Il ritorno di Francesco Ivan Ciampa

Scritto da , 15 Dicembre 2020
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Il direttore irpino, che ha preso il volo proprio dal nostro palcoscenico, dirigerà questa sera, alle ore 20, l’Orchestra Filarmonica Salernitana, che ospita il pianista Alessandro Taverna, per un appuntamento dedicato interamente a Wolfgang Amadeus Mozart

 Di Olga Chieffi

 Sarà ancora Wolfgang Amadeus Mozart, il protagonista del quarto appuntamento de’ “Le Feste al Massimo”, questa sera, dalle ore 20, in streaming sui vari canali istituzionali, dal palcoscenico del Teatro Verdi. Una serata, questa, che segnerà il ritorno qui a Salerno, alla testa dell’Orchestra Filarmonica Salernitana, del direttore irpino Francesco Ivan Ciampa, che proprio da questo palcoscenico ha spiccato il volo verso templi prestigiosi della musica, come diversi eccellenti artisti. La formazione del massimo ospiterà il pianista Alessandro Taverna, che donerà al pubblico due concerti mozartiani, il n°21 K467  in Do maggiore e il n°23 in La Maggiore K488, tra i due, una deliziosa chicca, l’ouverture del singspiel “Der Schauspeildirektor”, ovvero “L’impresario teatrale”, una pagina, che riprende il tema che ha inaugurato questa rassegna, “Il maestro di Cappella”, appendice dell’ “Impresario in angustie” di Domenico Cimarosa. I concerti sono due capolavori del classicismo viennese “ … sono esattamente una via di mezzo tra il troppo difficile e il troppo facile; brillanti, gradevoli all’orecchio, naturali senza cadere nel vuoto. Qua e là potranno soddisfare gli intenditori, ma sempre in modo tale che anche gli incompetenti ne provino piacere senza sapere perché”. Così commenta lo stesso Mozart, la serie di concerti che compose tra il 1783 e il 1787, tra cui c’è il n°21 per pianoforte e orchestra, affatto convenzionale, in quanto facente parte di un codice retorico ampiamente collaudato, da una langue stilematica europea. Nel primo movimento del K.467, festoso e assertivo, si infiltrano furtivamente lampi di corrugamenti e di espressioni corrucciate citate quasi alla lettera dal Concerto anteriore. Una parola a parte merita il famoso Andante, nel quale Mozart rinuncia a far suonare trombe e timpani: oasi lunare, di puro, ovattato, morbidissimo lirismo, il cui melodizzare incantevole e fatato si snoda con disarmante semplicità accompagnato da una persistente ragnatela di terzine, scandito dai pizzicati dei bassi, mentre, in analogia al primo movimento, si pone il conclusivo Allegro vivace assai, allo stesso modo bilanciato tra l’ironia dell’inizio in punta d’arco dei violini, ironia fatta propria di quando in quando dai fiati da un lato, e dall’altro una continua invenzione che rimodella i temi appena uditi e trasfigura completamente la forma del rondò, tradizionalmente piuttosto geometrica. È al marzo del 1786 che risale la stesura del Concerto KV 488, sicché non è difficile vedervi riflesso il benefico influsso delle Nozze di Figaro in fase di gestazione. Scritto nella serena tonalità di la maggiore, la pagina si apre con un tema dal soave lirismo in un clima di equilibrata pacatezza ma non privo di passi brillanti. L’attacco sembra anticipare l’esordio del sublime Concerto per clarinetto KV 622 nella medesima tonalità. Infatti, proprio la coppia dei clarinetti gioca un ruolo di assoluta preminenza. Il pianoforte entra con quella colloquiale naturalezza che connota l’intero Allegro e subito inizia ad istoriare i temi con graziose broderies, né disdegna di addentrarsi in passi virtuosistici, pur scevri di fatuo esibizionismo. Nella zona dello sviluppo avviato da un tema nuovo, di natura polifonica, tutto si svolge all’insegna di un dialogo tra solista e orchestra. Un tema più velato, in mi minore, viene proposto dai legni, poi, tutto evolve, con effetto magnetico, verso la ripresa; infine. una cadenza disseminata di ampie escursioni. Ima il vero e proprio plateau emozionale, resta l’ Adagio dai tormentati cromatismi, in 6/8, nella remota tonalità di fa diesis minore. Il tono generale è di inconsolabile sconforto. La curva melodica si ripiega mestamente su se stessa, sostenuta da armonie cangianti, giù sino all’emergere del pregnante accordo di sesta napoletana. A ristabilire l’equilibrio, fugando ogni ombra interviene il radioso Allegro conclusivo dal brillante refrain, in forma di rondò-sonata. Qui prevale un clima popolaresco quasi da Singspiel: un tema del solista in particolare (una semplice scala già prossima all’espressione di Papageno, il suo tono umoristico e quella scoppiettante animazione che ne fanno un concentrato di briosa ilarità, alla quale è ben difficile restare insensibili. Nel bel mezzo dei due concerti, ascolteremo una pagina rarissima, l’ouverture del “Der Schauspeildirektor”, una pagina brillante che profuma di quella ben più nota de’ Le Nozze di Figaro dall’ intento parodistico: il grande stile sinfonico, infatti, tozza con la frivolezza dei temi, nel primo dei quali si fondono due accordi imperiosi, mentre il secondo dal tono sentimentale e stereotipato, gioca su imitazioni tra violini primi, oboi, fagotti e archi gravi.

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