Interporto Spa: storia di un fallimento

Scritto da , 29 luglio 2014

di Oreste Vassalluzzo

 

BATTIPAGLIA. E’ terminata da tempo l’esperienza della società Interporto Spa che avrebbe dovuto realizzare, da oltre 20 anni, l’importante infrastruttura a servizio delle imprese e delle industrie della Piana del Sele. Un grande progetto di rilancio economico e occupazionale che però non ha mai visto la luce. L’infrastruttura deve sorgere nella zona industriale di Battipaglia. 40 ettari che dovevano servire alle imprese locali e alle industrie dell’area Asi. Un progetto varato negli anni Novanta e che oggi, alla luce della crisi economica che investe l’area industriale di Battipaglia, non ha più alcun senso. Per quasi venti anni la società costituita, la Salerno Interporto Spa, non è riuscita a mettere nemmeno un mattone. La società è al 67 % a capitale privato e il restante 33% a capitale pubblico è ormai fallita. Anche l’ultimo tentativo, datato 2011, della Provincia di Salerno di salvare il salvabile non ha avuto gli effetti sperati. Nominato presidente Fernando Zara, attuale consigliere regionale di Fratelli d’Italia, provò a spostare l’intervento tutto sul “pubblico”. I soci privati, infatti, avevano già stabilito di non proseguire nella costruzione dell’Interporto. Zara, per tentare di non perdere i fondi disponibili dal Cipe, tentò la carta del ricorso al Tar e poi al Consiglio di Stato. Tutto inutile. La Regione Campania ebbe la meglio e quei fondi furono destinati ad altre iniziative. Il problema di fondo è che in quindici anni la società, a maggioranza di cap-itale privato, non è riuscita ad aprire nemmeno un cantiere entro i tempi previsti proprio dalla Regione. Entro il 2008 doveva essere completato il primo lotto dell’opera, finanziato con soldi pubblici per oltre 16 milioni di euro. E sempre nel 2008 giunsero anche gli ulteriori 23 milioni di euro disponibili per la realizzazione del secondo lotto. Ma anche in quel caso la società Interporto Spa, che allora aveva come presidente Agostino Gallozzi, non riuscì a realizzare i magazzini per i corrieri e della distribuzione, per il completamento della Torre Rai e le opere di urbanizzazione contenute in quel progetto di secondo lotto dell’infrastruttura.Una storia tutta italiana, fatta di ritardi, di imprenditori poco attenti e una gestione fallimentare di una società che avrebbe, invece, dovuto realizzare l’infrastruttura per il rilancio della Piana del Sele. L’Interporto torna alla ribalta della cronaca politica dopo l’appello lanciato dal segretario del Pd di Battipaglia Davide Bruno che ha rispolverato quel progetto a distanza ormai di tre anni dal definitivo fallimento dell’iniziativa. «Portare a compimento l’Interporto rappresenterebbe un indubbio vantaggio in quanto uno scalo intermodale consentirebbe – disse qualche settimana fa il segretario cittadino del Pd -, attraverso un più efficiente e funzionale sistema di trasporti di merci, il rilancio dell’industria locale». Ma quel progetto, oggi potrebbe non avere più un senso su un territorio colpito così duramente dalla crisi industriale che ha colpito aziende come Alcatel Lucent, Btp Tecno, Cooper Standard, Fergom, Paif Italia e altre aziende pronte a lasciare la Piana del Sele realizzando una vera e propria emergenza occupazionale.

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