Italia Nostra e la difesa del «patrimonio di Salerno»: ecco tutte le battaglie

Scritto da , 26 dicembre 2015

di Andrea Pellegrino

Il luogo scelto per il «punto della situazione» sulle battaglie in corso è emblematico: l’Archivio di Stato di Salerno, struttura che rischia il trasloco e la vendita ai privati. Ed è anche l’ultima, in ordine di tempo, battaglia targata Italia Nostra che ieri mattina ha chiamato alle armi tutte le associazioni, i gruppi ed i cittadini che in questi anni si stanno battendo su diversi ed innumerevoli fronti, a difesa di strutture, piazze, strade, e pezzi di città deturpati o svenduti.
L’Archivio di Stato, secondo il piano delle alienazioni dell’amministrazione provinciale, è stato messo in vendita: 16 milioni di euro per far quadrare i conti delle ormai inconsistenti casse di Palazzo Sant’Agostino. Raffaella Di Leo, presidente di Italia Nostra, ha già annunciato che sarà in prima linea, insieme alle altre associazioni, tra cui “Memoria in movimento”, chiamate a difendere il bene pubblico. Anche la direttrice Granito non vuole mollare la presa ed annuncia che da ora in poi l’amministrazione provinciale, come ente titolare del bene, dovrà garantire anche la manutenzione dello stabile che versa, in alcuni locali, «in condizioni fatiscenti». «Noi – dice – a questo punto decliniamo ogni responsabilità nel caso in cui ci fossero danni a cose (libri e documenti) e a persone. Qui, in alcuni locali, l’intonaco cede, e da una porzione di tetto cade acqua». Eppure prosegue la direttrice dell’ufficio pubblico: «Paghiamo 60mila euro all’anno alla Provincia di Salerno. Per un bene pubblico. Le nostre richieste, negli anni, non sono state neppure prese in considerazione. Ora vogliamo difendere lo stabile ed il suo funzionamento». La Di Leo annuncia che: «Siamo pronti a valutare un ricorso contro gli atti compiuti dall’amministrazione provinciale di Salerno». E numerose sono le firme già raccolte sotto l’appello predisposto dall’associazione onlus “Memoria in movimento”. Ma l’Archivio di Stato è stato solo uno degli argomenti che sono stati approfonditi ieri mattina. Grande escluso, per volontà di Italia Nostra (che annuncia un approfondimento più dettagliato nelle prossime settimane, ndr) il Crescent di Salerno. Poi, per il resto, la lista è stata lunga ed ogni argomento ben dettagliato da uno dei responsabili di gruppi o associazioni in campo contro «l’aggressione in atto al patrimonio identitario e agli ultimi spazi pubblici della città».
Palazzo delle Poste
L’argomento è all’ordine del giorno. All’attivo c’è una richiesta di accesso agli atti da parte di Italia Nostra e Figli delle Chiancarelle ed un esposto inoltrato alla Procura della Repubblica di Salerno. Il bene è sottoposto a vincolo e non «poteva subire abbattimenti». La relazione tecnica è dell’architetto Vincenzo Dodaro che ha studiato per filo e per segno i mutamenti del palazzone giallo di corso Garibaldi ora destinato a case di lusso. L’edificio è stato acquistato dalla Rainone Real Estate, in pratica dagli stessi costruttori che stanno realizzando il Crescent a Santa Teresa. Opera quest’ultima al centro di un processo penale (che vede coinvolto anche l’attuale governatore della Campania Vincenzo De Luca) e sotto sequestro su disposizione della Procura della Repubblica di Salerno. «Già l’amministrazione postale all’interno – spiega – nel corso degli anni ha distrutto alcune cose, come marmi e mosaici. Ora, invece, si sta abbattendo una parte di edificio sottoposto a vincolo dal 2001. Chi ha consentito tutto ciò? Anche perché – prosegue – guardando il progetto e la volontà di creare piscine all’ultimo piano, è quasi certo che anche la copertura venga rifatta. D’altronde è stato progettato per contenere al massimo un “carico neve” e non piscine con acqua». Occhi aperti sulla variante al Puc (in adeguamento al Ptcp) incalza l’architetto Vincenzo Strianese: «In questa circostanza è stato consentito il cambio di destinazione d’uso, consentendo così la trasformazione dell’immobile in case».
A Piazza Alario nasce un comitato
Qui il governo ha definito l’area strategica sotto il profilo nazionale, autorizzando così il progetto che prevede la realizzazione di box auto, in una delle zone più antiche della città. Da qualche giorno su internet c’è il gruppo «Giù le mani da Piazza Alario», supportato nella battaglia anche dai Figli delle Chiancarelle. «Un intervento da contrastare – spiegano – innanzitutto perché s’intendono eliminare numerosi alberi d’alto fusto che assicurano ombra e mitezza al paesaggio urbano, e poi perché costituisce una seria minaccia per alcuni palazzi che si affacciano sulla piazza e su via Sabatini, le cui condizioni di stabilità hanno più volte destato preoccupazione. I lavori di trivellazione previsti per la palificazione profonda e il conseguente stravolgimento degli equilibri idrogeologici dell’area, sotto cui scorrono corsi d’acqua che in più occasioni hanno manifestato il loro carattere torrentizio, necessitano sicuramente di accertamenti approfonditi e di un regime più sicuro di governo del territorio, ma non certo di nuove sollecitazioni e di un invasione sistematica di cemento.
I box di piazza Cavour
Per l’occasione i Figli delle Chiancarelle si sono beccati anche una querela da parte dei costruttori. Oltre al contenzioso amministrativo – spiega Mimmo Florio –  c’è anche una indagine da parte della Procura della Repubblica di Salerno. Dalla battaglia contro la costruzione di box interrati nel cuore del lungomare cittadino venne fuori il “pasticcio della carta dei vincoli”, che fu modificata poco dopo.
Terme Campione
Al Tar il comitato dei cittadini della zona, assistiti dall’avvocato Oreste Agosto, si sono fatti già sentire. Ma a supporto delle criticità tecniche ci sono le relazioni dell’architetto Vincenzo Strianese e del geologo Alberto Alfinito. In particolare Strianese dice: «Emerge palese la violazione della normativa sugli standards se si considera che l’intera area del comparto era destinata e vincolate a standards urbanistici volti a soddisfare il fabbisogno dell’edificato pregresso. Paradossalmente non solo si edifica in zona già destinata a standards pregressi ma si propone addirittura l’utilizzo di aree da destinare a standards poste ad oltre 3 km dall’area oggetto di trasformazione urbanistica». Ma ancora, spiega: «Il Comune di Salerno sta consentendo una edificazione (quattro fabbricati) su un’area termale in dispregio di ogni norma che regola il procedimento edificatorio, in violazione degli strumenti urbanistici, nonché degli standards, della normativa urbanistica comunale e nazionale, di difesa del suolo e non da ultimo della normativa del demanio idrico».
La mancata biblioteca a Palazzo Fruscione
A riproporre il caso è Alfonso Gambardella. «La utilizzazione – dice – del Palazzo contraddice in maniera evidente la destinazione prevista negli atti comunali e negli atti progettuali, e ovviamente la assegnazione dei fondi europei. La biblioteca, tra l’altro, costituirebbe occasione di ulteriore valorizzazione del centro storico, dal punto di vista culturale, e non solo, considerata anche le numerose potenzialità di una struttura del genere».
Ed a proposito di centro storico, Mimmo Florio ricorda «i fondi europei dirotatti per la realizzazione di Piazza della Libertà». Opera sequestrata, finita la centro di un processo penale per i crolli che hanno interessato alcuni pilastri, ed oggi parzialmente dissequestrata per la messa in sicurezza del cantiere.

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