Infarto: Agropoli secondo ospedale più pericoloso

Scritto da , 8 Aprile 2013
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 Il presidio ospedaliero di Agropoli è il secondo più pericoloso per il trattamento della patologia coronarica acuta. Tradotto, i pazienti escono dall’ospedale per poi andare a ricoverarsi, se fanno in tempo, due giorni dopo in un’altra struttura. C’è anche questo dato, emerso da una indagine del Sole 24 Ore, alla base della presa di posizione dell’Asl di Salerno di procedere, in tempi brevi, alla riconversione dell’ospedale agropolese. La chiusura del nosocomio di Agropoli non è un capriccio, ma l’applicazione del decreto 49. Il direttore generale dell’Asl Salerno, Antonio Squillante, dice la sua in merito alla questione della chiusura dell’ospedale di Agropoli che numerose polemiche sta suscitando in queste ultime settimane. Dopo la grande mobilitazione dei giorni scorsi, con il corteo in difesa dell’ospedale, il presidente del Comitato per l’ospedale di Agropoli, l’avvocato Giovanni Basile, fa sapere che è tutto pronto per azioni di protesta significative: «Abbiamo fatto una manifestazione pacifica – ha affermato Basile – ma se la posizione dell’Asl dovesse restare questa, siamo pronti ad occupare la variante della Statale 18 e della linea ferroviaria. Bisogna puntare sulle eccellenze, non chiudere gli ospedali. Ci sono un sacco di reparti doppione e, al calcolo degli ingressi dei codici rossi, l’ospedale di Agropoli è l’unico della zona ad aver superato la soglia dell’1% rispetto alla media dello 0,5% degli altri ospedali». Quello su cui punta l’avvocato Basile e con lui tutti coloro che si sono schierati contro la chiusura del presidio di Agropoli è proprio il numero degli accessi al nosocomio: lì sono stati registrati, nel 2012, 148 ingressi in codice rosso, a Roccadaspide 35, a Vallo della Lucania 121, a Polla 86, a Sapri 43. Insomma, quello che proprio non riescono a comprendere è come sia possibile chiudere il pronto soccorso di un ospedale che fa registrare il maggior numero di pazienti in codice rosso. Intanto, in attesa della pronuncia nel merito del Tar di Salerno, prevista per la giornata di domani, che ha già provveduto a sospendere in via cautelare l’attuatività del provvedimento di riconversione del presidio ospedaliero cilentano, il manager dell’Azienda sanitaria locale, che si è detto fiducioso sull’esito positivo della vicenda pendente presso il tribunale amministrativo, ha ripercorso, durante una conferenza stampa dai toni piuttosto accesi, le tappe che hanno portato all’attuale situazione dell’ospedale di Agropoli, destinato ormai alla chiusura. Nato nel 2004 come presidio ospedaliero destinato a svolgere principalmente una funzione di pronto soccorso per la stabilizzazione del paziente, garantendo una assistenza primaria, nel 2010, con il decreto 49 il nosocomio agropolese sarebbe dovuto essere riconvertito in centro ambulatoriale ad indirizzo oncologico ed in struttura residenziale per cure palliative: una trasformazione che sarebbe dovuta avvenire in sei mesi dalla emanazione del piano attuativo ma che, a distanza di un anno e mezzo (il piano attuativo fu approvato con decreto del commissario ad acta della Regione Campania il 24 ottobre 2011), non è mai avvenuta con l’ospedale di Agropoli che non è ancora diventato un presidio in “day surgery” (chirurgia giornaliera) e di prestazioni ambulatoriali. «Chiudere l’ospedale di Agropoli non è un mio capriccio – ha affermato Squillante – Io devo applicare i dettami del decreto 49, cosa che non è stata fatta dal commissario straordinario che mi ha preceduto: io dovevo arrivare con il decreto 49 sarebbe già dovuto essere attivo di modo che si sarebbe potuto, poi, mettere in pratica un piano di potenziamento e di eventuale riapertura dell’ospedale di Agropoli». «Agropoli è un libro ancora da scrivere – afferma il direttore sanitario dell’Asl Salerno, Federico Pagano – In questo momento Agropoli non dà alcuna garanzia. Meglio che i pazienti vadano a curarsi con sicurezza da un’altra parte. Nel frattempo, con la riconversione punteremo al potenziamento di alcuni aspetti sanitari, ragionando sulla base di quelle che sono le attuali risorse tecniche e umane. Lavoreremo, in particolare, sulle visite in day surgery per quel che concerne la dermatologia, l’oncologia, la pneumologia e l’allergologia. Al momento, Agropoli è un contenitore vuoto che dobbiamo provvedere a riempire».

9 aprile 2013

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