Inchiesta Piazza, «De Luca impone i materiali così come ha imposto il Crescent a Bofill»

Scritto da , 1 aprile 2016
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di Andrea Pellegrino

«Appare evidente la prova che la scelta dei materiali da utilizzare per la pavimentazione della piazza fu operata direttamente dal sindaco, prima della progettazione e della gara». Dopo le intercettazioni, vengono fuori le email nell’ambito dell’inchiesta sulla variante in corso d’opera ai lavori di Piazza della Libertà, condotta dai pm Antonio Cantarella e Guglielmo Valenti.
Dalla corrispondenza elettronica tra i tecnici, raccolta nelle relazioni dei ctu, emerge ancora una volta la presenza dell’ex sindaco Vincenzo De Luca, oggi governatore della Campania, nella scelta di materiali e progetti. E con riferimento, in particolare, alla pavimentazione – appalto aggiudicato in una gara d’agosto alla Fiengo Ceramiche, unica partecipante al bando.
Il 7 maggio, in una email inviata dall’ingegner Sergio Delle Femine all’ingegner Paolo Baia, all’ingegnere Lorenzo Criscuolo e all’architetto Marta Santoro si legge: «Ovviamente i campioni delle pietre sono quelli che giacciono in cantiere, scelti dal sindaco, e che voi avete già visto».
Ancor più interessante è la mail del direttore dei lavori, l’architetto Marta Santoro, del maggio 2010, relativa alla pavimentazione della piazza. «I vassalli del sindaco che stanno lavorando da mesi al progetto della Piazza (vedi pietre già in cantiere) – scrive la Santoro a Paolo Baia – Non c’è verso di fargli cambiare idea e Cri (Lorenzo Criscuolo, ndr) ha detto che se Lotti e Bofill accettano di sviluppare questa idea, bene altrimenti il progetto sarà sviluppato dall’ufficio tecnico del Comune, terzo piano che si appoggerà a Sergio (Delle Femine, ndr). No comment. Ennio, nella chiacchierata privata, mi ha fatto notare che questo modo di fare è in parte dovuto all’atteggiamento accondiscendente che Bof (Ricardo Bofill, ndr) ha sempre avuto, vedi imposizione del Crescent. Secondo Ennio, Bof ha sempre ceduto, forse a causa di altri progetti meglio remunerati e mi ha detto che Chipper (David Chippefield progettista della Cittadella giudiziaria di Salerno, ndr) quando era convinto delle sue scelte è sempre stato inamovibile. Ora, sempre secondo Ennio, al Comune si sono fatti l’idea che Bof sia uno plasmabile».
Quanto alle varianti apportate all’originario progetto, appaltato al consorzio Tekton, sempre la Santoro scrive in una email: «Il sindaco è venuto in cantiere per vedere colonne e muro, era in compagnia di un onorevole di cui non ricordo il nome: la soluzione sikkens delle pareti era già pronta ha detto però che vuole effetto pietra, quindi sabbiatura + alpha beton meno coprente, diluito al 50%, per le colonne, non si preoccupa delle asperità eventuali perché vuole effetto pietra. Per le pareti ha dato l’ok alla sikkens più velatura».
Circostanze, queste, che secondo i pubblici ministeri Cantarella e Valenti non sono certamente di poco conto. Infatti, scrivono i due pm titolari dell’inchiesta, «
che le scelte tecniche operate dal sindaco nel corso della visita, come riferito nella mail del direttore dei Lavori, architetto Marta Santoro, del maggio 2010 sono risultate influenti, anche sul piano economico, in quanto concernenti anche opere già realizzate come le colonne, che dopo essere state costruite con l’impiego di casserature appositamente realizzate per ottenere una eccellente finitura con superficie liscia a vista, come documentato dall’immagine fotografica successiva, con la nuova soluzione tecnica necessitavano di una sabbiatura per una diversa finitura estetica con il conseguente ingiustificato incremento dei costi. Tali scelte, sono confluite nella illegittima Perizia relativa alle opere complementari affidate direttamente al Tekton/Esa con Determinazione Dirigenziale 11 febbraio 2011, n. 668 sottoscritta dal Direttore del Settore, ingegner Domenico Barletta e dal Responsabile del Procedimento, ingegner Antonio Ragusa».

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