Il Sud di Due un po’ così

Scritto da , 22 febbraio 2017
image_pdfimage_print

Grande attesa per il secondo film di Roberto Lombardi e Daniele Chiariello in uscita nelle sale giovedì.

 

Di UMBERTO MAFFEI

Esce giovedì “Due un po’ così” il secondo film del regista campano Daniele Chiariello. Chiariello si segnalò nel 2014 per il film “Zio Angelo e i tempi moderni” che divenne un piccolo caso cinematografico tra Basilicata e Campania. “Zio Angelo e i tempi moderni” rifletteva, attraverso la figura di un anziano contadino di Brienza, in provincia di Potenza, lo scacco a una montagna sacrificata all’energia eolica e agli appetititi di speculatori e politici. “Due un po’ così” riprende il racconto del Sud, ma un Sud che dialoga con la provincia lombarda e, di striscio, con l’immigrazione. Il film prova a ridere della crisi contemporanea del lavoro. Si tratta di risate piuttosto agrodolci. Il motore della storia sono due amici, uno lucano, uno rumeno (interpretati da Elio Angelini e da Paolo Granci), che, perso il lavoro al Nord, lo cercano al Sud. La Basilicata, quanto a opportunità, presto si mostra non proprio come una terra promessa, anzi, come un luogo discretamente malsano: vi abbondano le strette di mano, le pacche sulle spalle, gli ammiccamenti, le rassicurazioni, il paternalismo, le profferte di caffè al bar. Ma il risvolto acre della dimensione esteriore -e che subito si palesa ai due protagonisti- sono il clientelismo, la tendenza alla prevaricazione, il perseguimento della scorciatoia sempre e comunque, la mancanza di civismo. Per lavorare i due devono inghiottire parecchi bocconi amari. E non è nemmeno sufficiente. Sant’Angelo di Lucania, il paese a cui il regista e lo sceneggiatore, Roberto Lombardi, danno forma raccoglie la solarità vitale del Meridione e la sua faciloneria, il senso di appartenenza e la sacralizzazione del particulare, la creatività e l’amoralità. Il Sindaco di Sant’Angelo –interpretato da Gianluca Guidi- rende plastica questa complicata coesistenza di attitudini che finiscono col risolversi però sempre nel più bieco opportunismo. E pure il suo competitor elettorale, interpretato da Carmine Caputo, -Sant’Angelo è colta nel pieno delle amministrative- cela dietro all’esuberanza sgangherata e pubblicamente ostentata un doppio fondo di cinismo e grettezza. Chiariello mette in piedi un’allegra requisitoria contro quest’umanità meridionale indaffarata a sopravvivere con mezzucci e sotterfugi; alcune figure, poche in realtà, le salva: i due protagonisti, il Maresciallo (un Peppe Servillo in gran forma), l’esule in fuga dal consesso “civile” che ripara in montagna (interpretato da Giovanni Turco). Loro sono poco più che vasi di terracotta costretti a vivere fianco a fianco coi vasi di ferro. “Due un po’ così” ha padri nobili, anche distanti tra loro. Nel pantheon di Chiariello, appassionato cinefilo, si affollano sia la commedia all’italiana dei ’60 che rideva dei costumi nazionali e, insieme, li irrideva, sia l’impegno di Rosi (già “Zio Angelo e i tempi moderni” contraeva un piccolo debito con “Le mani sulla città”); viva è poi nello sguardo del regista la lezione di “Short cuts”, in cui Altman popolava il mondo metropolitano di tipi ordinari eppure ripugnanti; la tendenza, poi, al raccordo felice tra attori professionisti e non professionisti (un po’ un’esigenza obbligata per Chiariello), si riconnette a una gloriosa tradizione del cinema italiano che ha i suoi epigoni in Fellini, Pasolini e De Seta.

 

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->