Il tesoro dell’Isis a Salerno, il Cairo invia in città una delegazione del Ministero delle Antichità

Scritto da , 29 maggio 2018
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Pina Ferro

La Procura generale de Il Cairo invia rogatoria per verifica autenticità dei reperti sequestrati nel porto di Salerno. Una delegazione del ministero delle Antichità egiziano potrebbe giungere in Italia per verificare l’autenticità dei 118 reperti archeologici provenienti dall’Egitto sequestrati in un container nel porto di Salerno. E’ quanto disposto dal procuratore generale egiziano, Nabil Sadeq. In un comunicato, la Procura generale dell’Egitto rende noto che “una rogatoria è stata inviata alle autorità giudiziarie italiane affinché prendano tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei reperti e fornire tutti i documenti e le informazioni necessari” sulla vicenda. Il 24 maggio scorso, il ministero degli Esteri egiziano ha negato quanto riferito dai media riguardo al sequestro da parte delle autorità italiane di reperti archeologici trovati in un container nel porto di Salerno che sarebbe appartenuto all’ambasciata egiziana a Roma o a uno dei suoi membri. In una dichiarazione, il portavoce del dicastero, Ahmed Abu Zeid, ha chiarito che i carabinieri del comando per la Tutela del patrimonio culturale di Napoli hanno informato l’ambasciata egiziana a Roma il 14 marzo scorso, del ritrovamento di 23.700 reperti archeologici, tra cui 118 egiziani, in un container diplomatico sequestrato nel porto di Salerno nel 2017. Secondo Abu Zeid, l’ambasciata ha subito preso provvedimenti inviando le fotografie dei reperti alla sezione culturale del ministero degli Esteri al Cairo che le ha consegnate al ministero dei Beni archeologici in modo da indagare sulla natura di tali manufatti e per fornire risposte e chiarimenti alle autorita’ italiane in modo da completare le indagini. Zeid ha poi aggiunto che l’ambasciata egiziana a Roma ha operato in contatto con il vicecomandante dei carabinieri del comando per la Tutela del patrimonio culturale e con il ministero degli Esteri italiano per chiarire se il carico era salpato dal porto di Alessandria d’Egitto o se era solo passato da quello scalo per poi dirigersi in Italia. Inoltre, l’ambasciata egiziana a Roma ha contattato le autorita’ italiane per avere informazioni sul mittente, la nazionalità del diplomatico destinatario del carico e la data effettiva di spedizione. La parte italiana ha aggiunto di essere in contatto con l’amministrazione della dogana del porto di Alessandria, precisando che i reperti sono stati scoperti lo scorso anno e che “la spedizione non era destinata ad un diplomatico egiziano, ma a un cittadino italiano”. Secondo quanto riferito dal portavoce del ministero degli Esteri egiziano, la parte italiana ha “promesso di fornire ulteriori chiarimenti riguardo la data della spedizione e il mittente il prima possibile dopo aver avuto i permessi necessari degli inquirenti”. Zeid ha aggiunto che il ministero degli Esteri egiziano “segue con la parte italiana tramite l’ambasciata d’Egitto a Roma la questione al fine di fare chiarezza e punire i responsabili del contrabbando di reperti egiziani se sarà confermata la loro autenticita’”.I 118 reperti egiziani trovati a marzo 2017 a Salerno “sono autentici, ma non risultano nei registri del ministero delle Antichita’” del Cairo. E’ quanto dichiarato il 25 maggio scorso da Shabaan AbdelGawad, direttore generale per i Beni archeologici recuperati del ministero delle Antichita’ egiziano. “I manufatti sono autentici, ma non figurano” negli archivi del dicastero, ha affermato Abdel-Gawad. Questi ha aggiunto che si tratta di reperti di epoca preistorica, greco-romana e musulmana “non trafugati dai musei, ma probabilmente trovati in scavi clandestini in siti archeologici”. Per Abdel-Gawad, i manufatti sequestrati a Salerno “verranno recuperati al piu’ presto possibile” secondo l’accordo tra Egitto e Italia per il recupero dei beni archeologici trafugati. Negli ultimi anni, il traffico illegale di reperti archeologici e’ in netta crescita in Egitto. Per contrastare il fenomeno, la legge egiziana prevede una pena detentiva che va da sette anni di reclusione al carcere a vita e una multa di 10 milioni di sterline egiziane (circa 470 mila euro) per gli autori di tale reato.

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