Italia Nostra e No Crescent: «Smonteremo O’ sistema»

Scritto da , 11 Aprile 2013
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L’ultimo round è partito ieri mattina. A meno di una settimana dall’udienza finale sul Crescent al Consiglio di Stato (fissata per martedì 16 aprile), ieri mattina Italia Nostra e No Crescent hanno messo in campo le ultime mosse per smontare “O sistema”. Un reportage di tutta la lunga ed intensa attività svolta negli ultimi anni e un nuovo esposto riepilogativo alla Procura della Repubblica, ed in particolare all’attenzione del pubblico ministero Valenti, che ormai da due anni ha un fascicolo aperto sul caso Crescent. La complessità della vicenda è indiscussa e i fascicoli che riempiono ormai Palazzo Spada sono ricchi di documenti, atti, e non ultimo delle verificazioni imposte dallo stesso Consiglio di Stato. Ed ora che la partita giunge al termine, Italia Nostra e No Crescent sono prontissimi e soprattutto fiduciosi che le loro ragioni prevalgano, rispetto alla costruzione della mezza luna di Bofill. Loro racchiudono tutto in Minima Moralia, “‘O sistema” al tempo dell’ecomostro del Crescent. «E’ il titolo di un dossier più appropriato – dicono – che vuole rappresentare il sistema che si è svelato tra le carte di un progetto urbanistico che svende il demanio marittimo in favore di pochi speculatori». E nel dossier redatto da Pierluigi Morena, dall’architetto Enzo Strianese e dall’avvocato Oreste Agosto c’è tutta la storia. La stessa tradotta in atti, perizie e documenti al vaglio dei giudici amministrativi e di quelli penali. In procura a Salerno, infatti, ci sono a firma del Comitato sedici esposti e con quello presentato l’altro ieri, diciassette. Un numero enorme, a tal punto, dicono da «segnalare il caso Salerno anche al Consiglio Superiore della Magistratura».
Il 16 aprile la data decisiva. Ma all’esame ci sarà il corpo centrale del Crescent, già abbondantemente innalzato, nonostante le cautele chieste dallo stesso organo di giustizia amministrativa, all’atto dell’ordinanza delle verificazioni. Una vicenda che s’interseca con la costruenda Piazza della Libertà, al momento sequestrata su disposizione della Procura della Repubblica, per un incidente probatorio, resosi necessario dopo i crolli che hanno interessato una parte del cantiere. Sulla Piazza ci dovrebbero essere aperti due fascicoli: l’uno proprio sui crolli (che hanno portato ad una perizia disposta dalla stessa autorità giudiziaria, a firma dell’architetto Boeri) e un altro, con molta probabilità aperto pochi giorni fa e che ha già portato all’acquisizioni di atti presso il Comune di Salerno e gli uffici delle ditte incaricate della progettazione e dell’esecuzione della mega piazza sul mare. In quest’ultimo caso, l’indagine condotta dalla Guardia di Finanza ipotizza reati di turbativa d’asta. Insomma sull’appalto e, con molta probabilità, sulla variante approvata in corso d’opera (che ha quasi raddoppiato il valore economico dell’intervento) dalla giunta De Luca. «In questi anni con il comitato No Crescent – dice Raffaella Di Leo, presidente di Italia Nostra Salerno – abbiamo studiato, portato avanti ricorsi e informato la città e l’intera nazione di cosa sta accadendo nella città di Salerno. Abbiamo informato anche la Procura di tutto di ciò che abbiamo riscontrato. Il nostro ruolo è finito e attendiamo ora l’esito dell’udienza»
L’ultimo esposto. «O si archivia o si procede», l’aut aut del Comitato No Crescent che lancia l’allarme: «C’è il serio rischio che il reato vada in prescrizione». Nel fascicolo, aperto dal Pm Valenti ci sono tre iscritti sul registro degli indagati: il sindaco De Luca, l’ex soprintendente Zampino (noto per il silenzio assenso sull’opera Crescent) e l’allora dirigente del Comune, Criscuolo (oggi passato a Palazzo Sant’Agostino). Il reato ipotizzato è abuso d’ufficio in concorso. «Un reato – spiegano i legali Morena ed Agosto – che va in prescrizione dopo sette anni». A conti fatti, dunque, al momento sono due anni (con numerose proroghe d’indagine, giunte al limite consentito) che la Procura ha aperto il fascicolo per un reato che sarebbe stato commesso nel 2009. «Insomma – dice Pierluigi Morena – ora in tre anni, bisognerebbe fare un giudizio completo, fino alla Cassazione». Meglio archiviare, dunque, sostengono da Italia Nostra e No Crescent: «Se il pubblico ministero reputa che non ci siano responsabilità archivi. Oppure vada avanti. Ormai il tempo, anche quello consentito, è trascorso. Si prenda una decisione». Tradotto, si legge dell’esposto: «Si eserciti l’azione legale».
«Siamo tranquilli – conclude Di Leo – ci sono dei dati di carenza e di eccesso di potere che sono oggettivi. Affrontiamo l’ultima udienza con serenità, seppur consapevoli che ci sono interessi politici ed economici enormi. Io ringrazio tutti i legali, i tecnici e gli amici che anche con sacrificio personale, e spese personali, hanno permesso ad Italia Nostra di portare avanti questa battaglia».

Le verificazioni. «Non tutti hanno saputo svolgere il proprio lavoro», dicono Oreste Agosto ed Enzo Strianese. «Alcune verificazioni non corrispondono a quanto realmente c’è lì e ci riserveremo di intraprendere azioni in tal senso». Rischio liquefazione, norme sismiche, sdemanializzazione, torrente Fusandola. Sono i punti che sono passati in rassegna dei verificatori ma soprattutto degli studi di Italia Nostra e No Crescent che hanno raccolto tutto, ora, nella corposa memoria depositata al Consiglio di Stato. «Sul torrente Fusandola insistono tre vincoli, l’area non è stata tutta sdemanalizzata e lì c’è il rischio liquefazione», dicono, ed in particolare sull’aspetto geologico è il geologo Alberto Alfinito a descrivere la situazione: «Appurato che c’è il rischio, non sono state compiute le indagini e gli studi previsti. Non sono stati calcolati, in pratica, gli effetti di un terremoto».

 

La battaglia non si fermerà martedì. Ma la battaglia non si concluderà il 16 aprile. Di questo ne sono certi i rappresentanti di Italia Nostra e No Crescent. «Martedì – dicono i legali dell’associazione e del comitato salernitano – discuteremo al Consiglio di Stato del corpo centrale della mezza luna di Bofill ma ricordiamo che al Tar di Salerno pende ancora la decisione sul primo settore, attualmente sospeso ed in attesa delle decisioni da parte di Palazzo Spada, nonché sul permesso a costruire della Sist srl, ed ancora sulla realizzazione della torre (i cui lavori sono stati appaltati e consegnati) da parte dell’Autorità Portuale di Salerno». Insomma, annunciano dal comitato, che la battaglia non si fermerà.

 

11 aprile 2013

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