Incanti romantici per clarinetto

Scritto da , 22 ottobre 2018
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Questa sera, il clarinettista Giovanni Punzi in duo con la pianista Gaya Kolarova, saranno ospiti dell’Associazione Arechi di Sergio Caggiano, nella Sala San Tommaso del Duomo di Salerno alle ore 20,30, per il concerto inaugurale della stagione concertistica dell’accademia mediterranea del Clarinetto 2018/2019

 

Di OLGA CHIEFFI

Inaugurazione prestigiosa per il nuovo anno accademico dell’Accademia Mediterranea del Clarinetto. Questa sera, infatti, sarà proprio il suo creatore, il clarinettista Giovanni Punzi in duo con la pianista Gaya Kolarova, ospiti dell’Associazione Arechi di Sergio Caggiano, nella Sala San Tommaso del Duomo di Salerno alle ore 20,30 (Ingresso 7 euro), ad aprire il ricco cartellone di eventi, tra masterclass, concerti e seminari che vedrà impegnati gli studenti dell’accademia. La serata principierà con la Sonata n. 1 per pianoforte e clarinetto di Johannes Brahms, che non ha quasi bisogno di presentazioni: si tratta di una delle composizioni più amate per questo organico. Come tutte le opere per clarinetto di Brahms nacque dall’incontro con il virtuoso Richard Mühlfeld, della cui arte strumentale, l’autore, era assolutamente entusiasta. Fu scritta nel 1894 e pubblicata un anno dopo assieme alla sonata n. 2, prevedendo la possibilità di eseguirle entrambe con la viola. I quattro movimenti sono piuttosto contrastati tra loro e al loro interno, espressioni, stati emotivi, inseriti come d’abitudine per Brahms in una solida cornice formale. Si proseguirà con i Fantasiestucke op.73 composti da Robert Schumann nel 1849. I Phantasiestücke sono pensati come un unico, ininterrotto discorso musicale, condotto sul filo di un Lied suggerito dalla voce del clarinetto e del pianoforte; i movimenti in realtà sono tre, concepiti come una progressiva accelerazione, a partire dal tono elegiaco delle battute del primo movimento, continuando nello Scherzo del secondo, fino al gioco di variazioni brillantemente innescate dall’ultimo movimento. In quest’opera, l’arte di Schumann si eleva e sublima in un fuoco sacro dell’anima, nei tre pezzi in successione, il successivo sempre più veloce del precedente, in un crescendo continuo di tensioni e di conflitti, non solo musicali. Siamo a cavaliere con il secolo breve, tra le note di Andrè Messager e del suo Solo de Concours, scritto nel 1899. Il pezzo ha un’apertura molto leggera e invitante, cucita con figure di terzine che galleggiano sull’accompagnamento del pianoforte. Nella sezione centrale, Messager inserisce una spiegata (e molto francese) melodia, palleggiata tra piano e clarinetto, in attesa della cadenza apparentemente semplice che esplora gran parte della gamma del clarinetto, terminando con i trilli che portano alla sezione finale e evocando parte del materiale sonoro della prima parte. Ancora Francia, stavolta con l’Introduction et Rondò op.72 di Charles-Marie Widor. I due movimenti, non sono distinti, ma fusi in un unico discorso musicale, quindi libero da qualsiasi schema classico. Con carattere quasi improvvisato si presenta il movimento allegro introduttivo, mentre il Rondò, di andamento allegro, presenta caratteri virtuosistici e coloristici tipicamente organistici. Finale debussiano con la Première Rapsodie, datata 1909. Ritroviamo in questa pagina la stessa magia evocativa del “Prélude à l’après-midi d’un faune” unita ad un’estrema perizia tecnica nella parte clarinettistica, che si libra con agilità in passaggi virtuosistici e che sfrutta nel contempo tutte le potenzialità espressive, talora sognanti, talaltra luminosamente vibranti, dello strumento, giudicato da Debussy di una “dolcezza romantica”.

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