Il vaccino, il calvario e poi l’omeopatia

Scritto da , 8 agosto 2017
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PINA FERRO

«Ho sempre avuto fiducia nella medicina tradizionale, ma con mia figlia Aurora dopo la somministrazione del vaccino le cose sono sempre andate a peggiorare fino a quando, stanca e avvilita comuncio a considerare altre strade alternative alla medicina tradizionale. Sono rinata insieme a mia figlia Aurora». Lucia è una mamma-libero professionista «sono consapevole del fatto che la vaccinazione è stata utile in passato per debellare delle malattie importanti ed è utile ancora oggi anche per salvaguardare le persone più vulnerabili. Ho due figli. Il primo ha fatto tutte le vaccinazioni anche quelle per la meningite, residua solo il tetano che farà a 15 anni, ma solo se io e mio marito lo riterremo opportuno in relazione alle consapevolezze acquisite in questi ultimi anni, alle condizioni fisiche del ragazzo, e anche in considerazione del fatto che si tratta di un vaccino che va ad incidere solo sulla sua sfera personale, visto che il tetano non è contagioso». Lucia non ha seguito la stessa strada per la seconda bambina.«Con Aurora, come ho fatto per il primo, mi sono recata puntuale e precisa, come un soldatino diligente, all’Asl per le vaccinazioni. Alla prima vaccinazione La mia bambina aveva circa 60 giorni e pesava, se non ricordo male, intorno al 3 kg e mezzo, di istinto dissi ai medici che avrei voluto rinviare la vaccinazione di qualche mese, in modo da consentire alla piccola di prendere un po’ di pesò in più. I medici mi dissero che il peso non era un problema e somministrarono il vaccino. La sera della vaccinazione mia figlia ebbe la febbre a 39 e mezzo, irrigidimento degli arti inferiori e superiori (sembrava un paletto), piangeva isterica e inconsolabile e saltò tutte le poppate (io allattavo al seno). Chiamai il pediatra di base e l’Asl e entrambi mi dissero che era tutto normale. La febbre passò dopo tre giorni e, dopo tre lunghi giorni, passò anche L irrigidimento agli arti e l’isterismo. Mi tranquillizzai. Tuttavia l’ appetito non tornò e mia figlia divenne stitica oltre ogni dire. Passavo le giornate a somministrare cucchiaini di latte artificiale, perché non voleva più succhiare dal seno, ma quasi sempre dopo poco vomitava. Mia figlia non prendeva peso e di notte respirava male. Arrivò un ricovero a 4 mesi. In ospedale fecero a mia figlia tutti gli accertamenti ed emerse il fegato di un “vecchio ubriacone” (transaminasi alle stelle, ferro e bilirubina bassissimi e altri valori alterati)». A questo punto cosa fece? «Consultai l’epatologo in ospedale, il quale mi disse che il vaccino dell’epatite b, tra l’ altro, unito a gli altri vaccini somministrati contemporaneamente, poteva aver creato il problema. Guardai stordita l’epatologo perché per me era impossibile che un innocuo e salutare vaccino potesse comportare problemi, pensai onestamente che era poco preparato. Lo stesso epatologo, assieme ad un pediatra dell’ala alto rischio dell’ospedale San Leonardo di Salerno, mi dissero che l’effetto del vaccino sarebbe passato con lo svezzamento. Lo svezzamento non riuscivo a realizzarlo, la bimba non voleva mangiare, io persi definitivamente il latte e lei vomitava il latte artificiale e ogni altra cosa provassi a darle. Con questo quadro mi recai diligentemente all’Asl per il secondo ciclo vaccinale, mi venne detto che era tutto “normale” e le fecero il vaccino. Tuttavia le mie giornate non erano “normali”, trascurando tutto il resto (lavoro, altro figlio, marito, parenti, cure mediche personali, ecc) trascorrevo le ore nel tentativo di alimentare un po’ mia figlia, di risolvere la sua gravosa stitichezza e, a 7 mesi iniziai a somministrarle vitamine, proteine e integratori di ogni tipo, perché la mia bimba non cresceva e non mangiava e se mangiava vomitava. A 8 mesi la situazione peggiorò. La bambina iniziò ad essere affetta anche da perenni e violente otiti, broncospasma, laringospasma, placche alla gola, gastroenteriti. La bimba non usciva di casa eppure si ammalava, finiva un ciclo di antibiotico e dopo 2 giorni ne aveva di nuovo bisogno. Con i farmaci eliminavo il sintomo ma non la causa». Poi cosa è accaduto? «A 9 mesi non so cosa accadde ma la bimba fece la prima pappa decente e continuò a mangiucchiare, ma vomitava ancora spesso e aveva attacchi di mal di pancia. Su parere dei medici iniziai a somministrare antistaminici e mucolitici quotidianamente, ma la bimba continuava ad ammalarsi e non dormiva . Il suo sonno era tormentato da malesseri di vario tipo ad alternanza: tosse insistente, difficoltà respiratorie, mal di pancia, vomito, laringospasma, broncospasma, otiti, gastroenterite, febbre alta, Muchi vischiosi ed elastici che non riusciva ad espettorare e che spesso, improvvisamente, diventavano fluidi fuoriuscendo dagli occhi e dalle orecchie. Il tempo passava così, senza tregua, ormai era diventato tutto “normale” ed io ero distrutta. L unico aspetto positivo era che, anche se con grande fatica, sempre più pasti andavano a buon fine. Rifeci gli esami e alcuni valori iniziarono a rientrare. Poiché sono una persona fermante ottimista e fiduciosa nella medicina tradizionale, nonché ligia ai doveri verso i miei figli e verso il mio Stato, iniziai a pensare che le cose sarebbero andate meglio e mi recai alla terza convocazione per la somministrazione dei vaccini. I medici sopportarono il mio racconto a fatica e ritennero che il quadro di mia figlia non era niente di che perché “così crescono i bambini” e somministrarono gli altri vaccini. Ma la situazione peggiorò. Per farla breve, fino a due anni e mezzo, mia figlia è stata farmaco dipendente. Ero costretta a “dormire” con la scatola di bentalan sul comodino e l’erogatore di areosol pronto per l’uso. Spesso chiamavo l’ospedale nel cuore della notte. La bimba iniziò a vomitare ancora più di frequente ed era nuovamente inappetente e cronicamente stitica. Avevo paura di tutte le medicine che davo a mia figlia, iniziai a pensare che se davvero il suo fegato era intossicato con tutte quelle medicine si sarebbe intossicato ancora di più, ma non avevo scelta, senza farmaci le otiti non sarebbero passate, così come le placche e i broncospasma (menomale che c’era il farmaco tradizionale, quando è necessario va usato). Ormai mia figlia era in un circolo vizioso. Un giorno esasperata chiamai Asl e un medico, dopo avermi ascoltata con cortesia, mi disse che avrei fatto bene a farle anche il vaccino per la varicella, costava poco, e mi garantiva l’ immunità da una malattia che porta problemi ai bronchi. Chiusi la telefonata che ero molto perplessa, ma allora non capivo bene il perché. Il mio pediatra privato mi disse che assolutamente non dovevo fare il vaccino per la varicella, la bimba era già troppo provata e debole. La situazione continuò a peggiorare. Io e mia figlia non uscivamo più da casa (con gravi conseguenze per il mio lavoro), ormai il pediatra veniva a visitarla a domicilio almeno una volta a settimana e spesso mi dava indicazioni via telefono, tanto ormai erano “normali” i suoi cicli di malesseri, bastava prendere il farmaco di turno e il sintomo passava per un due -tre giorni. Mi sentivo inadeguata, esausta e avvilita. A due anni e otto mesi ben due specialisti mi dissero che sospettavano che mia figlia fosse affetta da mucoviscidosi e che avrei dovuto eseguire i test sul sudore a Cava dei Tirreni o a Genova. Quando sentii il termine “mucoviscidosi” lo cercai su internet (mucoviscidosi: fibrosi cistica, malattia mortale) e le mie ginocchia si piegarono, mi sentii arrabbiata e “ignorante”. Ignoravo troppe cose, incominciavo a percepirlo, c’era qualcosa che non mi tornava. Incominciai a valutare la tesi della intossicazione del fegato per via del vaccino, iniziai a documentarmi sulle reazione avverse e sui sintomi. Pensai che era il momento di non affidarmi più “ciecamente” . Insomma qualcosa scattò in me. Incomincia a pensare con la mia testa e a cercare la causa dei malesseri di mia figlia. Lessi, e mi venne detto da esperti in materia, che la permeabilità intestinale -intolleranze, le frequenti gastroenteriti, le otiti, ecc. erano sintomi di reazione avversa al vaccino e pensai che il punto di partenza era la disintossicazione. Se i farmaci l’avevano intossicata (vaccini, cortisoni, mucolitici, antistaminici, ecc.) adesso io dovevo disintossicarla. Ma come? I medici che seguivano mia figlia mi dissero che la disintossicazione poteva avvenire solo con la crescita. Io pensai che forse dovevo migliorare l’alimentazione della bimba. Feci prima dei test sulle allergie alimentari e sulle intolleranze. Uscì che mia figlia non era allergica a niente ma era intollerante a quasi tutti gli alimenti. Aveva una permeabilità intestinale molto compromessa . Il mio pediatra(sempre privato, perché tutto questo mi ha portato a spendere fiumi di soldi in medici e medicine) disse di non togliere nessun alimento dalla dieta della bimba perché le intolleranze sarebbero passate da sole “con la crescita”, Ma io avevo solo quella speranza, L altra strada era quella di continuare a somministrare fiumi di medicine e fare il test sul sudore. Forse fu la paura di ricevere una diagnosi positiva della malattia ipotizzata che mi “sveglio’ dal torpore mentale”. Mi rivolsi ad un eccellente naturopata -nutrizionista che sposò il caso di mia figlia. Quando arrivai al suo studio e mi iniziò a parlare della omeopatia guardai mio marito molto sconcertata. Non credevo nell omeopatia, la mia mente schematica aveva bisogno della medicina tradizionale e comunque prima di allora avevo sempre pensato che l’omeopatia fosse una grande presa in giro. Eppure quale altra strada avevo da tentare? Mi sentivo una matta disperata che si rivolge ad un mago cercando la guarigione. Accettai la sfida, mi dissi che al massimo avrei migliorato l’ alimentazione di tutta la famiglia seguendo un naturopata nutrizionista e che un po’ di omeopatia non avrebbe potuto peggiorare le cose. Mi ero data due mesi di prova poi sarei andata a fare i test sul sudore a mia figlia per verificare se davvero avesse la fibrosi cistica. Ebbene con la dieta tassativamente naturale, con alcuni prodotti omeopatici (tra i quali ribes nero) e con delle cure vitaminiche di D3, B12, mia figlia subi’ una metamorfosi in soli venti giorni. Ero incredula. Sono stati venti giorni “strani” per me. Nella prima settimana non cambiò molto e l’omeopata non mi fece sospendere nè l’ antistaminico e nè i mucolitici, la piccola ebbe anche un broncospasma. Tuttavia mano mano che mia figlia mangiava come indicatomi dal naturopata (niente latte, niente alimenti industriali, niente farina bianca, niente zucchero bianco, niente allergeni, conservanti, coloranti, ecc) la vedevo stare meglio e dopo i primi dieci giorni nessun sintomo preoccupante. Dieci giorni senza antibiotico per me era già un successo e mi entusiasmai. Passavo le giornate alla ricerca degli alimenti più naturali e a cucinare cereali antichi (attenzione non biologici ma naturali), e dopo 15 giorni presi coraggio ed inizia a scalare le gocce di antistaminico che sostituii gradualmente con il ribes nero, tolsi anche i mucolitici e li sostituii con un altro prodotto omeopatico. In 20 giorni tolsi tutti i farmaci. Credo che la combinazione omeopatia -alimentazione sia stata la strada vincente per la disintossicazione. Ci sono voluti molti mesi prima che mia figlia non avesse più alcun sintomo, ma in quei mesi non prese più alcun farmaco, solo rimedi omeopatici. Tutto questo avvenne sotto la supervisione del mio pediatra privato. Oggi è un piacere vedere mangiare mia figlia, lei paga ancora un po’ il prezzo di quanto accaduto ma sta bene, ha ancora una permeabilità intestinale compromessa, cerco di evitare l’alimentazione industriale ma da quando ho iniziato questo bel percorso non ha mai più avuto una otite o un broncospasma o altro. In questi 3 anni mia figlia Ha avuto solo la Varicella che ha superato senza antivirale, dopo un po’ di febbre e i rituali sfoghi per un dieci giorni. Si, mia figlia ha avuto la varicella e l’ha superata come un raffreddore, vorrei dirlo a quel medico Asl che mi consigliò insistentemente di fare il vaccino in quella fase delicata, ringrazio il pediatra dell’alto rischio di Salerno, che mi seguiva allora, per avermi ben consigliato in merito». Quindi ha abolito i farmaci tradizionali? «A casa ho un bel kit (tachipirina , bentalan, antibiotici, antistaminico, ecc.), sono molto attenta a rinnovarli alla scadenza che utilizzerò se sarà necessario, perché ho grande rispetto per la medicina tradizionale e per i farmaci, ma prima di arrivare al farmaco cercherò sempre prima di usare i rimedi naturali, anche quelli della “nonna”. Sono libera di farlo. Insomma la lezione mi è servita. Oggi ho delle importanti consapevolezze. Dopo quanto mi è accaduto, ho la presunziome di dire che ogni genitore deve essere libero di capire i rischi e i vantaggi di ogni farmaco somministrato al proprio bimbo e quindi, in merito ai vaccini, è necessario che ogni genitore Abbia la possibilità di concordare con medici preparati il momento opportuno per vaccinare Il proprio figlio e di scegliere se non fare un vaccino o se farlo in monodose o in dose esavalente, previa consultazione con medici preparati in fatto di reazioni avverse e previe analisi pre vaccinali. Sono una donna che sostiene il proprio paese pagando fiumi di tasse e reclama le sue Libertà – diritti fondamentali. Adesso sono consapevole e farò la mia scelta consapevole eseguendo analisi pre vaccinali e pretendendo il vaccino monodose. Solo a queste condizioni valuterò se vaccinare, altrimenti sceglierò di impugnare la sanzione. Anche io come altri genitori travolti da anni di sofferenze non ho fatto azione di risarcimento, ero troppo presa dalla voglia di strappare mia figlia, e la mia famiglia, da quel “girone infernale”».

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