La caduta del muro di Napoli

Scritto da , 22 febbraio 2017

di Andrea Pellegrino

L’idea del «muro di Napoli» non va. La proposta di blindare il corridoio che ospita la sede delle commissioni e le stanze consiliari non ha avuto esito positivo da parte del responsabile del servizio manutenzione patrimonio edilizio Giancarlo Savino, perché – si legge testualmente – «in contrasto con il regolare e previsto deflusso attraverso le viedi esodo e pertanto non attuabile». L’idea del sindaco Napoli prevedeva la chiusura del corridoio centrale con due «infissi opposti tra loro e con apertura dotata di maniglione antipanico». Questo, secondo il primo cittadino, «per garantire riservatezza e tranquillità nel lavoro delle commissioni consiliari». Ma nulla da fare, sotto il profilo tecnico. Napoli dovrà pensare ad un altro escamotage per impedire l’accesso a qualcuno, al terzo piano. Tra l’altro, ricordiamo, l’accesso a Palazzo di Città è già controllato da agenti della polizia municipale proprio all’ingresso principale. Nei vari piani, vale lo stesso, con la presenza del personale comunale preposto alla vigilanza e controllo degli accessi. Al terzo piano, inoltre, oltre alla stanza delle commissioni, sono presenti anche i gruppi consiliari con tanto di possibilità, da parte dei consiglieri comunali, di ricevere cittadini, professionisti e colleghi politici. In pratica, nonostante le porte blindate, il viavai contestato dal sindaco (ed anche da alcuni esponenti della maggioranza), potrebbe restare così come è. Meglio, dunque, risparmiare lavori e fondi comunali. Nell’era dello streaming, tra l’altro, Salerno si conferma sempre più come un terra di segreti. Basti pensare che anche sugli atti della commissione trasparenza, benchè le sollecitazioni del presidente Cammarota, è stato posto il “segreto comunale” nel mentre, in altre realtà, si aprono addirittura le porte di tutte le commissioni.

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