«Io martire dei Testimoni di Geova per una trasfusione»

Scritto da , 7 agosto 2017
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Una storia ai limiti dell’umano sta vivendo una signora di Colliano, Grazia Di Nicola, che nove mesi fa ha pubblicato con coraggio un’intervista su Youtube. A causa di un intervento rischioso che ha previsto una trasfusione di sangue immediata, ha dovuto scegliere tra la sua vita e il credo religioso poiché appartenente ai testimoni di Geova. Ha scelto di vivere e, da quel momento, è iniziato il calvario che l’ha allontanata definitivamente dalla congregazione di cui faceva parte e, soprattutto, dalla sua famiglia. Ha provato a ritornare? “Ho frequentato per sette mesi un percorso di riappacificazione. È inammissibile che degli anziani abbiano il compito di decidere di cacciarti via poiché illuminati dallo Spirito Santo. Dopo sette mesi mi sono resa conto che mi stavano manipolando e non era una cosa voluta da Dio. Prima dell’intervento i miei fratelli mi abbracciavano, mi davano forza pregando per Geova che andasse tutto bene. Dopo, non mi guardavano neanche più in faccia. Ero seduta nel banco dell’aula con le mie figlie che stavano con gli occhi bassi e provavano vergogna di me. Dovrei affrontare un percorso di due anni per tornare nella comunità e ciò prevedrebbe anche la cancellazione del video che ho postato. Sono risoluta, non tornerò mai.” Che cosa ha pensato quando si è resa conto che stava per diventare un martire di Geova? “Era come un rito d’iniziazione a qualcosa che non rappresenta Dio. Leggendo approfonditamente la Bibbia, non quella che mi era stata fornita dai testimoni di Geova, totalmente differente e manovrata per inculcare una dottrina falsa, ho compreso che Cristo si è sacrificato per tutti e per sempre, non richiede questi sacrifici oggi”. In questo nuovo percorso la sua famiglia come si sta comportando? “Le mie figlie sono scappate di casa, non ho più rapporti con loro, non so se stanno bene, cosa fanno, se mi pensano qualche volta. Vivo da sola con mio marito che il giorno dell’intervento mi ha salvato la vita poiché di religione cattolica, se fosse stato anche lui testimone di Geova ora sarei morta. Ora le mie figlie vivono con un anziano della congregazione e pochi mesi fa ho avuto un litigio con la secondogenita. Soffre di un problema di salute molto grave e, prima che si allontanasse, avrebbe dovuto sottoporsi ad una visita medica a Napoli. Il 7 febbraio, io e mio marito siamo andati a casa di quest’uomo per cercare di riallacciare i rapporti con le mie figlie. Ho pregato che mi facesse entrare per chiedere a mia figlia come stesse e se si fosse sottoposta alla visita medica. L’uomo ha iniziato dapprima a minacciarmi intimandomi di allontanarmi dalla sua proprietà, poi è corso in strada: ha picchiato mio marito, ha rotto la nostra auto ed infine mi ha spinto a terra”. I suoi fratelli di fede hanno chiuso ogni tipo di rapporto? “Assolutamente. Sono manipolate, non possono fare altrimenti ed io non le giudico. Alcune persone che sono all’interno hanno rapporti con noi “rinnegati” e ci raccontando degli studi sulle pubblicazioni del Credo che li stanno allontanando definitivamente dalla realtà che li circonda. Lo scopo delle loro azioni è di far sentire la persona sempre più sola fino a farla ritornare nel gregge”. Qualcuno l’ha contattata dopo la pubblicazione della sua storia? “Ho avuto molti contatti da ex fuoriusciti. Persone come me che hanno i figli nella congregazione sono state cacciate via da casa, alcune ragazze che hanno contratto una gravidanza indesiderata ora sono in mezzo alla strada. Ho creato un gruppo su Facebook per diffondere la mia storia e quella di altre persone: testimoni di Geova fuori dalla nebbia, io che ho chiesto al “Creatore”. La mia lotta è per tante persone che sono ancora dentro questa setta. Ci sono tante ragazze e donne che si trovano in questa situazione, voglio convincerle che è possibile cambiare. Sono sicura che il messaggio che ho voluto inviare con il mio video è stato recepito. Fedele Di Nunno

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