Italia Nostra e No Crescent mandano la relazione del Genio Civile in Procura

Scritto da , 16 febbraio 2013
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Approda alla Procura della Repubblica di Salerno la relazione dell’ingegnere Rampino del Genio Civile sul Crescent di Salerno. A trasmetterla, Italia Nostra e il Comitato “No Crescent” che attraverso un esposto a firma dell’avvocato Pierluigi Morena hanno chiesto anche il sequestro cautelare del cantiere. 
Una nuova sollecitazione che giunge ai pm titolari dell’inchiesta sul Crescent e sulla Piazza della Libertà, da parte dell’associazione ambientalista e del comitato che si oppone alla realizzazione della mezza luna di Bofill. 
Ed ora, con l’avvicinarsi dell’ultima udienza al Consiglio di Stato (fissata per il 26 marzo) la documentazione aumenta e le prime due relazioni (Genio Civile e Autorità di Bacino) sono approdate già a Palazzo Spada, così come predisposto proprio dall’ultima ordinanza, in attesa, ora, solo di quella della Regione Campania. «Dalle verificazioni disposte dal Consiglio di Stato – scrivono – stanno emergendo gravissime anomalie procedurali, progettuali e tecniche. La relazione a firma dell’ingegnere Celestino Rampino, avente ad oggetto le verificazioni sulle autorizzazioni sismiche e sulla rispondenza del progetto Crescent alla normativa sismica vigente (come previste al punto 25.8 della citata ordinanza), evidenzia con lampante chiarezza le irregolarità, le anomalie, le superficialità, le possibili illiceità che meritano un accertamento rigoroso e celere, vista la gravità dei fatti puntualmente rappresentata nella relazione e la concomitante accelerazione nella realizzazione delle opere». In tal senso – dunque – « alla luce della serrata prosecuzione dei lavori – anche in area non consentita e con le gravissime mancanze sismiche sopra dette – dell’edificio privato Crescent, è quanto mai opportuno provvedere urgentemente, anche in ossequio alla citata ordinanza del Consiglio di Stato, ad adottare le idonee misure cautelari penali per evitare pregiudizi per la pubblica incolumità nonché l’ulteriore compromissione, irreversibile, dell’area di Santa Teresa».

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