Il segno eclettico di Andrea Manzi

Scritto da , 19 settembre 2018
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Domani sera alle ore 18, negli spazi della libreria Mondadori, parleranno della sua scrittura Silvio Perrella e Floriana Coppola

Di OLGA CHIEFFI

Domani sera, alle ore 18,00 presso la libreria Mondadori di Salerno, in corso Vittorio Emanuele 56, le Edizioni Oèdipus di Francesco Forte, promuovono un incontro su “Le scritture di Andrea Manzi”. A discutere con il relatore Silvio Perrella, interverrà  Floriana Coppola, unitamente agli attori Simona Fredella e Roberto Manzi, protagonisti di una serata che sarà condotta da Barbara Cangiano e Alfonso Amendola, e animata dalle percussioni di Paolo Cimmino, e che si avvarrà delle conclusioni di Rino Mele. Scriveva Weiss “Molte vite, un’anima sola”. Andrea Manzi racchiude il giornalista, lo scrittore di testi teatrali, il poeta. “Le parole. Già. Dissolvono l’oggetto” scriveva Giorgio Caproni e Andrea Manzi crede nella parola tutta e attraverso questa scava la sua orma, segna il suo passo, il suo percorso. Partiremo dall’ ultima sua opera “Se diventi ricordo ti perdo”, pubblicato dalle edizioni Campanotto, per traversare, in una sorta di antologia l’intera sua produzione letteraria. Il mondo (ciò che cade sotto i nostri sensi e ci ritorna alla mente sotto forma di suoni, silenzi, immagini, odori) di cui spesso parla Andrea è vivo e vero Si tratta per il poeta di cercare, di lavorare con le parole, per non lasciarlo morire. Di cercare, cioè, uno stile che regga l’urto con la verità e vitalità (la storicità), del mondo, di attraversare la storia senza esserne attraversati. In pochi altri poeti, come in Andrea Manzi una singola poesia acquista il suo valore più pieno se letta nel contesto generale della raccolta: alcune, addirittura risultano incomplete, o, piuttosto, incompiute. Ogni poesia costruisce un pensiero e lo sistema su due piani, uno iconico e l’altro narrativo. Il filo rosso del racconto carica la lettura di sensi all’interno di un sofisticatissimo apparato architettonico, in cui il conflitto su cui è costruita la silloge sembra trovare riscontro nell’eterno difficile rapporto di convivenza tra il “contenuto” verticale del racconto e quello orizzontale. Poeta antiformalista, la poesia di Manzi, ha come tema dominante il percorso della sua vita, il conflitto tra un io eclettico e le scene “terrestri” che ha vissuto e continua a vivere. La sua pagina diventa spesso la costituzione di uno spazio descrittivo, sia reale come nella intensa ballata dedicata a Miriam Makeba, sia metaforico, come ne’ “Il mio teatro”, in cui leggiamo l’essenza del suo percorso, la sua orma tra “quinte fuligginose e buio pesto(…) nacquero qui i mondi generati e non creati da scarne parole:/ la lingua colmava gli abissi/ tra la voce e il nulla/”, uno spazio schizzato non da una parola preziosa e musicale, ma parte viva del lessico quotidiano, “famigliare”, come nei versi dedicati al caffè, da “libraio” di parole scarne, in cui l’io del discorso non è in posizione privilegiata rispetto alla realtà che esso esperisce ma riflette e comunica un convincimento interiore.

 

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