« Io, esodata con trent’anni di servizio»

 Il dramma degli esodati investe anche la città di Salerno. A raccontarci i tristi momenti che sta vivendo è la salernitana Patrizia Falcone, 57 anni, sposata e madre di due figli.« Ero un’impiegata di Poste italiane – racconta la signora Falcone – Nel
2010, l’azienda ci chiamò e ci informò che c’era la possibilità di
firmare un accordo per alcuni di noi. In particolare, ci dissero che se
fossimo usciti dall’azienda con un incentivo di 10mila euro potevamo
dare un lavoro ai nostri figli. Si trattava di un lavoro part-time,
quindici giorni al mese. Io allora avevo 55 anni e aveva già fatto
trent’anni di servizio, mi mancavano soltanto pochi anni alla pensione,
ma decisi di fare questo passo per amore dei miei figli» .Questa la
prima parte della storia, avvenuta in epoca antecedente la riforma
previdenziale voluta dal ministro Fornero.   « Mi spiegarono – continua
Patrizia – che dovevo attendere soltanto cinque anni per ottenere la
pensione, comunque più bassa di quella che avrei avuto se avessi smesso
di lavorare alla scadenza stabilita. Invece, oggi, dopo l’approvazione
della riforma Fornero, dovrò aspettare altri dodici anni e tre mesi» .La
signora Falcone si è trovata così a vivere una situazione che non era
certo prevista e che sta creando non pochi problemi all’organizzazione
della vita familiare visto che i soldi rischiano di diventare davvero
pochi. « Rischio di rimanere senza un soldo da parte. Avevo risparmiato
in questi anni qualche soldo per poter aiutare i miei figli, ma adesso
li dovrò utilizzare per vivere. Mio marito fa il dipendente e anche  per
lui, in questo periodo, si sta prospettando  qualche momento di
difficoltà economica, con il taglio degli straordinari e i ritardi nei
pagamenti. Ma la cosa incredibile è che mio figlio, intanto, nonostante
siano passati già due anni, continua a lavorare soltanto quindici giorni
al mese» .Insomma un enorme sacrificio che non solo si è rivelato
un’arma a doppio taglio, ma non ha nemmeno portato i risultati sperati.
Patrizia si è fatta anche due conti, relativamente al sacrificio fatto.
« Sono andata via nel 2010, cinque anni prima di quanto era possibile;
questo significa che ho perso 200mila euro, ma se consideriamo i dodici
anni che devo aspettare ho perso ben 500mila euro» .Nonostante
questo, la signora Falcone può dirsi in qualche modo privilegiata. « Io –
continua – sono in qualche modo fortunata perchè mio marito lavora, ma
ci sono altri esodati monoreddito che ormai si trovano alle soglie della
povertà » . Soltanto a Salerno, la signora Falcone conosce personalmente
altri tre casi come i suoi, ma, spiega, « ci sono almeno altre 270mila
persone che non state salvaguardate. Decine e decine di migliaia di
persone resteranno fuori dal salvataggio del ministro Fornero. Noi non
siamo un problema solo economico, ma anche politico. Insieme alle nostre
famiglie rappresentiamo un milione di voti che peseranno moltissimo
alle prossime elezioni politiche perchè voteremo soltanto chi sarà in
grado di aiutarci e darci delle garanzie» .La speranza della Falcone è
che si rimanga vigili sul problema degli esodati. « E’ importante che si
parli della nostra situazione, che la gente capisca. Quello che finora è
emerso è soltanto la punta dell’iceberg. Ci sono esodati anche con 39
anni di servizio alle spalle che non verranno salvaguardati: un vero e
proprio dramma» .Insomma, Patrizia dopo trent’anni di servizio, che
davvero non sono pochi, si trova senza stipendio, senza pensione e senza
copertura di ammortizzatore sociale. E come lei sono in tantissimi
nella sua condizione, vittime di un sistema che rischia di mettere a
repentaglio i diritti di tante persone e il futuro dei loro figli.