Incroci sonori al Premio Charlot

Scritto da , 25 luglio 2014

Ci ha pensato la pioggia, a far spostare una serata “da teatro”, per raffinatezza ed eleganza, dagli spazi dell’Arena del mare, che in una performance da camera sarebbero stati dispersivi, al palcoscenico del Delle Arti: martedì sera si è potuto apprezzare per intero l’appuntamento musicale del Premio Charlot, che ha staccato l’attenzione del pubblico dalla gara per regalare alla platea melodie e personaggi che hanno fatto grande il cinema. Condotta da Gianmaurizio Foderaro, la serata si è snodata sull’onda delle melodie più amate dei grandi film da Amapola, unica pagina non originale della colonna sonora di “C’era una volta in America” al tema stordente di Morricone della stessa pellicola, da “C’era una volta il West” al Rota di Amarcord che è divenuta negli arrangiamenti del Maestro Buonavita, una delicata rumbetta, ben eseguita dalla neonata Grande Orchestra Primula, composta di giovani talenti partenopei, che ha fatto naturalmente il paio con la stessa anima latina di Beautiful that way firmata da Piovani. La Grande Orchestra Primula, una formazione da camera con legni è risultata perfetta per l’esecuzione delle pagine di Nino Rota per il suo delicato fluire musicale, talvolta ingiustamente scambiato per semplicismo, lontano da ogni vezzo avanguardistico, non inconsapevole della lezione novecentesca di Igor Stravinskij, Erik Satie e Kurt Weill, del quale, oltre ad Amarcord, ci è stato donato il celebre girotondo di Otto e ½ un omaggio anche a Charlot e al suo circo, con qualche sberleffo in musica, offerto da qualche nota stramba, e la “Dolce vita”. Nino Rota trasferì le sue  ragioni estetiche sospese in un’aerea grazia, che divenne l’ inconfondibile cifra rotiana, apprezzata nei lavori per Luchino Visconti, in particolare nel tema romantico de’ “Le notti bianche” e in rapporto alla raffinata  cultura letterario-musicale del regista, ne’ “Il Gattopardo” del quale abbiamo ascoltato il celebrato valzerino verdiano. L’orchestra Primula attualmente manca di una sezione completa di ottoni, quindi al momento le è preclusa un repertorio che va dal Piero Piccioni dei film di Alberto Sordi a certo Morricone quale quello di “Per un pugno di dollari”, ma non ha certo sfigurato nell’interpretazione “dirty” de’ “Il bello, il brutto e il cattivo” in cui in contrasto con la varietà dei luoghi e la vastità degli spazi che Ennio Morricone esalta come un mondo favoloso e adatto a imprese eroiche, vi troviamo schizzato un West che sembra lo scenario di un’ossessione. Prestigiosi gli ospiti, a cominciare dallo scenografo Marco Dentici, il compositore Carlo Crivelli, fondatore dell’Orchestra Città Aperta, che ha inciso la colonna sonora della copia restaurata del film “La febbre dell’oro” di Charlie Chaplin, e del quale è stato eseguito in sala il tema di “Altri tempi” di Marco Turco, “Quello che non ti ho detto”. Regina della serata è stata la voce di Serena Autieri, generosissima con la platea, alla quale ha dedicato diverse canzoni della sua terra tra cui la splendida Fenesta vascia, testo del seicento ma dall’andamento musicale romantico, grazie alla fine trascrizione di Guglielmo Cottrau e Popolo po’, cavallo di battaglia della sciantosa Elvira Donnarumma che la cantò per prima e che contiene una definizione folgorante di questa città “Napule, n’ ora ‘e gusto e ciento ‘e guaie”. Ben due, invece i pianisti e compositori, che hanno impreziosito la serata, il giovanissimo Alberto Pizzo e l’impredicabile Luis Bacalov. Alberto Pizzo, ha proposto un viaggio senza frontiere che, proprio come un miracoloso toccasana, ha saputo toccare tutte le corde del cuore, da quelle più sottili a quelle più spesse per un excursus emotivo ad alto tasso adrenalinico. Un pianoforte il suo, incentrato sul concetto di arte a tutto tondo: l’attenzione al dettaglio, ha fatto sì che Pizzo fosse al centro di un percorso studiato ad hoc per convergere attenzione e concentrazione sui tasti bianchi e neri attraverso il suo Mediterraneo e riletture di Libertango, Era de’ maggio e Il padrino. Attesissimo Luis Bacalov si è, ancora una volta, dimostrato un musicista versatile e carismatico, latore di una libertà artistica che, riesce sempre a trovare nuove forme di espressione e di conquista. Una lotta tra il rigore della tecnica e la tensione del flusso creativo impossibile da fermare, se non soltanto alla fine di un suggestivo scambio tra il musicista e lo strumento in oggetto, che è avvenuto attraverso il delicato tema di “Seduzione” inserito in “Assassination tango” di Robert Duvall, un omaggio a Carlitos Gardel, al tango prima maniera che vediamo danzato ne’ “Il postino” e il tema di quel film, accompagnato dall’Orchestra Primula, che è dalla sua nascita nel sentire di tutti noi.

Olga Chieffi

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