Imprenditore rovinato dal migliore amico

Scritto da , 13 gennaio 2017

Pina Ferro

 

Messo in ginocchio da quello che considerava il suo miglior amico tenta due volte il suicidio. Mai avrebbe immaginato che quello che considerava il suo braccio destra uno di cui fidarsi ciecamente gli avrebbe tolto tutto: soldi, azienda e casa. Ora la vicenda approda in tribunale. Tra quanche settimana il gup Zambrano dovrà pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione del procedimento. Archiviazione che è stata impugnata dall’avvocato Francesco Oliveto che difende Antonio Ceccarelli, vittima del raggiro. L’uomo è un salernitano, sposato e residente nella zona orientale, affetto da disturbo bipolare. Ceccarelli, era un imprenditore. Grazie a non pochi sforzi, alcuni anni fa, mette in piedi una ditta individuale che si occupa della pulizia di fogne e non solo. Un’attività che lo tiene impegnato per gran parte della giornata e che piano cresce al punto da dover assumere del personale per far fronte alle richieste di intervento che riceve quotidianamente. Ceccarelli, però si occupava solo del lavoro in se. Per la parte burocratica: versamenti, contributi, tasse si era avvalso di Emilio Martino, un ragioniere salernitano, che dopo aver conosciuto Ceccarelli era addirittura entrato in società. Tra i due nasce un legame molto forte. Antonio Ceccarelli si fida ciecamente del professionista e non batte ciglio su nessuna delle sue decisioni o del suo operato. Fino a quando….
Un giorno Ceccarelli si ritrova di fronte gli agenti di riscossione che vantano un credito, per imposte non versate, pari a 500mila euro. Una notizia che arriva come una doccia fredda per l’imprenditore che non immaginava di dover fare i conti con una situazione simile. Comincia da questo momento una situazione di crisi che diventa ingestibile fino ad arrivare al tracollo a seguito di alcuni lutti che Antonio Ceccarelli vive nel giro di pochi mesi: prima la morte del fratello e successivamente quella del papà. Da questo momento per l’imprenditore comincia un periodo di grave crisi. Il socio dal canto suo dice all’imprenditore di non averlo informato in merito al debito con l’erario perchè temeva per la sua salute in quanto sapeva che Ceccarelli era un soggetto ansioso. Ma Emilio Martino, secondo l’accusa, fa di più cerca di trovare una soluzione alla problematica e propone al socio vendere le proprie abitazioni, in modo da avere soldi per estinguere debito, attraverso un legale. Ceccarelli non ci pensa due volte e accetta la proposta del ragioniere convinto che stava agendo per il bene di entrambi e della società. Pochi giorni e l’imprenditore conferisce la Procura a vendere. E, nonostante alcune titubanze anche la moglie dell’imprenditore firma la procura a vendere per circa 400 mila euro (la casa era in comunione di beni). Ceccarelli era proprietario di una casa ristrutturata di circa 150 metri quadri situata a Pastena. Era il 2011. Il legale a cui viene conferita la procura a vendere è Alessandro Santoro, coindagato. All’improvviso cambiano agenzia immobiliare e nel giro di pochissimo trovano a vendere la casa a circa 240mila euro. Ma a sorpresa tra il preliminare e l’accordo definitivo Ceccarelli viene nuovamente convocato dall’amico Martino. Nel frattempo Ceccarelli era caduto in uno stato di profonda depressione e non aveva più al lavoro e comincia a fare uso di stupefacenti. Cosa questa che era ben nota allo pseudo amico. Quest’ultimo dopo aver convocato l’imprenditore gli fa firmare una ricognizione di debito, attraverso la quale lui e la moglie (Ceccarelli firmò anche per lei a sua insaputa con autentica da parte dell’avvocato) si riconoscevano debitori nei confronti di Martino per una somma pari proprio al prezzo di vendita dell’abitazione. L’avvocato in tale circostanza viene anche nominato procuratore specifico per procedere, nel momento in cui si fa il definitivo a procedere a liquidare il debito di Martino. Un debito, ovviamente, senza neanche una causale. Dalle verifiche è emerso che il dovuto all’erario ora era di circa 30mila euro. E, la somma della vendita della casa non sono stati utilizzati per estinguere tali debiti così come era stato stabilito. Il giorno dopo la firma della procura Ceccarelli tenta il suicidio con azioni autolesionistiche. Tentativo che ripete a distanza di circa due anni conficcandosi una lama nell’addome.
C’è stata una prima richiesta di archiviazione che è stata impugnata dal legale dell’imprenditore e accolta. Il gip ha nominato un consulente per verificare sia lo stato di salute dell’uomo che dello stato dei debiti. Il consulente della Procura esclude la patologia e parla solo di lieve forma di depressione trascurando i documenti prodotti dal legale della vittima. Ora si attende la decisione del Gup Zambrano

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