Illecito smaltimento dei rifiuti, 15 arresti

Scritto da , 28 Febbraio 2019
image_pdfimage_print

Il meccanismo era semplice: incassare soldi con il ritiro di tonnellate di rifiuti da smaltire, stoccarli illegalmente in capannoni sparsi per il nord Italia, infine bruciare tutto. “Il guadagno era netto”, come ha sottolineato il capo della Direzione distrettuale antimafia Alessandra Dolci (nel riquadro) . E sono tanti i soldi passati per i conti delle societa’ scoperte dall’indagine “Venenum” della Dda di Milano, un lavoro partito dall’incendio del deposito rifiuti di via Chiasserini del 14 ottobre 2018 e che oggi ha portato all’esecuzione da parte della Squadra mobile di un’ordinanza di custodia cautelare per 15 persone (8 in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 3 con l’obbligo di dimora nel comune di residenza). La titolare dell’area era la I.P.B. Italia Srl e secondo i pm Silvia Bonardi e Donata Costa sarebbe transitato un guadagno di 1.086.000 euro, cifra che e’ stata oggetto di sequestro preventivo. Ancora da quantificare, invece, il ricavo illecito delle altre societa’ coinvolte. Tra i destinatari dei provvedimenti ci sono imprenditori, amministratori e gestori di societa’ operanti nel settore dello stoccaggio e smaltimento rifiuti, intermediari e responsabili dei trasporti. Alcuni hanno precedenti per smaltimento illecito. I reati, a vario titolo, sono attivita’ organizzate per il traffico illecito di rifiuti, attivita’ di gestione di rifiuti non autorizzata, intestazione fittizia di beni e calunnia. Non e’ contestata l’aggravante mafiosa anche se alcuni potrebbero aver avuto legami con la criminalita’ organizzata. Sono 37mila le tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente dal gruppo, per lo piu’ appartengono alla classe CER 191212, provengono dalla raccolta dei rifiuti domestici (comprese le piazzole ecologiche) e dalle attivita’ produttive artigianali. “Per dare un’idea della quantita’ – ha spiegato il capo della Mobile milanese Lorenzo Bucossi – basti pensare che i metri cubi corrispondono a un campo di calcio alto cinque metri”. Il 38 per cento del totale proveniva da Napoli e Salerno , non a caso due degli arrestati sono titolari di aziende intermediarie per lo smaltimento con sede nel Casertano. Oltre al sito di via Chiasserini gli investigatori hanno individuato altri capannoni appositamente affittati dagli indagati (anche servendosi di “teste di legno”) a Fossalta di Piave (Venezia), a Meleti (Lodi) e Verona San Massimo (Verona). Pur non essendo ancora stato individuato il colpevole dell’incendio del 14 ottobre, il gip Giusy Barbara scrive che e’ “altamente probabile” che “sia servito per smaltire illegalmente gli stessi rifiuti” e precisa che nonostante il sopralluogo di pochi giorni prima nell’area “non si era proceduto al sequestro perche’ il funzionario di Citta’ Metropolitana “era privo della qualifica necessaria al compimento di quell’atto” e gli operatori della Polizia Locale che lo avevano accompagnato “avevano ritenuto necessario” verificare se, come era stato riferito, quei rifiuti fossero davvero stati lasciati da chi aveva occupato il capannone in precedenza. In manette con l’accusa di essere “promotore ed organizzatore del traffico di rifiuti”, Aldo Bosina, di 55 anni, amministratore della Ipb Italia srl, indagato anche per calunnia perche’ “sapendolo innocente, ha simulato tracce del reato di gestione illecita di rifiuti a carico di un dipendente straniero della societa’”. In una intercettazione spiega alla segretaria come sbarazzarsi del computer contenente dati compromettenti buttandolo in un bosco, dove poi sara’ trovato dagli investigatori. In un’altra registrazione uno degli arrestati, pochi giorni prima del rogo di Chiasserini, risponde cosi’ al suo interlocutore che gli domanda come procedono le operazioni di smaltimento: “Va tutto bene, faremo il botto”.

Redazione Cronache

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->