In viaggio con la musica per ritrovare Gaia

Scritto da , 19 Maggio 2022
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Questa sera, alle ore 20, sarà ospite del cartellone del teatro Verdi di Salerno il progetto multimediale “Le Cantiche di Gaia”, una prima assoluta che saluta una rivoluzionaria rilettura della Dante Symphonie di Franz Liszt e della Commedia. L’opera vanta la regia e la direzione creativa di Antonio D’Addio affidata al pianoforte ensemble di Imma Battista, Tiziana Silvestri, Massimo Trotta, Rosalba Vestini, alle percussioni di Gerardo Zitarosa, con il performer Rocco Serio

 

 

di Olga Chieffi

Stiamo percorrendo la china del nichilismo nietzschiano, quello della “seconda inattuale”, con i suoi concetti di memoria e tempo e di storia, baluardo moderno contro il Nulla, seguita dall’assunto principe della svalutazione dei valori. Nichilismo è, dunque, il processo storico nel corso del quale i supremi valori tradizionali – Dio, la verità, il bene – perdono il valore e periscono e la trascendenza pare persa. Come salvarci da questi tempi sempre più “U.S.A. e getta” – anche la coscienza e i sentimenti, disvivere più che vivere – ossia la vita quotidiana intesa quale consumo veloce, consunzione oscura, spendita e ricarico inerti, abbandono, cieca soddisfazione, sopraffazione? Lo si può fare attraverso le arti, la musica, la poesia. E’ la proposta del Teatro Verdi di Salerno, che stasera, alle ore 20, alza il suo sipario su “Le Cantiche di Gaia”, ospitando la prima assoluta del poema sinfonico multimediale, che vanta la regia e la direzione creativa di Antonio D’Addio. L’opera, una co-produzione Giorgia Vaj, WAY S.p.A. è una rilettura della Dante-Symphonie, la grandiosa composizione che Franz Liszt portò a compimento nel 1856, nell’arrangiamento per due pianoforti, ensemble vocale e percussioni di Johann Von Vègh, rivisitata da Nicola H. Samale e affidata al pianoforte ensemble, composto da Imma Battista, Tiziana Silvestri, Massimo Trotta e Rosalba Vestini al quale si aggiungono le percussioni di Gerardo Zitarosa e le otto voci femminili dirette da Marilù De Santo, formazione non nuova a questi progetti, che ricordiamo protagonisti di “Io…Sharazade” nell’ambito degli eventi della Fondazione Ravello. Il progetto visivo è strutturato in capitoli che rispettano la composizione dei movimenti dell’opera lisztiana e si avvale della fotografia di Marina Marchesi, del performer Rocco Serio, dei movimenti di scena creati da Massimo Vinti, dello Styling e Set Design di Alexa Chirila, che ci calerà in un viaggio iniziatico in cui si pone quale Lucifero, l’uomo contemporaneo, ovvero noi uomini della fine. Infatti, ad ogni capitolo corrisponde una suggestione visiva relativa ai personaggi e ai luoghi del viaggio, in una particolare costruzione di dialogo tra le ombre antiche e quelle contemporanee, in cui, le fiamme dell’inferno saranno prelevate da immagini di repertorio degli incendi degli ultimi anni, dal Vesuvio all’Australia, denunciando il tema della crisi climatica e il tema dei migranti, esplorando e attraversando la materia e la sostanza della madre terra “Gaia” che l’uomo abita e distrugge. Noi tutti insieme ai musicisti, agli artisti ci porremo in viaggio alla ricerca della Gioia, di Gaia, joie, che è in connessione con gaudium e che a sua volta proviene da getheo (gioire)e si compone del ghe della terra e del theo brillare, ma anche del muoversi, rapidamente. La gioia, però, ha anche la stessa radice di giocare, mentre la terra di γιγνώσκω, quindi di suonare e recitare, se intendiamo giocare come play. Ma cos’è la gioia? Sommandomi a tutti i viventi, la conosco veramente poco. Fermamente la credo uno degli elementi primordiali, assoluti, accanto all’aria, al fuoco, alla terra, all’acqua o molto meglio, all’etere e al tempo. Da quando vi fu la creazione, pienezza tra sapienza e conoscenza. Come andremo a riconquistare Gaia? “Pathendo” e attraversando, in visioni musicali, la selva oscura, la caduta di Lucifero che genera l’inferno, la caduta dei valori sociali del nostro tempo, la caduta dell’uomo nella perdizione, incontrando gli ignavi, che oggi sono coloro che osservano un crimine mentre viene commesso, ignava è l’Europa di fronte alle fughe per il Mediterraneo, “Caron dimonio” che ha gli “occhi di bragia” come i fari di imbarcazioni alla ricerca di salvezza nel Mediterraneo, e ancora Paolo e Francesca, simboli degli incendi che hanno distrutto la flora del pianeta negli ultimi due anni. Infine, l’incontro con Lucifero, riflesso di noi stessi. Riusciamo a riveder le stelle e dalla morte si ascende verso la creazione di una nuova coscienza, unicamente trasformando il proprio punto di vista, riconcependo la terra, Gaia, incrociando lo sguardo di Beatrice e Matelda, quindi ritrovando e ritornando alle proprie radici, dopo il fuoco umbratile della morte iniziante. Prima di raggiungere il paradiso terrestre l’uomo deve bagnarsi nei fiumi sacri. Ghiacci che si sciolgono rivelando la flora congelata denunciano l’innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacci. L’uomo che ritorna al Paradiso terrestre è diventato un unicum con la Madre Terra, Gaia. Si giunge così alla fine della grande fatica d’amore compiuta dagli artisti in palcoscenico che intoneranno il famoso Magnificat di un’opera della quale ascolteremo il doppio finale: l’uno grandioso, l’altro dominato da un’atmosfera colma di misticismo. Parità, ascolto, democrazia, amicizia, emozione saranno gli ingredienti di un’esecuzione che ci dovrà fare intravvedere il nuovo mondo. E il pubblico? Umanizzeremo queste emozioni, oggi, in un luogo particolare e amato quale è il massimo cittadino, condividendole tra loro, con gli artisti e con noi. Non v’è infatti “fenomeno”, ovvero “vissuto”, emozionale e non, che non sia tale perché è sentito come “mio”, proprio di un sé. Movendo le emozioni e ritrovandosi in esse, l’erosione del tempo scomparirà, i rapporti saranno nuovamente possibili, grazie alla differenza e al dialogo, che si risolverà in discorsi, racconti d’Amore, unico viatico valido per il futuro dell’ Umanità.

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