Il ritorno dell’imprenditore Galasso riapre il caso del tesoro nascosto della camorra

Scritto da , 2 novembre 2018
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di Redazione Cronache

Da studente di medicina a super boss della camorra (titolo di un libro del giornalista Gigi Di Fiore n.d.r.), da pentito (collaboratore di giustizia dal 1992) a, si dice, imprenditore con interessi nel settore alimentare. Tra i capi della Nuova Famiglia, braccio destro di Carmine Alfieri, corruttore di politici nazionali e alte cariche dello Stato, in stretti rapporti con la massoneria e (secondo alcuni pentiti) con i servizi, Pasquale Galasso gestirebbe una serie di attività nel settore alimentare non lontano dalla sua Poggiomarino. E grande accusatore di Gava, il potente politico della vecchia Dc. I suoi verbali girano ancora per i tribunali in qualche residuo processo contro la vecchia camorra. Continuano ad emergere i verbali secretati negli anni delle dichiarazioni del superboss di Poggiomarino, Pasquale Galasso, pentito che ha scoperchiato diversi fatti della camorra di Napoli e provincia. In uno degli interrogatori, Galasso parlò dell’ordine di Carmine Alfieri di fare uccidere Gennaro Licciardi detto “a’ scigna”. E’ l’ultimo esempio dei fatti Ma imprenditore o no a parte, che fa oggi Pasquale Galasso? Qualche informativa della Dia ne parla ancora, soprattutto si nota una sua attività di riposizionamento. Secondo alcune indiscrezioni raccolte in ambienti vicini a Galasso sarebbe riuscito a monitorare tramite fedelissimi dei luoghi e prestanome insospettabili quello che una volta era il suo regno. E a giocare all’imprenditore piace molto a Galasso: Parliamo di un volume di affari valutato all’epoca dell’arresto del boss di 1500 miliardi di lire distribuito in società immobiliari, finanziarie e turistiche. Molto è stato sequestrato, qualcosa con fatica basti pensare al favoloso castello nel nord Italia. Molto per gli inquirenti sarebbe rimasto ben occultato. Così, al di là delle accuse di peso, ancora oggi è ben comprensibile Attuali pezzi da 90 della mala di Poggiomarino e dei paesi dell’agro nocerino proverrebbero tutti dal suo vecchio clan, dove avevano ricoperto ruoli diversi (killer, prestanome, pusher, ecc.) all’interno dello stesso gruppo criminale per anni. Noti professionisti, grossi imprenditori, amministratori pubblici, politici nazionali, “funzionari di Stato” infedeli: tutti per decenni sul libro paga dei Galasso pronti a favorire la potente famiglia di Poggiomarino negli affari e nelle varie vicende giudiziarie. Oggi ci si chiede che fine abbiano fatto questi contatti influenti e che ruolo potrebbero avere nel ritorno in auge di uno dei padrini di camorra più temuti di sempre. Galasso ha fatto da apripista per i vecchi e sanguinari boss della camorra che hanno ordinato decine e decine di omicidi. Il pentimento, poco carcere e poi ritorno alla normalità come se nulla fosse accaduto. E’ il caso di Giovanni Maiale, tornato sul luogo del delitto, è proprio il caso di dirlo, nella sua vecchia Eboli. E si dice, come lo stesso Galasso, sia andato a bussare a soldi verso chi lo ha custodito in tutti questi anni. E come Galasso, si dice per Eboli, abbia iniziato o voglia iniziare l’attività di imprenditore nel campo della ristorazione o nel commercio al dettaglio di pesce. Siamo ai si dice: però…

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