Intertrade, il direttore lascia

Scritto da , 10 giugno 2015

di Peppe Rinaldi

E’ la classica situazione «grave ma non seria»: il consiglio di amministrazione di Intertrade ha approvato l’altra sera, lunedì, il famoso bilancio 2014. Quello che non si riusciva ad approvare, quello delle sedute aggiornate a data da concordarsi, quello che, tra l’altro, in una prima stesura avrebbe sorvolato sulla registrazione di un mutuo di appena mezzo milione di euro contratto a dicembre (2014) con il Monte dei Paschi di Siena. Una distrazione capita a tutti.
Il Cda, monco di due componenti (Casola e Cantarella, da settimane sono dimissionari) e con i tre quinti validamente in funzione -il presidente e i rimanenti due consiglieri- ha dunque chiuso un capitolo che stava sfuggendo di mano. Si vedrà ora quando tutte le carte saranno pubbliche cosa ci sarà scritto. Sul bilancio che nessuno voleva e sulle altre cose sin qui raccontate nel corso di questa lunga inchiesta: che, a quanto pare, si rifiuta di morire per via dell’alimentazione quasi forzata di notizie.
Come questa, forse la più forte del momento, al netto del rimbambimento quotidiano che assorbe noi giornalisti: il direttore di Intertrade, Innocenzo Orlando (foto in alto) si è dimesso. Non dall’incarico di direttore in attesa di nuova collocazione ma, a quanto è dato di capire dalle frenetiche voci di queste ore, proprio dal posto di lavoro, fuori cioè dal sistema pubblico della Cciaa. Se confermate e se non negoziate in vista di altre opzioni, queste dimissioni aggiungono e non sottraggono curiosità sull’argomento: Orlando ha rappresentato il cuore del sistema, attorno al quale girava quel che girava e che abbiamo raccontato fino alla noia. L’ascesa del superdirettore che sfidò i ‘fondamentali’ facendosi rimborsare da Intertrade il costo di una decina di euro per un parcheggio privato non ha conosciuto limiti, specie negli anni della gestione ‘politica’ del centrosinistra. Naturalmente, si capisce subito che potrebbe aver pagato per tutti, è lecito supporre che qualcuno almeno qualche domanda se la sarà fatta nel corso degli anni. Il punto sono le risposte però.
Durante la gestione di Augusto Strianese, Giovanni Rusticale e, solo dopo, di Guido Arzano si è via via scavato il fosso nel bilancio Intertrade. Qualcosa che viaggia tra i 4 e i 6 milioni di euro più -forse- quel che troveremo nel bilancio 2014. Come l’assunzione di tre membri già in qualche misura ‘interni’ all’azienda: assunzioni che, pare, abbiano seguito traiettorie diverse dalle prescrizioni di legge e che ora, drammaticamente, sarebbero state annullate per correre ai ripari. Il rischio di verdersi appioppare l’accusa (di chi?) di assumere personale non tanto per “vie traverse” quanto in costanza di una situazione economico-finanziaria così opaca, è dietro l’angolo.

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