«Il Ruggi? E’ un ospedale quasi da terzo mondo»

Scritto da , 23 agosto 2016

di Brigida Vicinanza

Piccioni e gatti randagi tra i corridoi del Ruggi. A fare da padrone all’interno del nosocomio salernitano oramai è la scarsa igiene, che dilaga ogni giorno di più. Dopo il reparto di ginecologia ridotto in pessime condizioni e dopo le svariate segnalazioni da parte delle mamme e dei parenti delle partorienti, la questione arriva a toccare anche gli altri reparti del San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. A parlare è la figlia di uno dei ricoverati all’interno dell’Obi (osservazione breve intensiva) che durante i giorni della degenza del padre si dice allibita per le scene a cui assiste ogni giorno. “I piccioni e i gatti randagi camminano indisturbati tra i corridoi, e la sporcizia che c’è a terra è imbarazzante. Microbi e germi che si formano così non fanno di certo bene ai pazienti ricoverati all’interno del reparto”. Una situazione che va sempre più degenerando e quando la donna ha sottolineato ad un infermiere la presenza degli animali nel reparto, uno di questi ha risposto: “Signora meglio che ci sono i gatti, così mangiano i topi”. Nonostante la donna plaude alla gentilezza del Personale, che si è messo a sua disposizione in quanto fuori sede e in città in questo periodo solo per accudire il padre, quest’ultima non riesce a fare altrettanto dell’organizzazione e della pulizia all’interno dell’ospedale: “Il livello di igiene e di organizzazione qui è da terzo mondo. Sono stata all’interno di alcuni ospedali africani e posso dire che non abbiamo nulla di più. Non ho visto nessuno ancora disinfettare con alcool o ripulire gli angoli pieni di polvere del pavimento. E poi se buttano ogni sorta di cosa dalle finestre, è normale che i piccioni trovano pane per i loro denti. C’è una sorta di distrazione generale poi. Qualche giorno fa hanno fatto dei prelievi a mio padre, lasciando le provette piene di sangue sul suo letto. Solo dopo, quando si erano accorti che mancavano i prelievi del pazienti sono tornati a vedere dove avessero lasciato le provette. Se mio padre si fosse mosso dal letto e per sbaglio ne schiacciava una? Una situazione indescrivibile” – continua la donna – “per non parlare della situazione all’interno del bagno, che ovviamente perde e dove non c’è nemmeno la carta igienica o la carta assorbente per asciugarsi le mani. Non è un giusto che un paziente non debba avere a disposizione nemmeno la carta igienica. E le lenzuola sporche piene di sangue che non vengono cambiate? Abbiamo fatto i conti anche con questo”. Sanità, mai più ultimi. Probabilmente a questo punto nella classifica di merito esiste una scala che va al di sotto dell’ultimo. La donna poi conclude: “Mio padre, diabetico, fa una cura di insulina ogni volta che deve consumare un pasto. E ogni volta che deve mangiare ha bisogno di aiuto e soprattutto deve farlo in tempi rapidi, prima che l’effetto del medicinale scompaia del tutto. Ovviamente nessuno lo fa e ogni volta sono costretta a ricordare io al Personale che ha bisogno di una mano e puntualmente mi viene risposto che oramai l’effetto dell’insulina sta per scadere e quindi mio padre non può mangiare. Credo che tutto questo sia assurdo nel 2016. Insomma ironicamente, viva la sanità”.

 

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