Il “rito” di De Luca prima delle deposizione

Scritto da , 1 marzo 2016

di Giuseppe D’Alto

Fino a due mesi fa sembrava allergico alle aule giudiziarie. Nessun interrogatorio, né un semplice atto di presenza nei processi che lo vedevano imputato. Ieri Vincenzo De Luca, governatore della Campania ed ex sindaco di Salerno, ha varcato la soglia di Palazzo di Giustizia per la seconda volta in un mese e mezzo. Magari sarà anche per questione di scaramanzia (dopo l’assoluzione in Appello per la vicenda del termovalorizzatore) che ha deciso di rendere dichiarazioni spontanee ieri pomeriggio in occasione del processo relativo alla realizzazione del parco acquatico Sea Park dove è imputato per truffa aggravata e associazione a delinquere. Il governatore è arrivato intorno alle 15,50, quasi sorprendendo chi lo stava attendeva da quasi un’ora, “scortato” dal suo staff ed accompagnato dall’onnipresente Felice Marotta (in aula era presente anche Alberto Di Lorenzo). L’ex sindaco, a sorpresa, si è fermato in aula vuota, quella solitamente dai giudici della Corte d’Assise e dalla terza sezione penale, in attesa che i giudici iniziassero il lungo appello (42 imputati). Nell’aula buia si è soffermato a parlare, brevemente, con il solo Felice Marotta ed ha chiesto di non essere disturbato (tradotto avvicinato) da nessuno (chiedendo eventualmente l’intervento delle forze dell’ordine). Il solitario De Luca ha atteso la chiamata passeggiando da un lato all’altro dell’aula cercando un punto dove ci fosse campo per effettuare una telefonata.Marotta lascia l’aula di udienza per raggiungere De Luca: è il momento di rendere le dichiarazioni spontanee davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno (presidente Siani, Cantillo e Trivelli a latere).

Le dichiarazioni. Uno dei componenti del collegio difensivo chiede di anticipare l’escussione di un teste da lui indicato ma l’avvocato difensore dell’ex sindaco, Paolo Carbone, evidenzia che Vincenzo De Luca ha un importante impegno istituzionale e deve partire per Roma. Il tribunale decide di ascoltare il governatore: “I tempi saranno stretti”. Tra l’altro, essendo dichiarazioni spontanee, né il pm Vincenzo Montemurro né le difese potranno fare domande. “Ci trovavamo di fronte ad una situazione gravissima dopo la decisione dell’Idea Standard di chiudere lo stabilimento di Salerno. C’erano 200 famiglie dal salvaguardare. Il progetto parte da un’iniziativa del Prefetto che convoca le istituzioni (Comune e Provincia) per trovare una risposta imprenditoriale. L’unica soluzione possibile era quella di un investimento sostitutivo ed il parco marino poteva essere la soluzione giusta per salvare posti di lavoro e rilanciare un’area industriale che stava iniziando ad accusare i primi effetti della crisi. Un nuovo destino turistico per quell’area con un elemento di attrattiva che poteva portare oltre un milione di persone. Anche il Prefetto spingeva per questa soluzione per salvaguardare i posti di lavoro e lo stesso Bohigas, impegnato nell’attuazione del piano regolatore che avrebbe ridisegnato la città, ne era entusiasta. C’era una variante da approvare ed un’area da localizzare. Siccome si trattava di un intervento delicato in un’area di interesse pubblico ci affidammo ad un autentico professionista esterno: Edilberto Ricciardi”. Con il legale, deceduto qualche mese fa, si individuò una soluzione particolare per l’approvazione della variante. “Inserimmo la clausola di salvaguardia: se il Parco Marino non fosse stato realizzato, l’area Ex Ideal Standard sarebbe tornata a destinazione industriale”. De Luca precisa: “L’individuazione dell’area spettava esclusivamente all’Ufficio di Piano ed all’assessore all’Urbanistica dell’epoca (Fausto Martino). Non c’è stata nessun interferenza. Non conoscevamo i titolari dell’area dove realizzare il parco né le aziende. Inoltre la definizione degli oneri urbanistici è definita dagli uffici (urbanistici e legali ndr) nell’interesse esclusivo della pubblica amministrazione. Tra l’altro c’era da affrontare anche il delicato tema della viabilità con la litoranea che si presentava in maniera diversa rispetto a quella che è in corso di realizzazione”. Il governatore sposta l’attenzione sulla questione della cassa integrazione: “Si era raggiunto un accordo a Roma per concordare la cassa integrazione ai lavoratori dell’ex Ideal Standard, una boccata d’ossigeno ma questa, ovviamente, era soltanto una soluzione temporanea. Con l’avvicinarsi della scadenza non si realizzava nulla. Il buio per cento famiglie. Fui sollecitato da parlamentare. Avevo un sindacalista, Giovanni Berrito, che mi chiamava tutte le mattine sollecitando un intervento. Un amico… un amico (lo ripete accompagnando l’esternazione con un ghigno). Contattai Pasquale Viespoli, all’epoca sottosegretario al ministero del lavoro. Ribadii che la situazione era grave e c’era il rischio di blocchi stradali e ferroviari”. De Luca ribadisce: “In questa vicenda ho l’interesse del nostro territorio, la nostra comunità in un periodo di tensioni e di crisi che si sta tuttora trascinando”. L’ex primo cittadino chiude il suo intervento (durato venticinque minuti) evidenziando che… “Dopo 18 anni si può arrivare, con totale serenità e fiducia, ad una conclusione di questa vicenda in cui il mio unico interesse era dare una mano a 200 persone e la realizzazione di un progetto turistico era l’unica soluzione plausibile”. L’udienza è stata aggiornata al 14 marzo con il processo che volge rapidamente verso la definizione. 

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