L’ addio a Guido Roma

Scritto da , 24 settembre 2017

L’ingegnere canottiere Stella d’oro al merito sportivo si è spento nella sera di ieri. Nel pomeriggio di domani 25 settembre, nella chiesa di Sant’Agostino alle ore 15,30 il rito funebre

Di Olga Chieffi

Se ne è andato nella serata di ieri l’ingegnere Guido Roma, rapidamente, da “giusto”, in un giorno particolare, mentre si scontravano gli armi di Oxford e Cambridge nella fontana dei Delfini della Reggia di Caserta, i piccoli atleti dell’Irno disputavano il trofeo Coni, e alla vigilia del mondiale assoluto di Canottaggio che prenderà il via proprio oggi in Florida, a Sarasota. I ricordi si affollano, tra i racconti, le sfide sostenute sin dagli anni ’50, con la fiamma biancorossa sulla canottiera, su ogni tipo d’acqua, a cominciare dal mare sul due senza insieme all’indimenticato Matteo De Crescenzo, in quel duro primo dopoguerra, quando si ricominciarono a mettere le barche in acqua, agli ordini del presidente Bellelli, in seguito nel disastroso mandato del Presidente Tortorella, che lo vide indossare la maglia del Circolo del Remo e della Vela Italia. Di lì la carriera di Guido tra remi e pagaie è stata lunghissima, sino a sei anni fa, quando crediamo l’ abbiano “fermato” a forza. Della sua lunga carriera, si ricorda la discesa del Po in miniskiff: partito da Torino arrivò a Chioggia in quattro giorni, percorrendo 440 chilometri a remi. Un’impresa simile a quella realizzata qualche anno dopo quando da Salerno remò fino a Capri, percorrendo in barca anche il ritorno. Più volte campione master sia in skiff che in kayak, ultrasettantenne, ha ottenuto il primato italiano assoluto al remo-ergometro, con il tempo di 2 ore 40’ e 15” netti, sulla distanza di km. 42,195, detenuto in precedenza da un trentenne, nonché nel 2004 è stato anche vicecampione italiano master dei 400 metri piani, ricalcando le piste di atletica leggera. Guido Roma, da ingegnere edile è stato un fine progettista sportivo, suo è il Palazzo dello Sport di Salerno, nonché un prototipo del remo a mannaia che vediamo oggi in uso su tutte le barche di canottaggio, conservato proprio nel Circolo Canottieri Irno, da lui realizzato. Pluridecorato dell’impegno motorio, nel 1977 gli è stato assegnato “Il Vincente”, premio del Panathlon International, e dirigente vulcanico, sua l’idea di un Museo della Canoa, è stato anche uno dei tedofori che, a Salerno, impugnò, infatti, la fiaccola olimpica per le Olimpiadi invernali di Torino 2006, nel suo passaggio in Campania. Imprese queste, riconosciute dal Coni che nel 2011 l’ha insignito della Stella d’Oro al merito sportivo e nominato anche presidente di questa prestigiosa associazione di sportivi stellati per il loro indefesso impegno nella divulgazione dei valori buoni dello sport. La sua passione è stata trasmessa ai suoi figli, l’indimenticata Roberta, Simona e in particolare a Fabiano, prima canottiere, quindi vice presidente della Federazione Italiana Canoa Kayak, che abbracciamo insieme alla sua famiglia. Domani pomeriggio, alle ore 15,30, il rito funebre nella chiesa di Sant’Agostino.

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