Il Ruggi è a rischio collasso

Scritto da , 28 aprile 2015
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Il Ruggi è a un passo dal collasso. La denuncia arriva dalla Cgil che, ieri mattina, ha esplicitato le gravi carenze strutturali, organizzative e di pianta organica che da tempo si verificano all’interno dell’azienda ospedaliera e dei presidi ad esso annessi, e che – con l’approssimarsi della cruciale stagione estiva – rischiano di avere gravissimi ripercussioni tanto sui lavoratori quanto sui degenti. I sindacati parlano di una vera e propria «agonia assistenziale, organizzativa e programmatica di tutti i plessi dell’azienda» – come si legge in un documento siglato dai delegati della funzione pubblica Ccil. Documento che continua col dire che si rischia «la chiusura di emodinamica»; che «le sale operatorie sono prossime al tracollo» e che è dietro l’angolo la «chiusura per motivi di carenze igienico- struttural e di organico (in modo particolare la sala operatoria di ortopedia, nda)». All’appello mancano circa 700 unità tra medici, infermieri, operatori socio sanitari, mentre «continua la gestione clientelare di una parte del personale con infermieri che vengono trasferiti e tolti dall’assistenza e personale sanitario che viene utilizzato in mansioni improprie». Ci vanno giù duro, dunque, i delegati rsu ed rsa della Cgil di Salerno, stanchi di aspettare quel cambiamento di rotta che non arriva mai. Se non arriveranno risposte concrete nel giro di pochi giorni si arriverà a presidiare la direzione generale del Ruggi. Situazioni critiche anche nei plessi annessi al Ruggi. «A Castiglione di Ravello – dice Gelsomina Buonocore – ci hanno tolto i due chirurghi d’urgenza ormai da un mese, con un aumento di lavoro notevole e stiamo andando incontro al periodo estivo. Il nostro territorio ha 35 mila abitanti, a parte i turisti, e non possiamo non avere un ospedale in questa zona. Io vivo ad Amalfi, cosa succederà se chiuderanno il presidio di Castiglione di Ravello? Cosa accadrà se avremo un’urgenza, cosa non improbabile?». Non migliora la situazione all’ospedale Santa Maria dell’Olmo di Cava de’ Tirreni: «Siamo abbandonati – afferma il delegato Giovanni Lopez – Abbiamo una Tac guasta da ormai due anni e siamo costretti a trasportare i pazienti fino a Salerno. Attendiamo poi da tempo che venga acquistata la colonna endoscopica digestiva ad uso dell’unità di pediatria, alla luce del numero elevato di prestazioni e dei tempi di attesa. Per non parlare poi della struttura obsoleta, soprattutto quella del pronto soccorso e dell’endemica carenza di personale per garantire i livelli essenziali di assistenza per i pazienti». All’ospedale Fucito di Mercato San Severino, stanno andando avanti «grazie all’abnegazione di tutti gli operatori del presidio» – spiega Gerardo Liguori – «Abbiamo problemi soprattutto in pediatria ed al pronto soccorso, dove non riusciamo più a garantire i turni h24». All’ospedale cittadino Giovanni Da Procida – dichiara Carlo Barone -la situazione più critica è «nel reparto di riabiltazione dove da 24 posti letto che avevamo siamo arrivati a 16, disponendo di soli sette operatori socio sanitari mentre ce ne vorrebbero almeno 10. Altro grave problema è quello del laboratorio di analisi dove, se nel pomeriggio dobbiamo fare un emocromo o qualsiasi altro tipo di indagine, siamo costretti a mandare un autista al Ruggi, con inevitabili ritardi nell’attesa delle risposte e conseguenti rischi per il paziente. Ma anche dal punto di vista strutturale e tecnico ci sono problemi, non abbiamo personale per la sorveglianza e per dare informazioni». Due le richieste che la Cgil chiede alla direzione generale del San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona: la prima riguarda la revoca o la sospensione dei provvedimenti che non fanno altro che ingessare ulteriormente la già precaria organizzazione del Ruggi, perché «rischiano di bloccare attività importanti» – spiega la responsabile Margaret Cittadino – ed inoltre «sono necessari interventi urgenti per garantire livelli igienico-assistenziali, assumendo, ad esempio, personale proveniente dalle categorie protette e che ha superato regolare concorso nel 2011». «Abbiamo necessità di interventi strutturali e chiediamo confronti seri con l’azienda per la programmazione – ribadisce la segretaria Cgil – Siamo preoccupati anche per quello che potrà accadere nel periodo estivo con l’avvicinarsi delle ferie di tutto il personale». Altro aspetto è quello riguardante il vero e proprio conflitto ormai instauratosi tra medici ospedalieri e professori universitari, a cui contribuisce «l’atteggiamento inerte della Regione Campania che, con il blocco dell’atto aziendale, ha dato una parvenza giuridica all’inerzia che sta provocando disagi ai medici ospedalieri, disagi enormi ai professori universitari che non sanno ancora quali siano i loro compiti ed i loro impegni e sono anche pronti a lasciare l’azienda, facendo domanda di trasferimento» – sottolinea ancora Margaret Cittadino. Una situazione a cui si aggiunge anche quella delle scuole di specializzazione per gli studenti della facoltà di medicina: sono ancora pochissime (8 su 24 richieste). «Se ci fanno abbassare il livello delle prestazioni – conclude Cittadino – corriamo il rischio di perdere gli accreditamenti nei prossimi anni, alla luce del decreto sui criteri strutturali minimi delle aziende ospedaliere». Alessia Bielli

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