«La corruzione contrasta lo sviluppo»

Scritto da , 7 novembre 2018
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di Red.Pol.

Nella Commissione nazionale – bicamerale, in quanto contiene sia parlamentari sia senatori – Antimafia c’è anche un salernitano. Si tratta del senatore Antonio Iannone, esponente del partito Fratelli d’Italia, facente capo a Giorgia Meloni, di cui è presidente regionale e componente dell’assemblea nazionale e della direzione nazionale. Già assessore provinciale dal 2009 al 2012 e presidente della Provincia di Salerno dal 2012 al 2014, il senatore avrà ora il compito di trasferire agli altri membri della commissione tutte le segnalazioni provenienti dall’intera provincia di Salerno su uno dei temi più delicati e ancora tremendamente attuali dell’intero Mezzogiorno. Un traguardo importante, sia per la Commissione sia perché lei è l’unico salernitano in Commissione. Di cosa si occuperà, nel dettaglio? «Anzitutto voglio ringraziare Giorgia Meloni e il mio par
tito che hanno indicato il mio nome al Presidente del Senato che poi ha svolto le nomine. Non abbiamo ancora la prima convocazione, quando dovremo eleggere il presidente e l’ufficio di presidenza. Naturalmente sono già pronto a partire con il lavoro». Le sue attività sono iniziate sin da subito, partendo proprio dalla Campania. «Già in questi mesi mi sono occupato di diversi casi di giornalisti minacciati da criminalità e microcriminalità che vedono di cattivo occhio l’attività d’inchiesta che viene svolta sui territori. Credo che anche la provincia di Salerno sia un territorio fortemente a rischio, soprattutto nella definizione di un nuovo rapporto tra le criminalità organizzate e anche il mondo della politica, dei colletti bianchi, con infiltrazione negli appalti che sono stati segnalati dal lavoro della precedente Legislatura all’interno della commissione d’inchiesta». Un impegno che nasce anche dalle influenze del passato. «Naturalmente. Posso garantire la mia massima attenzione ed impegno a favore della legalità, nell’esempio che ad un giovane militante quale ero tanti anni fa è venuto da grandi uomini come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche e soprattutto per dare testimonianza d’impegno dello Stato e di chi lo rappresenta nei confronti di tanti cittadini che, in maniera non eclatante ma molto dura, ogni giorno scelgono la legalità, lo Stato, che serve proprio a dettare quel quadro di regole per preservare chi è più debole, ossia chi non assume atteggiamenti di carattere prevaricatorio nei confronti degli altri. Farò in modo che si coltivi la cultura della legalità nel fare il proprio dovere quotidianamente ed essere a disposizione dei territori e di coloro che, nonostante le difficoltà che ci sono ancora, si impegnano e vogliono scrivere una nuova storia della nostra nazione. Sul territorio ci sono già state segnalazioni? «Lavoreremo a 360 gradi, perché oggi le infiltrazioni pervadono molti settori della produzione, dal commercio all’industria agli appalti pubblici. Oggi le criminalità sono camuffate in altre forme rispetto al passato: non è più una criminalità che colpisce con la pistola, o lo è meno di prima, ma ci sono forme di infiltrazione attraverso i colletti bianchi che sono molto molto presenti. Non lo dico io, ma la corruzione in Italia è uno dei problemi principali in termini di contrasto allo sviluppo, è di grave piaga sociale».

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