La chitarra virtuosa di Carlo Fierens

Scritto da , 26 aprile 2015
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Questa sera, alle ore 19,45, il rècital del chitarrista ospite dell’Associazione “A.Vivaldi” di Sapri nel nuovo auditorium “C.Pisacane” di Sapri

 

Di OLGA CHIEFFI

Un nutrito cartello di associazione, dalla “Alirio diaz” di Roma a “La casa di Pitagora” di Vibonati, da “Le Camenae” di Castellammare di Stabia al sodalizio “Leopoldo Mugnone” di Caserta, sino ai “Suoni del Piceno” di San Benedetto del Tronto, animeranno il maggio saprese, sotto l’egida dell’Associazione ospite , l’Antonio Vivaldi del Presidente Giovanni Marotta. Ben otto gli appuntamenti nell’auditorium “Carlo Pisacane” che ci accompagneranno sino al 7 giugno. Si inizierà proprio stasera quando i riflettori si accenderanno, alle ore 19,45, sul chitarrista Carlo Fierens, gioiello del Conservatorio “F.A. Bonporti” di Trento e figlio d’arte padre Guillermo, di origini argentine, è considerato uno dei principali chitarristi al mondo e definito l’erede del grande Segovia. Programma altamente virtuosistico quello che proporrà il giovane strumentista  a cominciare dal Rodrigo di “Invocacion y danza”, il suo personale omaggio a Manuel de Falla con  la citazione da Introduzione e Scena, cioè il leitmotive de “El amor brujo” di Falla, ma anche dall’Homenaje per chitarra e dal brano intitolato “El polo” di Isaac Albéniz dalla Suite per pianoforte intitolata “Iberia”, quasi una parafrasi. Un passo indietro con la Fuga  tratta dalla sonata per violino solo in Sol minore BWV 1001 di Johann Sebastian Bach, trascritta da Bach anche per liuto (in sol minore) e per organo (. L’esposizione della Fuga, come è prassi, presenta tutti i materiali utilizzati: il soggetto a note ribattute, molto interessante sotto il profilo della distribuzione ritmica del disegno, con il suo controsoggetto a crome staccate e una successione scorrevole di note veloci, utilizzate per i cosiddetti “divertimenti” della Fuga, gli episodi in cui il soggetto non è presente. Seguirà “Un sueno en la floresta”, un davvero inquietante esercizio in tremolo, per poi ascoltare di Fernando Sor, le Variazioni di un’aria di Mozart. Sembrerebbe inconfutabile che Sor derivi la melodia dal tema Das klinget so herrlich, das klinget so schön, tratto dal Zauberflöte di W.A. Mozart (tradotta con “O cara armonia”), molto gettonata dai musicisti del tempo, grandi e minori, chitarristi e non. Senza dubbio ciò si è verificato grazie alla bellezza dell’opera in generale e, come già detto, alla sua enorme diffusione in tutti i grandi teatri d’Europa. La tonalità predominante della composizione è il Mi maggiore (solo la variazione II è in Mi minore). Essa si colloca appieno nel filone strumentale di inizio Ottocento che, specialmente in ambito chitarristico, faceva delle variazioni su temi operistici il mezzo musicale per lo sfoggio di un’esuberanza tecnica di stampo virtuosistico. Il brano, poco strutturato da un punto di vista armonico, è stato a lungo interpretato dai chitarristi come classico “pezzo di bravura”. E siamo al Niccolò Paganini del ventiquattresimo capriccio in la minore, che è anche il più complesso, composto nello stile del “tema con variazioni”, il cui tema viene esposto riproponendo praticamente tutte le difficoltà tecniche presentate nei precedenti ventitré capricci. Gran finale con il piccolo Paganini della chitarra Giulio Regondi con Introduction et Caprice op. 23, definito da Gilardino “il miglior brano scritto per chitarra nell’epoca romantica”, caratterizzato da un magistrale uso della tessitura armonica nell’introduzione in mi maggiore, da cui si apre poi lo sviluppo vero e proprio (il capriccio in mi minore) nel quale, per chiudere con maestria l’elaborazione motivica di gradevole impronta romantica, egli utilizza l’ampio vocabolario degli elementi idiomatici della chitarra prima della Gran Jota di Francisco Tarrega brano virtuosistico e di grande effetto che strapperà l’applauso del pubblico in sala.

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