La Capannina simbolo di una città musicale che guardava ai giovani

Scritto da , 9 ottobre 2017

Di OLGA CHIEFFI

La scomparsa di Matteo D’Amato, patron de’ La Capannina, locale capofila del by night della litoranea salernitana lascia affiorare insistente, un coacervo sottile e nostalgico di emozioni, colori, profumi, vivificati dall’ascolto di una specie di racconto, un filo di storia iniziata in quel lontano 1966, intenso “pieno”, parte di una Salerno artistico e musicale che proprio in quello spazio ha iniziato la sua carriera. A quei tempi si viveva l’atmosfera classica del night, fatta di glamour, tacchi a spillo, brillantina, smoking, luci soffuse, parole “azzeccose” e buona musica, “suonata” e “cantata” per davvero. Il ricordo è quello di Claudio Tortora, allora giovane promettente che si esibiva con il gruppo dei “Volvox” “Erano dei tempi belli quelli – racconta il patron del Premio Charlot – in ogni garage e sottoscala di Salerno si sentiva suonare e cantare, si provava tantissimo. Erano gli anni in cui anche la musica seguiva la voglia dei giovani di riunirsi, di fare esperienza nel gruppo e in gruppo di indirizzare la propria vita nel sociale, di considerare la casa solo un ricovero e i genitori che l’abitavano dei “matusa”. Don Matteo D’Amato era molto aperto e offriva spazio ai giovani. In città c’erano diversi locali, il Copacabana, La Stiva, il Vengo anch’ io e, appunto, La Capannina, che ospitavano a turno i vari gruppi dell’ epoca, “Gli Astrali”, “Le Vecchie Volpi”, “I Falpalà”, “I Brummels”, “i “Sinners”, i “G Man”. Si suonava il sabato dalle 21,30 alle 3 ed era la giornata dedicata alle persone mature, mentre la domenica l’orario era dalle 18,30 alle 22,30 ed era la session dedicata ai giovani. Quindi –continua Claudio Tortora – il repertorio doveva essere abbastanza vasto, dalla musica propria del night alla Bongusto, alla Peppino Di Capri, si passava alla bossa, ai gruppi italiani dell’ epoca Dik Dik, Camaleonti, Nomadi, i Giganti, sino ai nomi internazionali degli anni ’60, come i Beatles, nonché il repertorio sudamericano e caraibico. Ogni gruppo aveva una caratteristica diversa e tutti lavoravano e ognuno aveva i propri fan che praticamente li seguivano di locale in locale e i componenti del complesso erano i cosiddetti “pr” moderni”. Tante le riletture dei diversi gruppi nella evoluzione di questo locale da cui sono emerse l’amore per i temi e i diversi generi musicali. Romantici, politici, ballabili, gli eventi che hanno raccontato della vita, di tanti giovani, che celebra il ritmo del corpo, musica strutturata per raccogliere energia, per comunicarla, “dividerla” e restituirla collettiva attraverso la danza. “Un grande conoscitore della Notte – ha affermato Armando Maffei ex patron del Camino Real – con il locale di Don Matteo è principiata la movida in litoranea. La Capannina è stata il palcoscenico di tantissimi cantautori e artisti nazionali, da Mina a Baglioni, Riccardo Cocciante, Lucio Dalla, Suzi Quattro, Mike Francis, Pino Mauro, Nino D’Angelo, Anna Oxa, fino al divertimento moderno, ma sempre di altissima qualità, con i massimi dj internazionali e ospiti Vip”.

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