Il “Sud” nel sentire fotografico di Valentina Cirillo

Scritto da , 28 Febbraio 2019
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In occasione del sesto appuntamento della rassegna Cerzosimo “La fotografia come passione”, abbiamo incontrato Valentina Cirillo

Di LUCA GAETA

In un fil rouge fatto di pietra un Sud di confine e contrasti, oggi cuore della cultura europea; tradizioni, sguardi, incroci di popoli che abbracciano disegnando una cornice di geografia, natura, paesaggi umani che invitano al viaggio, alla scoperta, città scavata nella roccia, culla di civiltà rupestri e dotate di ingegnosi sistemi di canalizzazione sotterranea, in un’atmosfera unica, che sfocia tra spezie africane ed orientali, donate  da volti scampati alla Guerra ove è l’Uomo, la sua storia, il suo essere ad essere negato, Valentina Cirillo, architetto cavese, ci ha raccontato per immagini la sua idea di Sud. Un discorso che si è allargato in un dialogo che ha coinvolto la platea ospite degli spazi dello Studio Cerzosimo di Bellizzi, animato dalla giornalista Olga Chieffi, e che ha salutato la partecipazione di diversi fotografi e docenti quali Maria Serretiello e Cristina Tafuri.

 L.G.Come è nata la tua passione per la fotografia?

V.C. Ho da sempre nutrito interesse per questo genere artistico, studiano sin da giovanissima grafica pubblicitaria e fotografia e frequentando l’Istituto Superiore di Design a Napoli. Poi ho frequentato l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, laureandomi in Architettura con il Prof. Nicola Pagliara.

L.G.A quali fra i tuoi diversi lavori e quindi alle diverse esposizioni ti senti particolarmente legata?

V.C. Nei miei lavori la scelta dei materiali e dei colori non è mai casuale. Dietro di essa c’è sempre una lunga ricerca, per creare quell’equilibrio, che solo attraverso un’analisi fotografica è possibile trovare. Per questo non saprei individuare un lavoro, piuttosto che un’esposizione in particolare, mi sento legata ad ognuno dei miei lavori, fra cui: la personale “Van Holland Van Hart” sulle architetture olandesi tenutasi presso Ylas Creperie a Salerno; la collettiva sulla città di Matera tenutasi presso il museo FRAC di Baronissi; la personale “Sguardi da altri mondi” tenutasi presso la sede dell’Arci di Salerno. Un’altra esperienza importante è stata quella vissuta a Guardia Perticara, dove ho partecipato, in qualità di fotografo principale, al Festival dello Sguardo.

L.G. E’ stata inaugurata, presso lo Spazio Cerzosimo a Bellizzi (SA), la tua ultima esposizione dal titolo “Sud”. Ce ne parli?

V.C. Il mio ultimo lavoro, come si evince dal titolo, è un omaggio al Sud. Sud   quale  luogo   della   mente,  Sud   come   parte  bassa, che   significa avvicinare   alla   terra, comunicare   con  essa,   intesa   come  un   principio   di assorbimento e, insieme, di nascita: abbassando si seppellisce, si semina, si dà la morte per poi ridare la luce. Un tema che viene sviscerato a Matera, a Guardia Perticara, ad Aliano, dove il nascosto chiede con maggiore insistenza e da più tempo di farsi luce. Un Sud, il nostro che ha sempre assorbito tutto, riuscendo a rimanere in fondo se stesso, un Sud contaminato, da sonorità, saperi, sapori, profumi e tradizioni appartenenti ad altre culture, dall’Africa, all’Oriente. Un grande Sud, che ho incontrato nelle varie comunità che “colorano” Salerno: da quelle Cingalesi, Senegalesi a quelle Nigeriane e Siriane.

L.G.Valentina stai lavorando già a qualche altro progetto?

V.C. È in cantiere un’altra collaborazione con lo Studio Cerzosimo e con Armando in particolare, che realizzeremo a “quattro mani” e due obbiettivi, un lavoro sulle comunità straniere presenti sul territorio di Salerno. Per il momento non aggiungo altro, ma a breve ci saranno delle importanti novità.

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