La chitarra virtuosa di Andrea De Vitis

Scritto da , 18 marzo 2016

 

Questa sera, alle 19,15, il pluripremiato chitarrista si esibirà nell’auditorium “Carlo Pisacane” di Sapri, ospite dell’Associazione “Antonio Vivaldi”

Di OLGA CHIEFFI

L’ospite di prestigio dell’Associazione “Antonio Vivaldi” di Sapri di questo venerdì che introduce il weekend della settimana santa, sarà il pluripremiato chitarrista Andrea De Vitis. Un virtuoso non certo nuovo al pubblico saprese che lo ha applaudito sin da giovanissimo e che stasera lo rincontrerà alle ore 19,15 nell’auditorium “Carlo Pisacane” . La scaletta allestita dal chitarrista, sarà un viaggio appassionante tra ‘800 e ‘900,dove il solista si destreggia con grande versatilità di stili e di temi tra le culture musicali dell’Europa intrecciando pagine di compositori che hanno saputo guardare anche oltreoceano, in particolare al SudAmerica e alcuni grandi nomi di area francese e italiana. La serata verrà inaugurata da tre minuetti di Fernando Sor, forse, il più importante chitarrista dell’Ottocento, che esalta alcuni motivi tecnici propri dello strumento, senza trascurare gli aspetti più squisitamente espressivi della musica, per poi ascoltare delle miniature, quattro pagine di Johann Kaspar Mertz An Malvina, Scherzo Sehnsucht da “Bardenklange”, letteralmente i suoni dei Bardi, brani di carattere descrittivo, che ci riporta a pensare a certa musica di Robert Schumann, per chiudere il portrait con la Fantaisie hongroise op.65  Omaggio a Mario Castelnuovo-Tedesco con No hubo remedio tratto dai Caprichos de Goya op.195. Nei Caprichos il linguaggio di Castelnuovo-Tedesco, stimolato dall'intensa partecipazione ai soggetti di Goya, possiede un'inconsueta forza di carattere. Anche la ricerca armonica risulta piuttosto densa e complessa, un fattore che arricchisce notevolmente il pregio delle linee melodiche, punto sempre saliente nell'inventiva del compositore italiano. Lo stile, come è ovvio, non si discosta dall'estetica romantica, ed anche per tale ragione possiamo considerare quest'opera un saggio, seppure molto tardivo, di un genere espressivo che è mancato in pieno alla chitarra tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del nostro secolo. Castelnuovo-Tedesco ha saputo, anche con altri suoi lavori, colmare questa lacuna, e così ha riscosso tra i chitarristi quel successo che non ha raccolto altrove, come conseguenza dell'appartarsi tra le pieghe del passato, rifiutando sdegnosamente di seguire le orme dei suoi contemporanei. Si vola in Sud America con Agustín Barrios famoso per la tecnica del tremolo, con “Una limosnita por amor de Dios, Vals en re menor e un Estudio de concierto. Gran finale con due cavalli di battaglia di Andrea De Vitis, le Variations sur un thème de Skrjabin di Aleksandre Tansman, di spettacolare invenzione e intensità e, in coclusione, di Francisco Tàrrega un Preludio e la Fantasia sobre la Traviata. Questa volta i temi non sono sottoposti a un processo sistematico di variazione, e il loro trattamento è per molti versi più libero. In generale, si può notare un interesse marcato per lo sfruttamento di tutte le risorse che distinguono la chitarra dagli altri strumenti. Un primo esempio si trova già nella terza battuta: il tema fondamentale dell’opera (per intenderci, quello che nel secondo atto diventerà "Amami Alfredo ") viene affidato agli armonici, un’estetica influenzata soprattutto dall’imponente pianismo di Franz Liszt, che a partire dagli anni Trenta divenne una sorta di ’personificazione’ del virtuoso per eccellenza. 

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