Italicum: ecco il proporzionale dal premio “impossibile”

Scritto da , 26 gennaio 2017

di Andrea Pellegrino

Ne esce un sistema proporzionale. Benché sia stato salvaguardato un premio di maggioranza che conquista la lista o il partito che raggiunge almeno il 40 per cento dei voti. La Consulta taglia il ballottaggio e la possibilità di pluricandidature per i capilista che restano, però, bloccati. Dunque, sostanzialmente, la Corte Costituzionale salva – anche alla luce dell’attuale conformazione partitica e politica – l’impianto proporzionale della legge elettorale. L’Italicum è immediatamente applicabile, inoltre, per i giudici dell’Atra Corte. Dunque, se si dovesse andare a votare con l’attuale sistema elettorale, risultante dalla sentenza della Consulta, si avrebbe un modello proporzionale ma corretto alla Camera, mentre per il Senato vale un sistema strettamente proporzionale, senza premio di maggioranza, il cosiddetto Consultellum. «Paradossalmente – spiega Angelica Saggese, senatrice del Pd – è più maggioritario il sistema del Senato che quello della Camera dei Deputati. Penso che i due sistemi vadano armonizzati ma resto dell’idea che si debba andare al voto il prima possibile». Le due leggi elettorali (Camera e Senato), infatti, difficilmente consentirebbero di avere un unico vincitore certo la sera delle elezioni. Al Senato, infatti, il Consultellum favorisce le coalizioni, mentre alla Camera l’Italicum rivisto e corretto dalla Consulta premia il singolo partito, purché arrivi al 40 per cento.

Capilista bloccati. Restano i 100 capilista bloccati scelti dai partiti e ciascun partito può presentare non più di 6 -7 candidati per collegio. Il resto dei candidati vengono scelti con le preferenze, con l’alternanza di genere, fino a un massimo di due. Resta la possibilità per i capilista di candidarsi in più collegi. La Consulta ha però bocciato, in quanto incostituzionale, la libertà assegnata al capolista di scegliere in quale collegio essere eletto. Dunque, è consentita la candidatura multipla per i capilista, ma fino a un massimo di dieci. Se vince in più collegi si procederà con il sorteggio.

Collegi. Il territorio italiano viene suddiviso in 20 circoscrizioni, a loro volta suddivise in 100 collegi. In Campania ne sono dieci. Due per la provincia di Salerno: Campania 09 che raggruppa i collegi uninominali di Salerno centro, Salerno – Mercato San Severino, Cava de’ Tirreni, Scafati, Nocera Inferiore; Campania 10 che, invece, raggruppa ex uninominali di Battipaglia, Eboli, Sala Consilina e Vallo della Lucania. Al Senato, invece, sono venti – uno per ogni regione – più il collegio estero.

«La sentenza della Consulta – dice Tino Iannuzzi, deputato del Partito democratico – che dovrà naturalmente essere letta con attenzione in ogni aspetto non appena saranno pubblicate le motivazioni, fornisce indicazioni molto precise ed importanti sulla legge elettorale. Ora devono finire tatticismi e rinvii. Riproponiamo, pertanto, come Partito Democratico, con forza e con immediatezza il Mattarellum con collegi uninominali (già oggi delimitati e fissati) e con criterio maggioritario per il 75% dei seggi ed una quota di recupero proporzionale per il restante 25% dei seggi. Avremo così, in ogni collegio parlamentari scelti dagli elettori, con un forte impulso per candidati espressione di ciascun territorio, per la formazione di coalizioni e con costi ridotti di campagna elettorale. Ora non sono possibili più “meline” degli altri partiti e rapidamente se c’è la volontà si possono approvare due leggi omogenee per Camera e Senato. Altrimenti si ritorna al voto con le leggi che derivano dalle indicazioni vincolanti delle due sentenze della Corte Costituzionale, quella del 2014 per il Senato (il cosiddetto Consultellum) e quella di oggi per la Camera». Favorevoli al voto subito Beppe Grillo, leader del Movimento 5 stelle: «Non ci sono più scuse, ci presenteremo agli elettori senza fare alleanze con nessuno e puntiamo al 40%». Voto subito anche per Matteo Salvini, segretario della Lega Nord ed anche per Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Anche Matteo Renzi spinge per votare già a giugno ma non con la legge uscita dalla Consulta bensì con il “Mattarellum”. «Per noi bisogna andare a votare subito», conferma infatti il capogruppo del Partito democratico alla Camera, Ettore Rosato, che è sulla stessa linea del vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini. E dalla Campania, anche il centrodestra si muove sull’idea della chiamata alla urne già dalla prossima primavera. “Io mi chiedo se il governo del Pd abbia mai fatto qualcosa di costituzionale fino ad ora. Un fallimento completo, date le dimostrazioni. Noi di Fratelli d’Italia riteniamo e ribadiamo che bisogna andare subito al voto con qualunque legge elettorale”. A sottolinearlo è proprio il presidente regionale di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, che conferma quella che è la linea adottata dalla “sua” leader. Il salernitano Iannone ha poi continuato: “Ma noi, con Giorgia Meloni, oltre a dirlo lo facciamo. Infatti saremo in piazza a Roma già da questo weekend. Partiranno degli autobus da tutta la Campania e 7 solo da Salerno e provincia”. Poi Iannone ha concluso: “L’Italia non può più aspettare. E’ evidente in ogni caso che c’è un conflitto all’interno dello stesso partito democratico, molto forte. Paolo Gentiloni vorrebbe tirare a campare, mentre Renzi vorrebbe andare al voto per dimostrare di potercela fare, ma forse è stesso lui conscio di non farcela, solo così però potrà continuare a tenere le redini del partito”.

Consiglia