La cooperativa San Matteo costituita grazie ai fratelli Ventura poi l’addio

Scritto da , 28 Ottobre 2021
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di Erika Noschese

Ci sono i fratelli Ventura, Mimmo (attuale consigliere d’opposizione) e Giosué dietro la cooperativa San Matteo. O almeno c’erano. La cooperativa, finita al centro dello scandalo per l’audio di Gianluca Izzo, moglie di Alessandra Francese, prima dei non eletti con i Progressisti per Salerno, non solo è nata grazie ai Ventura ma ha dato lavoro alle loro famiglie: la moglie di Mimmo (in occasione delle elezioni comunali si è candidato con Fratelli d’Italia risultando il primo degli eletti) ha lavorato per 16-18 mesi nella cooperativa mentre il fratello Giosué ha svolto, per la stessa cooperativa, per dieci anni le mansioni di caposquadra fino a quando venne licenziato a seguito dell’intervento di Giuseppe Ventura in consiglio comunale. Racconta tutto Vittorio Zoccola, durante gli interrogatori per far luce sul sistema Salerno e i presunti appalti truccati, anche dell’accordo tra la politica e i presidenti delle cooperative, il sostegno alle elezioni in cambio di aiuto concreto in occasione di bandi e per la stesura delle delibere da portare in giunta per l’approvazione definitiva. Il consigliere uscente Peppe Ventura, durante un consiglio comunale censurava le modalità di affidamento degli appalti da parte del Comune.
E proprio questo passaggio avrebbe provocato la rottura tra la cooperativa e i Fratelli Ventura. Nella rete delle cooperative finisce anche Dario Citro che oggi gestisce il centro di recupero La Tenda. E’ lui, infatti, a guidare la cooperativa Eolo ed ha – stando a quanto riferisce Zoccola – autonomi riferimenti nella politica cittadina, con collegamenti anche a livello nazionale. “Ha un suo personale prestigio politico che non lo rende bisognevole di contatti locali”, ha chiarito il dominus delle coop. Zoccola attualmente non è a capo né di Terza Dimensione, affidata alla nuora, né di 3 S, presieduta dalla moglie eppure, in entrambe le cooperative, lui ha un ruolo fondamentale: “Organizzo gli operai, do consigli, risolvo problemi organizzativi”, ha spiegato durante gli interrogatori, evidenziando che lavora nell’ambito delle coop dal ’70 e frequenta il Comune di Salerno dal 1979. Questo, gli permette di conoscere tutti. “Dal 2016 a Salerno non ne capisco niente, sono subentrati personaggi come Caramanno e Ventura”, ha detto ancora dinanzi ai pm. La vicenda si riallaccia inevitabilmente anche alla proroga per gli affidamenti dei servizi, decisione contestata dallo stesso Zoccola che chiedeva bandi e non proroghe. E proprio l’ultima proroga, quella di dicembre, ha messo il ras di fronte alla scelta di lasciare il centro sinistra per sostenere la coalizione di centro destra e, in occasione delle elezioni comunali, il candidato sindaco Michele Sarno.

Vittorio Zoccola denuncia Nobile per turbativa d’asta, poi l’Anac

Turbativa d’asta. Con questa ipotesi d’accusa, nel 2017, Zoccola denuncia Roberto Nobile, il rup del Comune di Salerno, autore delle segnalazioni all’Anac per quanto riguarda gli illeciti negli appalti tanto da spingere l’amministrazione a trovare soluzioni in extrems. Nobile – a detta di Zoccola – aveva ammesso ad una gara una cooperativa che non aveva i requisiti, dopo verne respinta un’altra che era nella stessa situazione. “Non ricordo se il biglietto con cui chiedevo la rimozione di Nobile dovevo darlo al sindaco o al presidente della Regione, volevo segnalare le anomalie presenti nel Comune di Salerno”, ha detto il ras. Dopo la denuncia, Nobile avrebbe fatto la segnalazione all’Anac i rapporti di parentela “tra me, mio miglio e mia moglie”. Le proroghe, per Zoccola, sono state un problema: “dipendevano dalla cattiva gestione del Comune, dall’errore di De Luca che ha dato la gestione al figlio Piero e al suo cerchio magico, Caramanno, Luciano e Loffredo.

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