Inchiesta Asl: intercettazione “pesante” tra Renzullo e la dirigente Maria Anna Fiocco

Scritto da , 28 marzo 2018

L’INDAGATO E LA PASQUETTA CON IL PM

 

PEPPE RINALDI

Un pezzo dell’indagine principale sui dirigenti Asl di Salerno, coordinata dal sostituto procuratore della repubblica Silvio Marco Guarriello, potrebbe essere finita sulle scrivanie dei colleghi napoletani che, come si sa, sono competenti ad indagare -o ad approfondire eventuali circostanze- quando di mezzo c’è una toga del distretto di corte d’Appello salernitano. Non che tra i 39 fra dirigenti e funzionari Asl e imprenditori titolari di centri privati convenzionati finiti nel mirino della procura risulti un magistrato: il punto è che tra due dei principali indagati è incorsa una chiacchierata all’interno della quale uno di essi dice di aver trascorso una giornata di vacanza «insieme ad un pm». Si tratta della conversazione captata dagli inquirenti tra la dirigente del Servizio economico e finanziario di via Nizza, Maria Anna Fiocco e Aniello Renzullo, imprenditore a capo di un gruppo di aziende operanti nel settore che fattura cifre a sei zeri, la cui capofila è la “Lars” di Sarno.

Il 18 aprile dello scorso anno, a metà mattinata circa, l’imprenditore telefona alla dottoressa Fiocco e, dopo i primi amichevoli convenevoli (l’origine del problema), dice che «a Pasquetta sono stato con un pubblico ministero ma te ne parlerò di persona, preferisco non dirtelo al telefono». Ora, «stare» con un pm non è ovviamente un reato (chi scrive ne conosce tanti e ne frequenta alcuni) ma basta un minimo di esperienza di questo “contesto” per sapere che quando in un’indagine o per qualche altro motivo analogo salta fuori la sola ipotesi che possa esserci un magistrato, pure minimamente sfiorato da qualcosa, ecco che le antenne dei colleghi si rizzano come d’incanto. Ed è -inutile dirlo- un bene, un impianto giuridico a garanzia di tutti.

Nel nostro caso, trattandosi di indagati ambedue intercettati, uno dei quali dice all’altro di non poter parlare al telefono della Pasquetta trascorsa con un pubblico ministero, e trattandosi di una discussione relativa alle specifiche ipotesi di reato, se ne deduce che le contromisure siano scattate. Chi era il pm col quale Renzullo si era intrattenuto e perché questi non poteva parlarne al telefono? Se consideriamo che gli indagati erano verosimilmente informati dei movimenti degli inquirenti (infatti in un’altra intercettazione tra un dirigente Asl e un imprenditore si dice che «quelli della Gdf stanno ancora qua in via Nizza») la circostanza della Pasquetta «passata con un pm» appare di non poco conto.

Negli uffici della procura di Napoli mantengono le famose “bocche cucite”, in quelli di Salerno peggio che andar di notte, sta di fatto che l’ipotesi di un approfondimento sull’identità del pubblico ministero continua a farsi largo, tra boatos e indiscrezioni. Va precisato che la cosa potrebbe anche esser già stata sbrigata dal pm titolare del fascicolo sull’Asl ma agli atti, per ora, non risulta.

Il cuore di questa indagine sulla gestione del danaro destinato ai centri privati è, dunque, il sistema di relazioni tra dirigenti pubblici e imprenditori, cosa che, come abbiamo visto nei giorni scorsi, reca con sé sempre guai e rogne varie. Oltre alla faccenda dei minibus procurati da un indagato al dirigente per festeggiare un compleanno, al buono da spendere in un negozio griffato regalato ad un’altra dirigente, ve ne sono diverse di circostanze “sgradevoli” sfociate poi in fattispecie penali: come lo scambio frenetico di telefonate tra Domenico Verrengia, del noto centro diagnostico di Salerno, con la dirigente Antonia Scaramuzza (appellata spesso nelle telefonate come “Carmelina”), interessato a capire come muoversi con le prestazioni radiologiche già effettuate prima ancora di ottenere codici di accreditamento da parte della Regione Campania. Altro caso di relazioni pericolose finite agli atti riguardano alcuni lavori di manutenzione ai pannelli solari del proprio condominio che la dottoressa Scaramuzza richiese all’imprenditore Massimo Cobellis, fratello del  politico Luigi e titolare/socio di numerose strutture operanti sul territorio provinciale (Soget srl, Dialisi Tirreno srl, Sunrise srl, Meridial srl, Casa di cura dott. Prof. Cobellis, Istituto di radiologia e medicina nucleare srl): Cobellis mandò infatti lo scorso anno il proprio manutentore a prestare servizio nel condominio di casa Scaramuzza. Poi i due, intercettati in ambientale, discutono di una vicenda che alla dirigente sta molto a cuore: il proprio avanzamento di carriera promessole dal direttore generale dell’Asl Giordano per il prossimo anno, cioè questo in corso. Risultato? La dirigente è stata rimossa l’altro giorno dal suo ufficio e destinata, pare, agli affari generali.

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