Il teatro Verdi e i giovani

Scritto da , 23 marzo 2017

L’attenzione alla costruzione di un vivaio importante doveva iniziare da subito, dieci anni fa, quando c’era la disponibilità economica, non ora come ripiego

 Di OLGA CHIEFFI

 La grande sterzata verso la formazione di un bel vivaio di giovani cantanti e strumentisti annunciata da Daniel Oren per il suo nuovo ciclo di carismatico direttore artistico qui a Salerno, suscita non poche riflessioni. Daniel Oren sbarca a Salerno nel 2006, succedendo all’era di Giandomenico Vaccari. Nell’ ottobre del 2008 epura l’orchestra Filarmonica Salernitana, che ricordiamo è un’associazione di musicisti, non certo l’orchestra di un ente lirico, in particolare tra gli archi, tra gli ottoni e gli strumentini: quattordici musicisti tra violini, viole, contrabbasso, unitamente alla prima tromba, con il primo oboe era stato “declassato” a seconda parte, rimpiazzando con strumentisti validissimi a sua scelta, senza bandire alcuna audizione in cui confrontarsi. Si giustificò l’epurazione con la motivazione che le audizioni, per quello scorcio di stagione erano improponibili per mancanza dei tempi tecnici, dovendo bandire un concorso pubblico, internazionale, allo scopo di fornire al teatro un’orchestra semi-stabile. Presumibilmente nei primi mesi del nuovo anno (2009!) si sarebbero tenute le famose audizioni. Dopo 7 anni da allora, solo lo scorso anno si sono finalmente svolte, ma sempre per eventuali “chiamate” o “sostituzioni”. Daniel Oren, in questo primo decennio di produzioni, ha giustamente preteso di “impegnare” per le sue “personali” esecuzioni, diverse prime parti del Teatro Carlo Felice di Genova, strumentisti provenienti dall’ Opera di Roma, da Napoli, dal Maggio Musicale Fiorentino, da Fiesole, con spese onerose per il teatro e cosa grave, alimentando una girandola continua di strumentisti, un’orchestra, in pratica, formata per l’evento, dove i “salernitani”, non sono più di una decina. Orchestrali esterni che però vengono ingaggiati unicamente quando dirige Oren, mentre in sua assenza, ci si rivolge alla manovalanza locale. Le voci e gli strumentisti che hanno calcato il palcoscenico del nostro massimo sono stati veramente stellari, in particolare nelle stagioni 2008-2009, così come i registi; per l’allestimento di alcuni cartelloni, si è andato ben oltre i sei milioni di euro di spesa. Ora, invece, che nei forzieri non ci sono più zecchini, si vuol pensare a “costruire” un’orchestra di giovani, per sostenere talenti lirici locali, seppur validissimi, in opere già pronte e “studiate”, poiché certo non possono essere avvicinati titoli un po’ “fuori”, da quella dozzina di opere nazionalpopolari. Si doveva partire da subito, investendo concretamente nel futuro, per avere oggi un’orchestra con una identità sicura e una scuola, una strada, una traccia profonda, quale quella che Oren può offrire, da seguire e perseguire. Una stagione improntata al nostro splendido Settecento, sul palcoscenico perfetto per quel genere, invocata da tanti, non è stata mai realizzata, così anche l’attenzione a certo Novecento che non sia Puccini. E’ da dieci anni che si accarezza nell’ambiente musicale l’idea di un’orchestra stabile, o semistabile magari solo semestrale, che offra la possibilità a numerosi giovani di valore di fare esperienza seriamente, con una guida esperta, non certo spendendosi torno torno, in queste formazioni che nascono come funghi, dirette da bacchette improvvisate proponenti tra l’altro, programmi pretestuosi e, naturalmente, mal eseguiti, alla caccia del titolicchio per l’insegnamento. “Noi credevamo” avrebbe potuto realizzarsi anche a Salerno, come è successo in diverse regioni d’Italia, ed essendo il bando pubblico ed internazionale, la qualità del nostro massimo si sarebbe elevata sempre più e dovrà esserlo per tutti i ruoli. Speriamo che il bisogno, la difficoltà economica dell’ Italia e della nostra Regione, possa far finalmente muovere qualcosa, magari cominciando con queste masterclass gratuite che si terranno da maggio ad ottobre. D’altra parte la passione che muove il nostro teatro, l’Amore, è figlio di Penìa e Pòros.

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