Ilardi: Il vincolo? «E’ di tutela non di inedificabilità»

Scritto da , 20 Ottobre 2012
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In principio era lo “scasso di Pastena”. Poi dal 1989 la prima intuizione ed ipotesi di riqualificazione di quell’area. Da lì il Polo Nautico ed ora il porto. In breve la storia di quell’area orientale della città di Salerno. Praticamente la più densamente popolata e dall’altra parte la più vergine sotto il profilo della trasformazione.  L’ingegnere Antonio Ilardi porta avanti il progetto per la realizzazione del porticciolo (seppur tanto piccolo non è) partito del lontano 1989 e che ora dovrebbe vedere l’avvio dei lavori. Facendo un calcolo 1989-2012 dopo oltre venti anni qualcosa dovrebbe muoversi.  Qualche giorno fa Ilardi ha incontrato anche i pescatori del quartiere salernitano e pare che ci sia stata condivisione anche dalla loro parte, dopo le rassicurazioni da parte degli investitori.
Ma allora ingegnere tutta questa attenzione?
«Il progetto è ben noto da anni ed anni. Dalla prima ipotesi del 1989 al 2012 è passato del tempo ed ogni passo è stato comunicato, pubblicizzato e condiviso non solo dagli investitori privati ma anche dagli enti pubblici. Stiamo realizzando un’opera che cambierà la conformazione del quartiere che diventerà vivo e offrirà posti di lavoro e sviluppo».
Non è che la lunga onda (dunque la maggiore attenzione) partita con il Crescent ed ora finita con la variante al Puc ha travolto anche voi? Tra l’altro nei grafici presentati di recente si è visto il nuovo porto di Pastena.
«Vanno fatte delle distinzioni. Noi non costruiamo case, come sta avvenendo altrove, bensì mettiamo a disposizione dei capitali ed investiamo per opere produttive. Penso anche io (ed è qualcosa che evidenziai già all’atto della presentazione del Puc) che ci sia un surplus di abitazioni ma è tutt’altra cosa. Sintetizzando solo due gli investimenti produttivi a Salerno: il porto di Pastena e Marina d’Arechi. Per il resto sono abitazioni».
Dunque queste sono le vere opere che cambiano il passo sotto il profilo economico di questa città
«Certamente sì. Non ho mai sentito qualcuno che voglia mettere una fabbrica qui. Tranne Amato che ha ripreso la produzione, insediamenti industriali non ne vedo. Allora va fatta una scelta: utilizzare il mare per lo sviluppo della città. I porti turistici servono a ciò, soprattutto qui che siamo alle porte della Costiera Amalfitana. Praticamente noi stiamo realizzando un piccola Montecarlo in una zona orientale che merita la giusta considerazione».
Ed il vincolo?
«Anche in questo caso c’è da fare chiarezza: in questa zona non esiste un vincolo di inedificabilità, bensì c’è un vincolo di tutela».
Ossia?
«C’è bisogno del parere della Soprintendenza. E noi  ne abbiamo ottenuti due. Non c’è nulla di strano, anzi se c’è il parere della Soprintendenza significa che il progetto risponde alle caratteristiche. Ma sono pronto ad ogni confronto. Anzi anticipo: tra breve organizzeremo un concorso d’idee per la realizzazione di una scultura da installare al centro della nuova piazza ed abbiamo intenzione di invitare anche Italia Nostra e saremo favorevoli ad accogliere loro proposte una loro collaborazione».
Assomarinas nell’ultima assemblea ha lanciato un allarme: basta porti…
«C’ero anche io a Castellammare ed ho dato il mio voto favorevole. La crisi naturalmente ha colpito anche i porti e si è voluto mettere un freno alla nuova costruzione. Serve appunto per salvaguardare i progetti in via di realizzazione, come appunto il porto di Pastena».

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