In cella come una bestia: detenuto risarcito

Scritto da , 14 febbraio 2013
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 Sottoposto ad un trattamento carcerario contrario ai principi costituzionali nonché a quelli affermati dalla Corte  Europea dei diritti dell’uomo e per questo risarcito dal Ministero dell’Interno. E’ una clamorosa sentenza del Giudice di Pace di Salerno a riconoscere le pessime condizioni di detenzione del carcere di Fuorni dove i detenuti sono costretti a subire un trattamento simile a quello delle bestie. La storia, analoga a tante altre che restano purtroppo senza giustizia, è quella di Massimo Fattoruso, rinchiuso per anni in una cella del carcere di Fuorni con altre sette persone ai limiti della sopravvivenza. Una detenzione trasformata in un calvario e portata in un’aula di tribunale dai suoi legali, gli avvocati del foro di Nocera Gaetano e Michele Sessa che, finalmente, sono riusciti ad ottenere giustizia. La sentenza, passata in giudicato, è quella del 31 maggio 2012 con la quale i giudici condannano lo Stato Italiano, attraverso il Ministero dell’Interno, al pagamento della somma di mille euro.
La motivazione della condanna sta proprio nel sovraffollamento della prigione, in quanto il tribunale ha ritenuto esistenti e fondate le pessime condizioni evidenziate dal detenuto rinchiuso dal 24 ottobre 2010 nel penitenziario cittadino. «La cella – ha affermato Fattoruso nel corso del procedimento giudiziario – dovrebbe contenere tre persone ma ne contiene otto. Non c’è possibilità di lavarsi adeguatamente poiché il bagno è costituito da una tazza ed un lavandino contenuti in meno di un metro quadro di cella. All’interno della stessa non vi è acqua calda ed è permesso fare la doccia solo una volta alla settimana. Il bagno è un vano annesso alla cella separato da una porta che non può essere chiusa. Nella struttura non esistono corsi idonei che possano garantire il reinserimento nel mondo del lavoro. Anche l’assistenza sanitaria è insufficiente in quanto scarseggiano medicinali e solo due volte alla settimana è possibile prenotare la visita medica. Nel carcere di Fuorni sono detenuti nella stessa cella detenuti sani e detenuti affetti da patologie mediche gravi quali epatite o aids». Le dichiarazioni di Fattoruso sono poi state confermate nel corso del procedimento da un altro detenuto che ha fatto luce sulle pessime condizioni vigenti nel penitenziario cittadino dove «la vita si riduce a 20 ore al giorno chiusi in una cella» e dove si è costretti a dormire per sei mesi nelle stesse lenzuola in condizioni igieniche inesistenti. «Alla pulizia della cella – ha spiegato il detenuto – provvediamo personalmente ma dobbiamo acquistare a nostre spese i detersivi nonché la carta igienica». Da quanto esposto – si legge nella motivazione dei giudici – ne discende una illegittima ed incostituzionale restrizione della libertà personale quale diritto inviolabile della nostra Carta Costituzionale». Grande soddisfazione è stata espressa dai legali. “Si tratta di un traguardo importante non solo per il nostro studio dal punto di vista professionale – commentano gli avvocati Sessa – ma soprattutto dal punto di vista etico e morale per l’intera società. Questa sentenza potrebbe infatti aprire la strada a numerosi ricorsi che, secondo quello che ho potuto constatare di persona, potrebbero trovare sempre fondamento in una situazione a dir poco vergognosa e lesiva della dignità della persona, pur se colpevole di un qualsiasi tipo di reato”. ?

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