stretto, ampio, persino con salti e ancora quasi inginocchiata.“

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