Il segno di Anna De Rosa in “Riciclandomi”

Scritto da , 4 maggio 2018
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La regina dell’ “Upcycling” dei cosmetici è ospite da stasera sino al 18 maggio delle sale dell’Accademia Grassi, con una personale dedicata a Marco Amendolara

Di OLGA CHIEFFI

Il termine “upcycling” viene utilizzato per la prima volta dall’ingegnere meccanico Reiner Pilz, in un articolo dell’ottobre 1994, successivo alla decisione dell’unione europea di implementare il sistema di smaltimento dei rifiuti. Reiner commenta la direttiva dell’UE sostenendo che il piano imposto dall’unione non consiste nel riciclaggio dei materiali, bensì nello smaltimento (downcycle) degli stessi, distruggendo ciò che si dovrebbe riadoperare e migliorare (upcycle). Il commento dell’ingegnere tedesco non suscitò però nessun clamore, e il termine “upcycling” rimase inutilizzato fino al 2002, quando l’architetto statunitense William McDonough e il chimico tedesco Michael Braungart pubblicano il loro libro “Cradle to Cradle: Remaking the Way We Make Things”, dove approfondiscono il tema del riciclo creativo, incoraggiando l’idea che dovremmo fare ciò che possiamo per prolungare e migliorare la vita dei materiali e oggetti di scarto. L’artista salernitana Anna De Rosa, le cui opere saranno esposte da questa sera sino al 18 maggio, presso i saloni dell’Accademia “A.Grassi”, ha fatto proprio questo credo. Il vernissage che è stato fissato per le ore 18, saluterà la partecipazione  di MariaRosaria Vitiello, Consigliere Politico del Presidente della Provincia per le Politiche Culturali, Educative e Scolastiche, la padrona di casa, Raffaella Grassi presidente dell’accademia ospite, la videomaker Simona De Luca, la quale ha realizzato un video dedicato alla mostra, Maria Pia Busiello Docente di materie umanistiche, nonché autrice di letteratura per l’infanzia e creativa del riciclo, Gabriella Faiella Teacher Laughter Yoga, Counselor Professionista, Operatore di Biomusica e Fisioterapista. Dita, mani e cotton fioc al posto dei pennelli e avanzi dei cosmetici, residui di rossetti o fard, terre, fondotinta di tutte le tonalità per dare vita a volti e corpi, mascara, smalti per unghie, ombretti mescolati con olio di semi, matite kajal per disegnare. L’aspetto primario del segno della pittrice è quello di capire come l’arte può essere integrata in tutti gli ambiti del sociale. Non più un’arte unicamente autoreferenziale, ma un’arte che si rivolge al mondo, quindi agisce con il mondo. L’arte nel secolo breve ha creato una zona di autonomia propria staccandosi dal reale, per avere più forza, più potere e anche per capirsi meglio. L’artista è arrivato a un’espressione estremamente soggettiva, oggi, invece, diversi artisti si sono mossi verso una possibilità di utilizzare questa autonomia dell’arte, questa forza, questa centralità, questa coscienza per intervenire nel sociale e divulgare la possibilità di usare la creatività in maniera nuova. La De Rosa, inoltre, è una cannibale, divora letteralmente ogni stimolo e ogni forma artistica, li fa suoi e li metabolizza esattamente come il cannibale mangia il cuore del nemico per impadronirsi del suo coraggio. La mostra è dedicata al poeta e saggista Marco Amendolara, caro amico dell’artista e va ad inserirsi nelle celebrazioni del decennale della scomparsa. Il finissage della personale ospiterà un evento dedicato al poeta: “A Voce alta”, con la declamazione di versi, performance, video e danza.

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