In marcia sul palcoscenico della vita

Scritto da , 30 novembre 2016
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Successo per la teatralizzazione dell’ultimo lavoro poetico di Claudio Tortora “Se…”, presentato al teatro delle Arti dagli attori Martina Iacovazzo, Antonello Ronga, Renata Tafuri e Cinzia Ugatti

 Di OLGA CHIEFFI

Fuori dalle regole dell’abituale reading, si è svolto nella giornata di domenica, la presentazione dell’ultima opera poetica di Claudio Tortora. Dopo “Semplicemente” e quell’ “Ehi!” datato 2006, i suoi esordi poetici, ci è giunto un “Se…” che continua sulla stessa traccia autobiografica. Il volumetto pubblicato dalle edizioni fiorentine della Phasar, ci dice del personaggio-autore, della sua dolente, a volte stupefatta, ed emozionata precisione di attimi, di incontri, di eventi microscopicamente abbaglianti, del suo essere nel mondo, molte e importantissime cose che i suoi versi, nella sua elementare forma, addirittura con passaggi in rima baciata, ci permettono di intravvedere a lampi, di indovinare. Ci offre, soprattutto, la misura intera, l’immagine a tutto tondo della “pazienza”, dell’amore che lo lega a tutte le cose e forme e apparizioni della vita, il mare, la luna, l’Italia, la famiglia, la notte, il vento, il mutare lentissimo e inebriante delle ore, delle stagioni, delle luci e, più ancora, alla folta, inesauribile varietà e verità delle voci e delle “figure umane”, in una simbiosi mite e piena, il desiderio di un mondo futuro senza classi sociali, né impalcature ideologiche, in cui intrattenere un rapporto di assoluta semplicità e parità, con i vivi e con i morti, con i potenti e con gli inermi, conquistando la libertà che è dell’artista. Non chiede per sé la felicità, Claudio, ma di essere solo briciole e centesimi, avendo la facoltà di contemplare, nelle briciole e nei centesimi, l’infinità dell’universo e il senso della vita umana. Così, nel nostro tempo, dove è così raro e difficile essere degli individui e volerlo rimanere, il poeta ci ha dato unicamente la sua individualità solitaria, nel momento in cui, finalmente in silenzio, scrive, parole, riflessioni che tutti, se ci fermassimo a pensare, intuiremmo, riuscendo ad incontrare noi stessi. Dietro queste pagine, ad una lettura superficiale, casuali, si nasconde una sorta di religiosità sottratta a qualsiasi rovello metafisico, consumata a volte con indignazione, a volte in grande letizia, con la realtà, dentro la realtà. Un viaggio, quello di Claudio Tortora, che in diciassette miniature, da “Percorsi” a “C’è un solo modo”, da “Noi per sempre”, a “Suggerimenti”, lo porta sulle tavole del palcoscenico, insieme al suo pubblico, in cui lui riconosce l’unica, l’ultima verità. Intenso il reading diretto da Andrea Carraro, il quale ha organizzato con quattro spiriti guida, simpatiche epifanie, impersonate da Cinzia Ugatti, Renata Tafuri, Antonello Ronga e Martina Iacovazzo, una performance itinerante che ha portato gli spettatori, nei posti più ascosi del teatro, luoghi di vita e memoria dell’ autore, dal foyeur alla cabina suoni e luci, sino alle quinte e, quindi, il gran finale al centro del palcoscenico, sotto i riflettori, in quel cerchio magico ove tutto può avvenire. E’ colta la regia di Andrea Carraro, sulle tracce del nuovo teatro d’avanguardia, capace di presentare un testo poetico, che può essere anche violento o provocatorio, ma che reca in sé una funzione immediatamente culturale e critica: l’intervento del pubblico, si è trasformato, così, da sogno teatrale in una realtà non solo vivente, ma anche rappresentabile, in cui autori e attori si sono ritrovati immediatamente uniti all’uditorio, qualunque esso fosse. La funzione teatrale non viene, in questo modo, più considerata come il risultato di un ordine prestabilito, ma di una manipolazione e di un’interpretazione, in prima persona del poeta che sarà contemporaneamente autore e spettatore, “protagonista”, attraversando, col suo pubblico, il palcoscenico della vita.

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