Intrecci sonori per il Trio Wanderlust

Scritto da , 5 giugno 2018
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Oggi, alle ore 20, nella chiesa di Santa Apollonia, quarto appuntamento della V edizione del Festival di musica da camera promosso dal dipartimento di Musica d’insieme del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno

 

 

Quarto appuntamento, stasera, alle ore 20, della V edizione del Festival di Musica da Camera Sant’Apollonia. Un evento, nato dalla sinergia del Conservatorio di Musica “G.Martucci” di Salerno, promotore di un progetto del Dipartimento di Musica d’Insieme, presieduto da Francesca Taviani, con la Bottega San Lazzaro di Chiara Natella che nella Chiesa di Santa Apollonia offre di ospitare la rassegna. Protagonista della serata sarà il trio Wanderlust, composto da giovanissimi musicisti, Sara Rispoli al violino, Emanuele D’Andria al violoncello e Lucia Giuliano al pianoforte. La serata principierà con l’op.1 n°3 in Do Minore di Ludwig Van Beethoven, improvvisa rivelazione d’un compositore capace di dire senza timori qualcosa d’audacemente nuovo e d’imporsi all’attenzione del mondo musicale viennese con opere piene di forza e d’originalità, collocandosi subito allo stesso livello del grande Haydn. Pur essendo stilisticamente debitrice nei confronti di Haydn, Mozart e del pianismo di Muzio Clementi, l’opera presenta un’ampiezza, un plastico vigore, una ricchezza di idee e un’organica concezione di fondo, sconosciuta al tempo, così come nuovo è il trattamento paritario dei tre strumenti, pur nello scintillante rigoglio della scrittura pianistica. Nell’Allegro con brio iniziale l’elemento principale – dopo l’interrogativa frase iniziale, esposta all’unisono – è una cellula tematica discendente, breve ed incalzante, che permea l’intero movimento; il secondo tema – una ampia scala discendente esposta dal pianoforte – trova il suo carattere più esatto, coerente con l’impostazione dell’intero movimento, non nella prima serena apparizione, ma nella sezione della ripresa.  Contrasto solo apparente è quello del secondo movimento, un tema cantabile con variazioni; le variazioni, infatti si dipanano senza nulla concedere al gusto decorativo, e allontanandosi per lo più dal carattere sereno del tema. Segue un Minuetto che ha quasi il carattere di Scherzo e presenta un Trio di impostazione brillante. Con il Finale torniamo all’ambientazione iniziale; i tre strumenti si impegnano in una sorta di moto perpetuo che vede l’opposizione fra l’aggressivo ritmo iniziale e la melodia cantabile del secondo tema; il movimento segue la stessa logica di contrasti dell’Allegro con brio, e trova, il suo momento più sorprendente e innovativo nella coda, una lunga sezione sussurrata, che si spegne in pianissimo e nel modo maggiore, con “fruscianti” scale ascendenti del pianoforte. Seguirà, il Trio Elegiaco n°1 in Sol Minore di Sergej Rachmaninov, col quale, nonostante la giovane e età e l’oggettiva mancanza di esperienza, colpisce subito nel segno, svelando un tema proposto inizialmente dal pianoforte ed in seguito ripreso in dialogo dal violoncello e violino che è inconfondibilmente “suo” ed al tempo stesso nel solco della tradizione dei grandi autori russi. La struttura è relativamente semplice ed è basata su una forma sonata con alcune licenze personali (ad esempio, la natura tripartita del secondo soggetto).A volte, inoltre, Rachmaninov trae in inganno l’ascoltatore inducendolo a pensare che sia arrivato il momento della ricapitolazione prima che lo sia veramente: solo con la sorprendente riproposizione del tema principale in re maggiore diventiamo assolutamente sicuri. La coda ripristina il sol minore su un lungo pedale e, con essa, la prima vera affermazione elegiaca del tema di apertura, in ottave agli archi, prima che gli accordi finali del pianoforte portino al crepuscolo e allo svanire del tema e della composizione. La serata sarà chiusa da Otono Porteno, dalle Estaciones di Astor Piazzolla, un tango di violenta passionalità che nell’inciso rallenta tanto da riuscire a farsi languido, attraverso passione e lirismo. Domani, invece, ci si immergerà in una “Paris Chantante”, nel corso di una serata dedicata all’Impressionismo francese, con le più talentuose voci del nostro conservatorio, interpreti delle mèlodies, in cui Gabriel Faurè sembra privilegiare toni sommessi e delicati e dimensioni intime e contenute, di Claude Debussy, Ernest Chaussons, Jacques Ibert, e la proposta di Francis Poulenc, frizzante in un continuo dialogo frammentato con timbri sempre cangianti e lussureggianti, non trascurando accenni al Jazz né alla tradizione colta.

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