Il rogo sul treno: 14 anni fa la morte di 4 giovani salernitani

Scritto da , 24 maggio 2013

Mancano pochi minuti, dobbiamo fare un gol. Ma perché il Piacenza gioca con tanta rabbia e cattiveria? Tante partite a fine stagione si sa come vanno. E invece, questa no. Il loro portiere, ma chi è Fiori?, è insuperabile. Ecco, ecco, c’è Tedesco, messo giù: e’ rigore, e’ rigore. Ma per l’arbitro no. E’ incredibile, protestiamo noi in curva, i giocatori in campo. Ma come si fa… Mi accendo una sigaretta, la offro a un mio amico “fumatela è l’ultima sigaretta con la Salernitana in serie A”. Due tiri, un groppo in gola, il fischio finale. Mi siedo, in campo c’è una rissa, non mi interessa. Mi copro il volto con le mani, non voglio farmi vedere in lacrime. E’ dura, ma non bisogna farsi prendere dalla rabbia penso. Non sarà così… Già  prima di uscire dal Garilli la tensione è alta. Raggiungiamo la stazione di Piacenza dove ci aspetta il treno che ci riporterà a casa. Siamo tanti, oltre 1500 persone, e ci ammassano nel treno 1681: “A Bologna saranno aggiunti altri vagoni” – ci dicono. Ma prima di arrivare a Bologna qualcuno tira il freno d’emergenza e ne approfitta per scendere per raccogliere pietre per un’eventuale sassaiola. “Contro chi?” penso io… A Bologna c’è chi scende e preferisce aspettare un altro treno, anche se effettivamente al nostro vengono aggiunti dei vagoni per rendere il viaggio, non gradevole ma quanto meno sopportabile. E’ il La prima considerazione è l’inadeguatezza del servizio d’ordine. Saranno una decina, qualcuno di più su un treno che minuto dopo minuto diventa incontrollabile. Tra frenate d’emergenza e sassaiole, vetri rotti e cori di rabbia, si va avanti a singhiozzo. I poliziotti hanno l’ordine di far arrivare il treno il prima possibile, ma la tensione sale. Sassaiola a Firenze, a Roma, poi l’arrivo a Napoli e quella sensazione che il viaggio non finisse più. L’ultima fermata forzata è a Nocera Inferiore. Alcuni scendono dal treno e aggrediscono alcune persone. Altri scendono dal treno, cercando altri mezzi per tornare a Salerno.” Anche a piedi è meglio” – mi dice un ragazzo. Ma la maggior parte resta sul treno. Dopo qualche minuto, grazie all’intervento della Polfer, si riparte. Da Nocera per arrivare a Salerno c’è la lunghissima galleria di Santa Lucia. In un attimo l’inferno. All’improvviso si sente una puzza di bruciato, e poi il fumo, il buio. Si sentono urla, rumore di vetri rotti, il fischio del treno sui binari, un treno che sembra andare lentissimo (qualcuno avrà azionato di nuovo il freno d’emergenza?) all’interno di una galleria che non sembra finire mai. Poi si intravede la luce, usciamo dalla galleria, scendo di corsa verso la stazione. Ci sono feriti, ci sono intossicati, mi giro e vedo che dalla galleria ancora esce fumo. Ma ci sono quattro ragazzi che da quel treno maledetto non scenderanno mai. Ciro, Enzo, Peppe e Simone: per non dimenticare, 24 maggio 1999.
*testo di un tifoso anonimo*

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