Il suono del clarinetto tra Mozart e Weber

Scritto da , 23 aprile 2016
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Questa sera, alle ore 19,45 Teresa Spinelli e il pianista Lemuel D’Anzi saranno ospiti dell’Associazione musicale “Antonio Vivaldi” di Sapri

 

Di Olga Chieffi

Sarà il clarinetto lo strumento protagonista del sabato musicale saprese, che vedrà esibirsi nell’auditorium “Carlo Pisacane” di Sapri, alle ore 19,45, il duo composto dalla clarinettista Teresa Spinelli e dal pianista Lemuel D’Anzi. Concerto anticipato, dall’Associazione Antonio Vivaldi, che continua ad ospitare giovanissimi solisti, rispetto all’appuntamento domenicale, con un programma che include i due concerti più famosi dedicati al clarinetto, il concerto n°2 in Mi bemolle per clarinetto e orchestra op.74 di Carl Maria von Weber e il concerto in La maggiore per clarinetto e Orchestra KV622 di Wolfgang Amadeus Mozart. Le ricerche nel campo della sonorità timbrica furono perseguite con particolare attenzione da Carl Maria Von Weber e contribuirono ad arricchire e rinnovare la sua orchestra. Questo amore per la varietà timbrica spinse il musicista a scrivere pagine per ogni tipo di combinazione strumentale, tra cui questo concerto datato 1811, che stranamente apre la serata. L’opera si articola secondo la forma-sonata e nei tre tempi tradizionali. Inizia con il “tutti” dell’orchestra su cui si innesta la voce del clarinetto, che svolge un ruolo predominante, anche virtuosistico e di spigliata eleganza cantabile. Nella Romanza la melodia del clarinetto si snoda con nobiltà di accenti in contrasto con le sonorità orchestrali e ad un certo punto assume un tono di recitativo operistico. Con il suo tema cavalieresco in tempo sincopato la briosa e frizzante Polacca finale si distingue per il suo trascinante spirito danzante, così tipico di tanti movimenti allegri weberiani. Un passo indietro nella seconda parte del programma che propone l’ultimo concerto mozartiano, che nasce nell’autunno del 1791 e rielaborato da Anton Stadler per il massonico clarinetto bassetto. Che strumento userà la Teresa Spinelli? Clarinetto in La ovvero il clarinetto bassetto? Siamo di fronte ad un ultimum, Mozart si spegnerà il 5 dicembre dello stesso anno e le pagine, in particolare l’Adagio guardano già oltre, pervase da un caldo lirismo, da una purezza melodica, sottilmente velata di malinconia e resa partecipe di morbide ombreggiature crepuscolari, ben evidenziate dal timbro dello strumento, offrendo una connotazione globale assai prossima a certe invenzioni melodiche e timbriche che percorrono e sorreggono il contemporaneo Die Zauberflote. Il Concerto K 622 ha un’articolazione in tre movimenti allegro-adagio-allegro. Nel primo movimento l’esposizione orchestrale stabilisce il clima dell’opera presentando un tema cantabile, ricco di appoggiature, elaborato contrappuntisticamente con entrate a canone che ritorneranno sia nell’esposizione del solista che nella ripresa. L’esposizione del solista è modificata rispetto a quella orchestrale con l’inserimento di un passaggio in tonalità minore, ad orchestrazione ridotta, di intonazione cameristica, che poi giunge alla dominante. Lo sviluppo lascia ampio spazio allo strumento solista, i cui interventi sono inframezzati dai tutti orchestrali per pervenire, attraverso una lunga nota tenuta del clarinetto, ad una ripresa accorciata. Di più semplice fattura, ma splendido per l’intenso lirismo e la delicatezza, è l’adagio, secondo movimento, nella tonalità di re maggiore, che presenta una parte centrale contrastante. Chiude la composizione un vivace rondò finale, nel tempo di 6/8.

 

 

 

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