Il Sentimento del tempo nel sentire di Enrico Pulsoni

Scritto da , 15 aprile 2014

Che cos’è la rappresentazione? Un gioco di ambiguità percettive, una risemantizzazione che scavalca se stessa nel momento in cui sembra arenarsi in categorie a loro modo confortanti, perché sempre verificabili. Un discorso più che mai aperto ed Enrico Pulsoni ne è pienamente consapevole. Ne è testimonianza la personale curata da Antonello Tolve dal titolo “Sentimento del tempo”, che è stata inaugurata presso il Lavatoio Contumaciale a Roma, in Piazza Perin del Vaga, diretto da Tomaso Binga. Risulta in effetti naturale che un’esponente tanto nota della poesia sonora accolga nel proprio spazio una simile esposizione: li accomuna il fascino dell’equilibrismo del linguaggio, la sua capacità di ridefinire prospettive e territori nutrendosi delle esperienze più disparate e al tempo stesso superandole. La mostra proprone un gruppo di lavori degli ultimi due decenni – Terrabianca (1993-1994), Quarti e quattro (2001), Biancottone (2004-2005), Ottone (2006-2007) e una classe di VOLTItraVOLTI- che si costituiscono tappe di un percorso volto a smascherare la linearità per rivelarne la natura di elemento a suo modo disturbante. Già Filiberto Menna evidenziava come fin dagli anni Ottanta Pulsoni si concentrasse su «un lavoro di scavo per ritrovare le ragioni della pittura intesa come forma per sé: di qui l’attenzione strenua che egli rivela per la superficie, per la materia e il colore, per le forme elementari, per la linea soprattutto, impiegata come uno scandaglio, come una corda per affrontare la discesa fino al fondo, lasciando sulle pareti tracce, segni, addensamenti materici, forme irregolari e spigolose, quasi a indicare, lungo il percorso, i tratti dove s’indovina una soglia, un paesaggio». L’artista dunque ignora volutamente il concetto di assodato: l’opera deve fare i conti con quello che Tolve definisce un “deragliamento della ragione”, perché solo la visione incondizionata del limite permette a quest’ultimo di mutarsi da schiavitù in opportunità. Se dunque tutto ciò che entra in conflitto con quella che è canonicamente definita armonia è oggetto della riflessione di Pulsoni, ciò non ha nulla a che fare con lo sterile virtuosismo del creatore di un’opera incapace di spingere lo sguardo oltre se stesso. La disarmonia è la chiave d’accesso a tutte le ragioni dell’estetica, è il momento cruciale in cui una creazione spinge lo spettatore-magari sconvolgendolo- a disegnare senza preconcetti nuove strade nella mappa dell’immaginario. La mostra sarà visitabile fino al 30 aprile.

Gemma Criscuoli

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