Il verso meditativo di Floriana Coppola

Scritto da , 23 Febbraio 2019
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Appuntamento questa mattina a Palazzo Fruscione per la presentazione del volume “Cambio di stagione ed altre mutazioni poetiche”

Di OLGA CHIEFFI

Saranno Gemma Criscuoli, docente e critico teatrale, legiornaliste Piera Carlomagno, Concita De Luca ed Erminia Pellecchia, le docenti Silvia Siniscalchi, Rossella Nicolò e Dina Gallo, questa mattina alle ore 11, a palazzo Fruscione, in occasione della chiusura della mostra di Antonio Ciriaci, “Mytho’s Portraits /Gli Archetipi”, alle ore 11,00, a presentare l’ultima opera di Floriana Coppola “Cambio di stagione ed altre mutazioni poetiche” (oèdipus 2017). Questo che intende sviscerare il binomio Donna-Poesia e vedrà la partecipazione di MaraM, al secolo Mara Maglione che terrà un workshop performativo dal titolo Legami, intorno alle 10,20. MaraM, si esprime, infatti, prevalentemente con performances che assumono spesso e volentieri la dimensione auratica del rito. I suoi gesti minimi, ma densi di significato, attingono a piene mani al serbatoio dell’inconscio collettivo e portano alla luce, trasponendoli in metafore, i meccanismi latenti della psiche. La poesia di Floriana Coppola emerge dal pozzo/fondo più segreto. Dal dolore alla meraviglia, dalla malinconia al senso di appartenenza, dalla tristezza alla gioia, dallo smarrimento esistenziale al coraggio epico di far fronte alle difficoltà, agli ostacoli che la vita ci presenta. Il suo verso è una ricerca semantica e fonica, musicale, che si affina sempre più: parole che sono in un certo senso una materia che va plasmata, trasformata per aderire il più possibile ad una percezione che fa da motore al verso e l’idea concentra in se stessa più nature: filosofica, esistenziale, espressiva. L’importanza dei versi della Coppola, non sta unicamente nella loro forza poetica ed estetica, ma anche nella capacità di sollevare questioni critiche. I versi ci attirano verso ciò che sopravvive e persiste come risorsa culturale e storica, capace di resistere, turbare, interrogare e scardinare la presunta unità del presente.

 

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