Il Rinascimento strumentale e il Madrigale

Scritto da , 22 ottobre 2017

Musica antica questa sera alle ore 20, nella chiesa di Santa Maria De Lama con il duo composto da Marie Stockmarr Becher e Gunnhild Tonder

Di OLGA CHIEFFI

Ritorna la musica antica a Salerno e vi torna con un duo danese, la violista Marie Stockmarr Becker e la clavicembalista Gunnhild Tonder, invitato dal violista Sergio Caggiano, presidente dell’Associazione Culturale Arechi. Il concerto, previsto per questa sera alle ore 20, nella chiesa di Santa Maria De Lama, è dedicato al Rinascimento strumentale e principierà con la Sonata Prima di Giovanni Paolo Cima. In questa pagina il compositore tratta gli strumenti come la voce umana, con figurazioni derivate dal madrigale; tuttavia si avverte che essi si staccano dalla tradizionale forma della canzone, riuscendo a dire qualcosa che la voce non può dire, accentuando un’inflessione, una pausa, una sfumatura, riuscendo a far affiorare la più intima vibrazione dell’animo. Si passerà, quindi ad un piccolo portrait del compositore spagnolo Diego Ortiz con due recercadas dal “Tratado de Glosas” che offre un incomparabile panorama della musica strumentale del suo tempo invenzione. Ascolteremo la recercada ottava basata sul tema della Follia base armonica affidata al clavicembalo, con una progressione accordale su cui la viola sviluppa elaborazioni melodiche di grande virtuosismo, e la Recercada Secunda sul tema “‘O felici occhi miei” di Jacques Arcadelt. Usando le parole di Ortiz “si deve prendere il madrigale o mottetto, o qualsiasi composizione che si voglia suonare, intavolandola al cembalo3 come si usa fare” e la viola diminuisce in modi diversi la composizione intavolata. Ortiz per questa composizione che ha scelto scrive una prima e una seconda Recercada in cui vengono diminuite rispettivamente la linea del basso e quella del canto, seguendo l’espressione e il carattere della composizione originale e del suo testo poetico. Ortiz avrà l’onere di chiudere anche la serata con la Recercada Secunda sobre el canto llano “La Spagna” secondo la Prima Pratica, dove la viola tesse una fantasia di passaggi variati e di tessitura estesa, secondo le regole del contrappunto nonché della bella proporzione che rendono il recercare vago e dilettevole. Due le improvvisazioni Canario e Ciaccona. Il canario è una danza caratteristica delle isole Canarie e si danzava alternando passi saltellati e martellati. Danze alla moda, che si sviluppò poi anche in America Latina dove si ibridò con la musica indigena. La ciaccona è un tipo di danza, di origine cinquecentesca spagnola composta in tempo ternario sopra un basso ostinato che segue una regola ferrea: si muove dalla tonica alla dominante, con moto ascendente o discendente, cromatico o diatonico, che darà vita alle improvvisazioni di clavicembalo e viola. “Ancor che col partir” è un madrigale a quattro voci con musica di Cipriano de Rore, uno dei più diffusi madrigali dell’intero XVI secolo, che costituiva la base per ulteriori variazioni adattamenti di molti altri compositori tra cui Antonio de Cabezon, del quale ascolteremo la sua versione. Si passerà, quindi al primo Ricercare di Giovanni Bassano, inventore del “bassanello”, un tipo di fagotto e delle “bissicrome” di un gusto e una tendenza che si manifesta in forme più o meno analoghe in ogni epoca: cioè della rielaborazione ornamentale e virtuosistica di composizioni altrui, che in quel periodo si attuava specialmente nella riduzione dello stile polifonico a monodico e fiorito. Ancora un’altra versione della bella pagina di Cipriano de Rore Ancor che col partire, riletta da Riccardo Rognoni per la viola bastarda prima di passare al Francesco Rognoni con le sue variazioni sul madrigale Vestiva i Colli di Giovanni Pierluigi da Palestrina, prima di passare al Michelangelo Rossi della Toccata settima. In questa paginaè facile scorgere l’influsso Frescobaldiano: diverse sezioni, ognuna delle quali esprime un diverso “affetto”, contrastante con le altre; rimarchevole è la sezione finale, caratterizzata da un grande cromatismo. Finale oltrematica con la versione di Johann Schop dell’aria più celebre di John Dowland, Lachrimae Pavane, una pagina intensa simbolo melanconico della speranza persa.

 

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