L’ abbraccio di Acerra a Giovanni De Falco

Scritto da , 26 giugno 2015

 

Serata emozionale per il Maestro che ha festeggiato le nozze d’oro con la musica, ricordando il padre Alfredo, circondato dall’affetto di diverse generazioni di allievi

Di GESSICA VIVIANI

I cinquanta anni di attività musicale del maestro Giovanni De Falco sono stati festeggiati nella sua città natale, Acerra, in un clima di affetto e di riflessione, due percorsi che più volte si sono intersecati, data la complessità della figura del maestro. La serata ha preso avvio con l’omaggio dell’ensemble di clarinettisti dell’Accademia De Falco che, dopo l’inno nazionale, hanno presentato due brani che hanno scaldato l’ambiente, introducendo alcuni filmati preparati da allievi di antica data. Un trancio di storia sono state le immagini del maestro, da piccolo clarinettista nella banda cittadina ad esecutore a Salisburgo, a coordinatore di ensemble. Le istituzioni cittadine sono state rappresentate in prima misura dall’assessore alla Culture Tito D’Errico, che, pienamente recependo il clima della serata, ha sottolineato come “ senza cultura non si costruisca una comunità” e De Falco “è per la città di Acerra un punto di riferimento culturale proprio della Storia della città”. Alcuni filmati, poi, hanno ripercorso la carriera artistica del maestro, soffermandosi sui concerti tenuti nelle celebrazioni mozartiane a Salisburgo o sulle collaborazioni, ad esempio, con il “Quartetto moravo” o “I solisti di Salisburgo”. Non potevano mancare i saluti degli allievi più recenti e l’omaggio sentito di quelli di più antica data, ormai affermati maestri, per i quali ha parlato il maestro Marchetta, leggendo articoli di riviste degli anni novanta del Novecento. Aniello D’Iorio, amico di antica data, ha ripercorso tra affetto e fatti la carriera di Giovanni De Falco, inquadrandolo dal punto di vista del docente, del concertista, del musicologo e del saggista, evidenziando la qualità prevalente del maestro nell’essere un grande didatta, come testimoniano le numerose masterclass tenute negli anni. Per queste ultime, ha precisato D’Iorio, “De Falco conduce una preparazione particolarissima che include per ciascun brano la conoscenza storica, musicale, l’evoluzione dello strumento e della musica stessa, le influenze culturali e affettive dei compositori, fino alla conoscenza delle loro più intime vicende umane. Una composizione, insomma, diviene un messaggio che deve essere trasmesso come avrebbe voluto l’autore”. De Falco ha preso la parola con toni familiari ricordando per il suo primo maestro, Giovanni Di Costanzo; il pensiero è volato, poi al padre Alfredo, cui il maestro dedicava la serata, che intuì, da grande appassionato di musica, le qualità del figlio. E poi: la prima uscita in banda l’otto aprile 1966; lo studio al conservatorio di s. Pietro a Maiella in Napoli, gli incarichi in vari conservatori di Musica, i concorsi nazionali e internazionali, la collaborazione col Teatro di s. Carlo, fino al ritorno, da docente al conservatorio di musica napoletano. De Falco ha voluto rimarcare come nella maturità lo studio extra musicale ha contribuito ad accrescere la sua cultura, necessaria a meglio comprendere la musica e il suo rapporto con le società di ogni tempo. Il prof. Aniello Montano, filosofo, ha ricordato come la musica, che accompagna l’uomo dalla nascita, “è lo spirito di un popolo”, rappresentandolo nei canti nazionali, come fu, ad esempio con “La Marsigliese”, o sostenendo le passioni politiche: “la musica rappresenta i rapporti sociali e accompagna l’umanità nel suo percorso”, esprimendo realmente il tempo in cui è prodotta.  La consegna delle targhe ha nuovamente richiamato i meriti di De Falco, quella dei giovanissimi allievi che hanno riconosciuto un debito verso il loro Maestro, e quella del Sindaco Raffaele Lettieri, che ha richiamato a motivo d’onore che il maestro sia nato ad Acerra, città nella quale si è impegnato a fare istituire un liceo musicale che rinverdisca la tradizione musicale acerrana che ha avuto molti maestri di conservatorio ed alcuni grandi concertisti. Non poteva concludersi che con un brindisi e un dolce una serata vissuta come in famiglia in cui era palmare la partecipazione di tutti i presenti, ma, immaginiamo, il futuro recherà altre sorprese, come è d’abitudine per il vulcanico Maestro. Gessica Viviani    

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