Il teatro del Silenzio di Tino Caspanello

Scritto da , 3 febbraio 2016

 

L’autore inaugurerà questa sera, al Giullare, la stagione di ErreTeatro Mutaverso, ideata da Vincenzo Albano

Di Olga Chieffi

Sarà la due giorni con Tino Caspanello, questa sera e domani sul palcoscenico del teatro del Giullare, alle ore 21, a inaugurare la prima stagione di ErreTeatro, Mutaverso. C’è grande attesa e attenzione in città. per questa sfida lanciata a se stesso e alla platea salernitana da Vincenzo Albano, che  sino al 27 maggio ci inizierà al teatro contemporaneo. La prima serata sarà dedicata ad una lectio magistralis del drammaturgo-attore, scrittore, scenografo e regista, sulle sue ragioni estetiche e alla lettura del suo ultimo lavoro Kyrie. La scrittura di Caspanello è intrisa di un sentimento di sospensione e di un approfondimento civile e politico della vicenda umana. Attraverso la scrittura, la drammaturgia di scena, l’analisi del nostro tempo e della nostra condizione diventa proposizione di nuove forme, identità e possibilità, restituendo a tutti la capacità di intervenire creativamente sui rapporti che intercorrono tra noi e il mondo. Percepire una metafisica dell’anima, del pensiero, del linguaggio, dello spazio e del tempo, può ricondurre finalmente a una verticalità necessaria per meglio comprendere e riformulare il nostro stare al mondo. Il teatro di Caspanello è fondato sul silenzio. Ma il silenzio assoluto non esiste, il suo è un silenzio patemico, nutre una passione, è fondato su una passione: non solo, produce passione. Questo “ruolo”, questo ‘tipo’ narrativo non solo è molto frequente ma ha uno spessore passionale, propone delle passioni e scatena delle passioni. Tino Caspanello presenterà, poi, il suo ultimo lavoro “Polittico del silenzio” pubblicato dall’Editoria& Spettacolo, che comprende Ecce Homo, Kyrie e Agnus, dedicando al pubblico di Mutaverso la lettura del Kyrie. Rincontreremo Tino Caspanello il giorno successivo, in “Mari”, in “duo” con Cinzia Muscolino, dedicato dall’autore a coloro che “amano senza parole”, un musicale discorso, interamente in dialetto messinese. Lo spettacolo è andato in scena per la prima volta nel 2003, anno in cui ha vinto il Premio speciale della Giuria del Premio Riccione per il teatro. Non è la prima opera di Caspanello, ma è certamente il punto di svolta. Il protagonista è il mare che non si vede ma si sente, con il suo accarezzare la battigia, con le onde piccole e pacifiche della notte. Un uomo e una donna. Lui vorrebbe pescare in solitudine, prepara la lenza dolcemente, con gesti antichi, la asseconda in maniera esperta. Lei vorrebbe parlargli, non vuole lasciarlo solo, fa freddo, “Ti lascio la cena pronta?”, torna a casa, ma a casa probabilmente i silenzi sarebbero gli stessi. Niente di più fluido ed evocativo di un paesaggio acustico, poiché dai suoni, dalle parole, dai gesti trapelano storie, con la loro densità affettiva e la loro costitutiva eccedenza rispetto al tempo e ai luoghi, inseguendo le scie sonore di un archivio liquido e meticcio, grazie alla sensualità dei suoni, alla memoria che custodiscono e alle appartenenze che mettono in gioco, ci renderemo conto che l’importante non è tanto avere una casa, bensì creare un mondo in cui sentirsi a casa. Il mare finisce col diventare uno specchio che riflette noi stessi mentre sfida i nostri limiti con il suo orizzonte aperto e col buio delle sue profondità. Esso è lì ma la sua “vuotezza muta, piena di significato” (Moby Dick Herman Melville), enuncia un’indifferenza inquietante nei nostri confronti alla pari della steppa sconfinata. Fra percezione e risposta emerge una zona del sentimento, una risonanza, una vibrazione, il potere di un affetto, dove il tempo esiste oltre l’atto linguistico, oltre il soggetto che vuole schizzare la propria immagine.

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